Whipart - Con Giovanni Imparato
21 Aprile, 2006 - 23:00
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WHIP.ZIP
Le compressioni dell’Arte
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Video Whipart - Linux Club - Edizione 26.11.2005
Una Serata multimediale internazionale dalle 20 fino a notte inoltrata

La serata, organizzata dal portale dell'arte Whipart, vedrà fondersi molteplici espressioni artistiche compresse in un unico spazio culturale, il Linux Club.
Suoni, immagini e colori si diffonderanno tra le pareti del Linux, dilatando virtualmente gli spazi e proiettandoci in una dimensione surreale.
Protagonisti di questo insolito sabato sera saranno artisti provenienti dall'Italia e dall'estero.
Il concerto musicale del noto percussionista napoletano Giovanni Imparato affiancato dalla sua band conferirà un'impronta afrocubana all'evento, creando un'atmosfera ideale alla Body Art di Vito Trapani, pittore siciliano dal forte espressionismo cromatico e dall'inclinazione dadaista, che dipingerà direttamente dal vivo le modelle Hedy e Giorgia.
Le affascinanti geometrie dell'arte frattale di Jeanette Rütsche - Sperya valorizzeranno le pareti del locale insieme a vivaci illustrazioni realizzate da Simona Tortolano.
Durante la serata, verranno proiettati, in un'apposita saletta interna e sui numerosi schermi della sala principale, i corti d'animazione 3D e stop-motion di Michele Chiappi, Christopher Desantis, OGM Animation Studios, Laurent Davené e Franck Demollière.
Decisiva sarà inoltre la partecipazione dei dj Bodo e Daze che ci accompagneranno fino a notte fonda.
Musica, arti visive, cinema daranno vita ad un connubio suggestivo dai risvolti straordinari.
Una notte d'Arte da non perdere.

Whipart presenta:
Concerto dal vivo, body painting, Esposizioni di pittura frattale e illustrazione, Cortometraggi d’animazione 3D e stop-motion, Buffet gratuito, Dj set
- Concerto: Giovanni Imparato e la sua band
- Body painting: Vito Trapani e le modelle Hedy e Giorgia
- Pittura frattale: Jeannette Rütsche – Sperya
- Illustrazione: Simona Tortolano
- Corti d’animazione 3D e stop-motion: Michele Chiappi, Christopher Desantis, Laurent Davené e Franck Demollière, OGM Animation Studios
- Dj set: Bodo e Daze: anni ’80, rock e revival
Whipart.it si sviluppa su server Linux.
Data la sua crescita esponenziale, soprattutto nel corso dell’ultimo anno, WHIPART ha dovuto cercare una più efficace organizzazione dei suoi contenuti e servizi. Si è pertanto pensato di riorganizzare il sito attraverso l'uso di PHP-Nuke, uno dei più famosi CMS (Content Management System). Il portale è stato parzialmente trasferito su un server Linux per sfruttare al meglio le potenzialità di PHP e del database MySql, che contiene attualmente TUTTI gli articoli pubblicati, i comunicati stampa, i profili degli utenti e le discussioni della nostra Community. Il sistema così sviluppato, che ha consentito varie personalizzazioni effettuate sul CMS per farlo rispondere al meglio alle nostre specifiche esigenze, permette una gestione di contenuti e servizi organizzandoli in archivi ai quali si può accedere tramite ricerche guidate per data, autore, etc., o tramite ricerche libere. Inoltre è possibile gestire l'accesso ai vari servizi creando diversi tipi di utenza che, con un'unica rapida e rigorosamente gratuita registrazione al sito, può accedere alla totalità dell'offerta Whipart.
E' anche per questa affinità di strumenti e di intenti che Whipart ha accolto con entusiasmo la collaborazione con il Linux Club !
Musica - Evento Roma - I ritmi cubani di Giovanni Imparato
Di Giusy Ferraina - 19.04.2006
Tratto da www.whipart.it
Sito ufficiale www.giovannimparato.com
Giovanni Imparato ha il ritmo di Cuba nel sangue. Napoletano, ha studiato a Cuba dove si è specializzato in ritmi e strumenti cubani, importando con successo questo sound in Italia. La sua è una passione innata che lo accompagna da sempre e la musica nella magia delle percussioni, capaci di creare ritmi ricchi di fantasie e calore, è la sua filosofia di vita. Nel suo percorso artistico non tralascia niente: salsa, jazz, funk, etnica tocca tutti i generi, crea commistioni, sperimenta, compone e ha collaborato in questi anni con grandi nomi della musica italiana e internazionale, alcuni tra questi, per soddisfare la curiosità dei nostri lettori: Cocciante, Mina, Mia Martini, Renato Zero, Gianni Moranti, Vanoni, Proietti, Lucio Dalla, Cristiano De André.
La sua passione per le percussioni e i ritmi tribali inizia da giovanissimo e lo accompagna in tuti questi anni lungo un percorso di ricerca che lo porta fino all’essenza vera della musica, alla contaminazione e alla genesi di suoni quasi primordiali che si mescolano con generi vecchi e nuovi. Ha studiato a Cuba dove si specializza in ritmi e strumenti afro cubani con grandi maestri come Justo Pelladito, Carlos Aldama Perez, Chino Angel Chang, Reinaldo Hernandez Guillermo Lopez Clemente, Nenè Alejandro Carvajal.
Ma le percussioni non solo il suo unico mezzo di espressione: Imparato è anche come cantante, percussionista, ballerino e performer. In sintesi Giovanni Imparato è un ciclone travolgente che si esprime a 360 gradi e si avrà occasione di vederlo, sentirlo e ballare ai ritmi della sua musica all’interno dell’evento romano del 22 aprile organizzato da Whipart, presso il Linux Club. E non finisce qui, perché Imparato fa della musica una sua filosofia di vita, se non addirittura una vera religione: dalle sue esperienze musicali viene fuori una vera e propria ricerca spirituale.
Ha, infatti, costruito lungo il suo percorso musicale un apprendimento esoterico inerente alla musica: simulazione dei rituali attraverso gli strumenti, la centralità, che è un invito a ricercare e focalizzare il centro della essenza artistica innata in ognuno di noi e l’evocazione di atmosfere ed energie positive attraverso i tamburi rituali. Insomma tutti aspetti diversi e originali della musica, che forse il popolo del Rock ignora, ma che affonda le sue radici in tempi lontani e alle origini del suono stesso e che Giovanni Imparato coltiva con passione e diffonde, ricercando sempre la forza e l’energia nascosta che è dentro l’uomo.
Per capire questo suo aspetto importante e molto interessante attendiamo una sua intervista dove avrà modo di spiegarci anche la sua musica e di raccontarci le sue esperienze musicali in giro per il mondo.
Intanto godiamoci la musica e lo spettacolo che Imparato è capace di offrirci.
Appuntamento Sabato 22 aprile al Linux Club, Roma.
Grafica digitale e web - Viaggio immaginifico attraverso la Speranza - Conversazione con Sperya
Tratto da www.whipart.it
Tutto parte da una ricerca sulla grafica che porta alla conoscenza di un limite conoscitivo e alla conseguente voglia del superamento dello stesso. Si apre così un mondo sulle infinite potenzialità espressive che può avere la grafica e, nel particolare, la realizzazione dei frattali.
Abbiamo conosciuto Jeannette Rütsche Sperya grazie all'intervista alla casa editrice D'Ars, realizzata dalla nostra redattrice Angelica Chondrogiannis. Incuriositi, abbiamo deciso di approfondire il lavoro di questa artista.
D: Il tuo lavoro è decisamente fuori dal comune: in genere non si sente parlare molto di frattali nel campo dell'arte. Puoi raccontarci come e quando hai iniziato?
R: Mi ha sempre interessato il linguaggio matematico, nel mio passato ho studiato per due anni Fisica, ma l'incontro con la geometria frazionaria è avvenuto casualmente. Nel 1999 stavo facendo delle ricerche sulla grafica e in questo percorso ho incontrato i frattali. Sono sempre curiosa di ciò che non conosco, così ho voluto approfondire l'argomento e mi sono addentrata nei sistemi complessi. La ricchezza, la flessibilità e la bellezza della geometria frazionaria mi ha letteralmente affascinato, dedicavo tutto il mio tempo libero al suo studio, direi che era diventata una piacevole "ossessione" in senso lato. Avevo tra le mani lo strumento che a lungo avevo cercato per dar "voce" alla mie immagini interiori e che mai avevano trovato adeguata espressione negli altri itinerari artistici che avevo percorso e percorrevo in silenzio.
D: E' difficile concretizzare in una semplice definizione i frattali, ma potremmo dire che sono una sinergia fra la creatività - di chi li realizza - e di razionalità - della matematica, o meglio della geometria frazionaria. Per realizzare i frattali esistono dei programmi appositi, che permettono - correggimi se sbaglio - di applicare alla realtà un nuovo punto di vista. E' corretto?
R: Per generare un frattale è necessaria una procedura che deve essere iterata all'infinito. La complessità dei calcoli ha rappresentato un ostacolo a progressi significativi in questo tipo di geometria fino all'avvento dei calcolatori negli anni '60. I programmi utilizzati possono essere paragonati a delle potenti "calcolatrici": consentono di fare rapidamente i calcoli richiesti e di visualizzarne graficamente il risultato. Personalmente non direi che si applica alla realtà un nuovo punto di vista, come accade, per esempio, nella manipolazione digitale delle immagini; direi piuttosto che si descrive la struttura più intima della realtà, la sua complessità come esito di molteplici interazioni fra molteplici elementi. Il processo è iterattivo e non ha un suo termine naturale. Più che di punti di vista, di prospettive, parlerei di ricerca e scoperta della realtà.
D: Cerchiamo di spiegare meglio ai nostri lettori come realizzi i tuoi frattali. Di base ovviamente c'è la voglia di ricercare una nuova modalità espressiva. E abbiamo detto che esistono dei programmi appositi. Ma occorre anche una buona conoscenza della matematica?
R: Dipende da cosa si vuole fare. Oggi ci sono molti programmi intuitivi, con formule e parametri già inseriti, dove è sufficiente "cliccare" sui comandi. Si ottengono degli sviluppi frattali che possono anche essere delle belle immagini fantasmagoriche e colorate. In questo procedimento casuale puoi non saper niente di matematica: accetti quello che il procedere a caso ti offre. Discorso diverso è se si vuole utilizzare la geometria frazionaria come vero e proprio strumento al servizio della propria creatività. In questo caso, per lo meno, si deve conoscere la struttura-cornice matematica in cui ci si muove per poter indirizzare le iterazioni verso la realizzazione del proprio progetto, fermo restando che operare con i frattali è sempre e comunque un percorso di ricerca e scoperta proprio per la complessità di cui parlavo prima. Nell'uso artistico, la geometria frazionaria è l'equivalente dei pennelli e dei colori: diversi gradi di conoscenza del disegno e della tecnica pittorica consentono la realizzazione di quadri molto diversi tra loro, sia per qualità che per espressione.
D: Questo arte tecnologica ti permette di usare un linguaggio decisamente innovativo . I frattali, da fruitrice, risultano come paesaggi fantastici che ricordano, ad esempio, quelli della natura, ma anche dei paesaggi interiori. In maniera preponderante sembra venir fuori dal tuo lavoro il movimento dell'acqua, che potrebbe essere paragonato al movimento dell'anima umana - l'acqua si muove in base alle scosse che riceve: se sono forti, deboli, in base alla direzione da cui provengono ecc.. e metaforicamente così anche l'animo umano…?
R: Eh sì, è proprio così! Tutto il mio lavoro ha un titolo sovraordinato Ricordi da un Mondo Lontano, dove il mondo lontano è la nostra interiorità, universo unico per definizione e costituzione, che ci identifica e che è visibile solo a noi stessi nella sua interezza. I miei quadri sono frammenti di questo Mondo Lontano, una perlustrazione della nostra unicità e del rapporto di tale unicità con il mondo esterno. E' un'iterazione continua, noi influiamo sul mondo, il mondo influisce su di noi. Siamo sistemi dinamici complessi.
D: C'è qualcosa che non ti ho chiesto di cui vorresti parlare?
R: La speranza. Il mio nome d'arte è Sperya da speranza. Non è uno pseudonimo, è affiancato a Jeannette. E' Sperya che recupera i frammenti dal Mondo Lontano: la speranza di poter essere migliori, per noi e per gli altri. Non dobbiamo mai perderla. Mai.
Biografia:
Jeannette Rütsche, nasce a Zurigo (Svizzera) nel 1961 da padre svizzero tedesco e madre toscana. Per ragioni professionali la famiglia si trasferisce a Salerno (Italia) nel 1966. La multiculturalità accompagna tutta la vita di Jeannette rendendola uno spirito indipendente ed eclettico. Negli anni del suo sviluppo, oltre che in Italia, viaggia in Svizzera, Austria, Inghilterra.
La curiosità e la tendenza riflessiva e introspettiva portano presto Jeannette ad avvertire la poliedricità della vita e il dualismo esistente tra il mondo immaginato e il mondo reale. A 14 anni affida a Sperya la tutela dei propri sogni attraverso la sperimentazione di varie forme espressive: pittura su cartone e legno, collage, scrittura. La scoperta della fotografia sembra mediare tra i due mondi.
Completati gli studi linguistici a Salerno, si trasferisce prima a Firenze e poi parte per tre anni lavorando a bordo delle navi da crociera: paesi del bacino Mediterraneo, Senegal, Sud America, Caraibi, Canada, Nord Atlantico.
Nei successivi 16 anni si impegna nella gestione e nella comunicazione aziendali in società italiane e multinazionali. Nuovi viaggi che la portano dagli Stati Uniti fino a Hong Kong oltre a spedizioni personali che le fanno incontrare la magia del Sahara.
Nel 1998 si trasferisce a Milano dove attualmente vive, lavora e studia.
Mentre Jeannette sperimenta il mondo concreto e cerca di fermarlo e interpretarlo nelle sue fotografie (apprezzate e utilizzate in modo informale in lavori documentaristici), Sperya parallelamente prosegue la ricerca del mezzo idoneo ad esprimere un mondo lontano e silenzioso di cui è custode. Forte delle competenze informatiche acquisite in crescendo a partire dal 1985 e dell'interesse per il linguaggio matematico che aveva portato Jeannette a seguire per due anni studi di Fisica, si appassiona nel 1999 alla geometria frazionaria e trova in essa lo strumento idoneo a dare espressione alle forme e allo spazio infinito della mente.
Dal 2002 Jeannette si dedica interamente all'attività artistica e allo studio della mente umana, conseguendo la Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca. E consente a Sperya di mostrare i lavori della sua immaginazione. Suoi quadri entrano a far parte di collezioni private in Italia e all'Estero.
Nota:
Il termine frattale fu coniato nel 1975 da B.B. Mandelbrot per indicare una vasta categoria di oggetti matematici di dimensione geometrica frazionaria--da cui "frattale" (dal latino frangere, spezzare) - che mostrano la proprietà di auto-simiglianza. Le prime curve frattali vengono studiate già a fine '800 da Koch e Peano, ma vengono considerate come pure stranezze matematiche. (Estratto da Boarino L., Durin G. (2003). Frattali. L'Enciclopedia di Repubblica, 8, 617-620)
Immagini:
1- Jeannette Rütsche Sperya, Frattale A0804 Il guardiano 80x60
2- Jeannette Rütsche Sperya, Frattale D0405 Il visitatore 50x60
Web-Site:
www.digitalsperya.it
Intervista all’illustratrice Simona Tortolano
Tratto da www.whipart.it
"La pittura e l’illustrazione prendono, nella mia attività, spunto da vecchie fotografie di famiglia. La ricerca personale si muove sui binari delle atmosfere passate che a loro volta rivivono e si rinnovano nelle mie interpretazioni. Gli originali vengono analizzati, scomposti, cancellati, e sviscerati fino ad arrivare ad una sintesi significante."
Nata a Cassino nel 1973, dopo la laurea in Economia Aziendale e varie esperienze lavorative, Simona Tortolano ha deciso di seguire la sua grande passione per il disegno, frequentando corsi di illustrazione e pittura sia all’estero che in Italia, dove si è formata alla Scuola Internazionale di Comics. Il processo formativo culmina, però, a Londra presso la Central Saint Martins school of Art & Design, all’interno della quale si è specializzata in illustrazione di moda. Dal 2004 è entrata a far parte dell'Associazione Illustratori italiani e l’anno seguente è arrivata finalista al concorso del calendario Associazione Illustratori 2005, esponendo presso la Galleria l'Affiche di Milano.L’anno scorso ha, inoltre, collaborato con il cinema per gli arredamenti pittorici e scenografici in "Manuale D'Amore" di G. Veronesi.
Quando hai acquisito consapevolezza della tua inclinazione artistica? A circa 26 anni. Dopo aver seguito un "normale" percorso di studi, la laurea in economia e diversi lavori, ho sentito chiaro e forte dentro di me l'impulso di disegnare. E’ stato come scoprire in un periodo di silenzio la verità su me stessa. Sono quasi completamente autodidatta, anche se ho cercato di completare ed arricchire la mia formazione con corsi in Italia e all'estero.
Oltre te, c’è qualcun altro in famiglia dotato della stessa creatività? Pur provenendo da una famiglia lontana dall'arte, anche mio fratello Antonio, come me, possiede un talento creativo abbastanza spiccato ma nel campo letterario e giornalistico.
Attualmente svolgi un’attività lavorativa che ha ben poco a che vedere con l’arte. Eppure hai portato avanti lo stesso la tua passione artistica. Puoi spiegarci le motivazioni? E’ stata una scelta combattuta? No, non é stata una scelta combattuta perché il lavoro che svolgo attualmente mi dà da vivere, cosa che non sono riuscita a fare solo con il mio talento. Ci ho provato con tutta me stessa e continuerò a provarci fino a che l'arte diventerà l'occupazione principale della mia vita.
Quali sono i modelli a cui attingi per le tue illustrazioni? La pittura e l’illustrazione prendono, nella mia attività, spunto da vecchie fotografie di famiglia. La ricerca personale si muove sui binari delle atmosfere passate che a loro volta rivivono e si rinnovano nelle mie interpretazioni. Gli originali vengono analizzati, scomposti, cancellati, e sviscerati fino ad arrivare ad una sintesi significante.
In linea di massima, adoperi sempre gli stessi elementi iconografici oppure si tratta ogni volta di una creazione ex novo? Le atmosfere preferite sono quelle tipiche degli anni Sessanta e Settanta, grazie a queste aspiro a ricostruire i legami familiari sfilacciati, suggerendomi un processo di riappropriazione della storia personale, in particolare la figura di mia madre costituisce quasi un tentativo di esorcizzare il dolore.
Come definiresti il tuo stile nel disegno? Ogni qual volta che analizzo una “fonte” vengo catapultata in un viaggio nel tempo dove le mie stesse emozioni mi guidano attraverso uno stile inevitabilmente impulsivo e fatto di gesto.
I colori che utilizzi possiedono un significato simbolico? Che valore conferisci alla componente coloristica? Direi il "non colore", visto che in quasi tutte le tele uso il bianco e nero di base o addirittura in alcune illustrazioni il risultato finale è prodotto dal passaggio dell'acqua sul pennarello nero. Il bianco e nero ha un fascino incredibile su di me e mi riporta indietro nel tempo. Il colore, quando c'è, è quasi un pattern.
Hai altri hobbies? Mi affascina tantissimo il montaggio video, sto studiando per questo e metterò presto alla prova le mie capacità.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Sono ferma più o meno da un anno perché sento di dover cambiare qualcosa ma sto ancora cercando di ascoltare me stessa per poi ripartire da qualcosa di nuovo. Ho in mente tante cose e le sto mettendo insieme.
Vedremo cosa c'è oltre.
L’illustratrice Simona Tortolano è stata, peraltro, ospite professionista alla mostra internazionale di fumetto, grafica e satira indetta dalla Regione Toscana e ACSIT .
Attualmente vive e lavora in Toscana.
Per ulteriori informazioni consultare il seguente sito: www.associazioneillustratori.it
La redazione di Whipart ringrazia Simona Tortolano per la gentile disponibilità.
Illustrazioni:
1. Senza titolo, 200x180cm, olio su tela
2. Face
3. Daddy
Fotografia - Evento Whipart Roma - L’arte di posare. Hedy, una modella, un sogno
Di Sabrina Falzone - 28.03.2006
Tratto da www.whipart.it
Semplicità, eleganza, espressività. Sono questi i segreti che si celano dietro il potere seduttivo di Hedy, modella per gioco e per professione. È italianissima, nonostante il nome insolito e originale che porta. Nei lineamenti e nell’espressione del viso si può scorgere una vaga somiglianza con Hedy Lamarr, l’attrice del primo Novecento che aveva associato bellezza e ingegno, divenendo famosa comparendo interamente nuda nel film “Estasi” (1933).
Capelli castani, corporatura esile e occhi marroni dai riflessi verdi, Hedy Nerito è una ragazza semplice, che si diverte a fare la modella, assumendo innumerevoli pose davanti l’obiettivo fotografico e interpretando con estrema vivacità i vari ruoli che le vengono affidati. Ha seguito molti corsi di portamento, di posa fotografica e casting video e nel corso della sua carriera artistica ha collaborato con moltissimi fotografi, fotoamatori, pittori e scultori.
Il 22 aprile 2006, presso il Linux Club di Roma, Hedy si esibirà per la prima volta nel body painting: il suo corpo diventerà una tela e sarà interamente dipinto dai colori fluorescenti dell’eclettico artista siciliano Vito Trapani.
Hedy è stata la modella di diversi fotografi professionisti e amatori per portfolio personale, mostre, concorsi e workshop: per le mostre artistiche di Sergio Tenderini a Varese e di Roger Conti a Senigallia; per workshop a Roma, Torino, Rimini ed Erba (Bergamo); per la ricerca artistica “Ten years shooting people” di Livio Moiana e per il portfolio G.B. Sambuelli. Ma l’esperienza più significativa a livello nazionale è stata sfilare per la presentazione Moda Capelli Autunno/Inverno 2005-2006 della Revlon. Tommaso Bazzi, Paolo Miserini, Mario Bellini, Franco Gardin, Paolo Lanzi, Marco Belli, Fulvio Tamponi, Alessandro Frusta sono solo alcuni dei fotografi per cui ha posato.
Emoziona e si emoziona scatto dopo scatto, giocando ora come una bimba ora come una donna consapevole della sua femminilità. Passione, entusiasmo e brio arricchiscono la sua frizzante personalità. Hedy ha una grande aspirazione: comparire sulle riviste di moda e diventare la testimonial di un grande marchio.
Attualmente vive a Gallarate, in provincia di Varese.
Per concludere, grazie all’idea e all’impegno del signor John Marini è appena nato “Hedy fans club” http://it.groups.yahoo.com/group/hedy
Per chi avesse voglia di scoprire Hedy è possibile visitare il suo sito personale: www.hedy.it
Immagini:
1. Fotografia di Claudio Ventura
2. Fotografia di Tiziano Travaini
Fotografia - Evento Whipart Roma - Giorgia Vicenti, la modella dai capelli corvini
Di Sabrina Falzone - 16.04.2006
Tratto da www.whipart.it
Bellezza, grazia e femminilità sono le caratteristiche principali di Giorgia Vicenti, modella romana dai lunghi capelli neri e dagli occhi marroni che sarà dipinta dal pittore Vito Trapani durante la serata “Whip.Zip. Le compressioni dell’arte” presso il Linux Club, dove si è già esibita nel 2004 in uno spettacolo diretto e musicato da Riccardo Bergamini, portato in scena nei locali più noti di Roma.
Alta 1,70 m, la modella ventiquattrenne ha frequentato, nel corso della sua carriera professionale, diversi corsi di recitazione, dizione ed espressione corporea presso varie accademie e teatri della capitale, partecipando successivamente ad un importante seminario tenuto da Mamadou Dioume (Peter Brook). Da qualche anno, Giorgia si sta dedicando alla danza orientale e a servizi fotografici per cataloghi e mostre, lavorando con Carlo Carli, Giuseppe Merlina, G.B. Sambuelli, Diego Mazzarese, Francesco Burrascano, Kosmas Kosmides e Michele Stuppiello. Rientrano, inoltre, tra le esperienze più significative sia la sua collaborazione per un cortometraggio di Andrea Di Luzio, sia per un filmato di videoarte, scritto e diretto da Luca Curci e Fabiana Roscioli.
Nonostante la sua avvenenza e la predisposizione naturale alla professione di modella, Giorgia ritiene importante non solo la cura del corpo, ma anche la sua cultura. Non a caso, oltre a conoscere bene due lingue straniere, il francese e l’inglese, è una studentessa universitaria in Storia e tecniche della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Tor Vergata..
Nell’ampio ventaglio di scelte apparse sul tuo orizzonte, cosa ti ha spinto ad intraprendere la professione di modella?
La bellezza di esprimersi e avere la possibilità di creare un’immagine.
Quali sensazioni provi dietro l’obiettivo fotografico? E quali desideri trasmettere?
La sensazione di poter far convivere tutti gli spazi del mio corpo in un unico punto focale. Desidero trasmettere semplicità, sensualità e passione.
Puoi raccontarci quali sono state le esperienze più gratificanti nel corso della tua carriera artistica?
Quando ho visto le mie foto esposte a una mostra; è stato molto gratificante sia a livello professionale che personale.
Quali pregi e difetti ti riconosci?
Ogni giorno scopro un difetto sotto la luce di nuovi pregi...e viceversa!!!
Che definizione daresti al concetto di bellezza? Cos’è per te la bellezza?
Non sarebbe più “bellezza” se la si riuscisse a definire…ecco per me la bellezza è tutto quello che non si racchiude in un concetto ma che si esprime in orizzonti di forme e pensieri.
Pensi sia indispensabile per una modella fare un calendario di nudo?
E’ utile per l’immagine e per la carriera, ma non è certamente indispensabile sotto il profilo artistico.
Vuoi rivelarci i tuoi progetti per il futuro?
Come modella, continuare ad evolvermi sempre più. E magari una pubblicità!
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
....farmi fotografare da Araki!!!Ma ci sto lavorando.....
La sue misure? 86-60-88, non credo serva aggiungere altro…
Arte contemporanea - Intervista al pittore Vito Trapani
Di Sabrina Falzone - 07.01.2006
Tratto da www.whipart.it
Una mattina di dicembre, per le strade di Marsala, abbiamo incontrato casualmente Vito Trapani, pittore di grande fama in Sicilia. Con l’occasione, spostandoci in piazza del Popolo, lo abbiamo intervistato all’interno dell’Etoile, sua recente creazione dai suggestivi richiami spaziali.
Nel momento creativo segui un progetto ben definito o, semplicemente, improvvisi?
Non esiste una fase progettuale, si tratta di un’esecuzione libera e spontanea. L’improvvisazione lascia ampio spazio alla libertà creativa, non senza superare innumerevoli difficoltà. Dal momento che ho sempre più di un’idea valida, devo necessariamente fare una scelta. Non sempre è una scelta facile.
Qual è il filo conduttore che accomuna il Sokkè all’Etoile, entrambi tuoi capolavori?
Punto fondamentale della mia opera è l’impiego di materiale riciclato, ma ogni creazione ha una vita a sé stante. La mia ricerca è continua scoperta.
Nel tuo linguaggio artistico ci sono moduli espressivi ricorrenti? Quali adotti frequentemente?
Sì, nella mia pittura materica utilizzo spesso forme ellittiche e semisfere accostandole ad un linguaggio “spaziale”.
La tua creazione si limita alla pittura o frequenti anche altri generi artistici?
Attualmente mi sto dedicando anche alla fotografia digitale, ma si tratta di una sperimentazione momentanea, tornerò presto alla manualità. Preferisco toccare, plasmare.
Che cos’è veramente il Sokkè e cosa significa?
Ciò che un osservatore vuole interpretare! Sokkè sono le domande espresse da persone-campione, scelte a loro insaputa per studiarne le reazioni e l’effetto di questa provocazione visiva, emotiva e inconscia. Il risultato ottenuto è che il cliente si dimentica di essere entrato nel Sokkè per fare shopping!
Come nasce l’idea del Sokkè?
L’idea nasce per la stessa motivazione con cui sono nate le correnti artistiche contemporanee: per contestazioni, provocazioni, nuovi ideali, ecc. Infatti, non a caso abbiamo fortemente deciso che i materiali dovevano essere di riciclo, di reitero, di sfido e nello stesso tempo di recupero, ma le difficoltà sono state enormi per la ricerca vera e propria del “prodotto”, per contestualizzarlo, collocarlo o collegarlo in modo armonico con il contesto visivo-percettivo del Sokkè! Preferisco utilizzare un oggetto “trovato”, anziché un “prodotto comprato”.
Per curiosità, il crocifisso che hai inserito nel Sokkè ha un valore dissacratorio in un contesto simile?
No, spirituale!
Come mai hai impiegato ben sette mesi per realizzare il Sokkè?
Sarebbero bastati trenta giorni, ma ho voluto concentrare la mia attenzione sulla cura del particolare. Dal momento che ho voluto allontanarmi dal consueto arredamento commerciale, nessuna cosa può essere trascurata!
A chi si rivolge veramente la tua arte?
Scoppia in una sonora risata.
Il target non esiste! - Ride divertito.
Come reagisce la realtà marsalese?
Il mio temperamento confluisce in uno spirito d’innovazione, nel tentativo mai vano di “svegliare” una realtà marsalese ancora “dormiente” al fermento artistico.
Le sue risposte non possono che rammentarci il Manifesto del Dadaismo di Tristan Tzara: “L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E' felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza.”
Ringrazio Vito Trapani per la sua cortese disponibilità.
Fotografie:
1. Etoile, Autoritratto
2. Etoile, Stanza psichedelica
3. Etoile, Stanza psichedelica, sedia riflettente il soffitto
4. Sokkè, Crocifisso
5. Etoile, Particolare del bancone
Arte contemporanea - L’esplosione del colore. La Body Art di Vito Trapani, un focolaio di emozioni
Di Sabrina Falzone - 11.04.2006
Tratto da www.whipart.it
Infuocate colate laviche dai colori esuberanti scorrono con irruenza dal vulcanico universo mentale di Vito Trapani. E’ un’eruzione di luci che investe, rapisce e fa perdere i sensi per proiettarci bruscamente sulla piattaforma dell’arte, ad assistere, vittime di questo tripudio lirico.
Il suo fermento artistico non si placa dal 1978, anno in cui ha intrapreso un affascinante percorso artistico, formandosi prima presso il Liceo Artistico, poi all’Accademia di Belle Arti a Palermo.
Ribelle e capriccioso, Vito Trapani è stato per lungo tempo allievo di Luigi Addezio, amico e collega del grande Maestro Manzù, esponendo i suoi capolavori non soltanto in Sicilia, ma anche a Bari, Udine, Positano, Pompei e in Giappone (a Tokyo) con echi positivi persino in Olanda.
Pittore, scultore, grafico, disegnatore, scenografo, curatore di mostre, professore, orafo e falegname, Vito Trapani ama definirsi un operaio dell’arte, se non addirittura un servo di essa. Murales, vetrate artistiche, installazioni, gioielli, gazebi orientali, arredamenti creativi, pannelli pubblicitari e decorativi sono solo un assaggio della miriade di attività che ha sperimentato l’eclettico artista marsalese. Come se non bastasse nell’89 ha prestato servizio presso l’Ente Mostra Nazionale di Pittura per la Mostra di Sironi e i Figurini ritrovati a Marsala e l’anno seguente è divenuto direttore artistico dell’Accademia Nazionale dei Mille. Il Maestro Luigi Addezio ripeteva spesso: “chi ha a che fare con l’arte è un’artista” e Vito Trapani -ora lo sappiamo- è un artista a 360 gradi! Irrequieto e mai pago, ha poi realizzato numerose illustrazioni per la nota casa editrice “La Medusa”, senza mai tralasciare la sua passione smodata per la creazione di apparati scenografici: in particolare, lo ricordiamo positivamente come assistente alle scenografie di Jannis Metzinkof nell’88 per lo spettacolo “Che irrompa la luce” di Irene Papas e come scenografo per Miss Italia 2001.
Al di là delle innumerevoli esperienze creative e dei successi professionali raggiunti, Vito Trapani si fa portavoce di una corrente artistica filoambientale, promuovendo una comunicazione multimediale estremamente innovativa e fondando una nuova maniera di “fare arte” a bassissimi costi, a sostegno della grande “crociata” per la salvaguardia dell’ambiente. Trapani rivela: “con materiali umili riesco a fare arte”. Il processo catartico di nobilitazione dell’oggetto inutile (meglio noto come “arte del riciclaggio”) denota una sensibilità fuori del comune per tutto ciò che lo circonda, ideologicamente orientata ad un profondo rispetto per la natura. Ma gli aspetti innovativi nel suo temperamento artistico non si limitano qui. La ribellione espressiva del colore è il suo punto forza. Ne costituisce una testimonianza la celebre tela metrica recante il titolo “La Tonnara di Bonagia nell’interessante immaginario creativo di Vito Trapani” , all’interno della quale tinte irruente e simboliche si snodano per ben 20 metri di lunghezza.
In tale prospettiva, non poteva, del resto, mancare all’appello la Body Art, una performance che non ha nulla a che vedere con quella praticata negli anni Sessanta da Vito Acconci, Gina Pane o Ben Vautier con le loro manifestazioni al limite dell’autodistruzione. Nella Body Art di Trapani, infatti, non esiste alcun elemento devastante né violento, se non la forza espressiva del colore, un colore che esplode, che acceca, che ride di gioia. In questo senso, Vito Trapani si pone su un sentiero innovativo, diretto verso un orizzonte decisamente ottimistico.
Peraltro, trasformare il corpo in una tela significa comunicare e creare un linguaggio universale comprensibile ad una comunità multietnica e multiculturale, un idioma capace di esprimersi in modo immediato e folgorante. Il corpo non è altro che la sintesi estrema tra fisicità e intelletto, una fusione che per secoli risultò impensata, ma oggi ben affermata grazie alla funzione mediatrice della pittura. Non a caso “ciò che sempre parla in silenzio è il corpo”.
La Body Art di Vito Trapani sembra connotarsi come un processo puramente critico, motivato da un sentimento di nostalgia estetizzante del rapporto dell’uomo con il reale. Ciò implica un rifiuto della realtà a favore della sfera emozionale. In tale performance artistica l’essere umano viene liberato dalle catene della morale e spogliato delle artificiali vesti borghesi che reprimono l’istintualità umana. Attraverso la pittura sul corpo nudo Vito Trapani abbatte le ipocrite convenzioni di decenza, innestandosi sul piano della verità sociale. Il pubblico non potrà non rimanerne coinvolto emotivamente.
Con l’intento di carpire ulteriori informazioni, abbiamo intervistato l’artista all’interno del suo atelier. Premetto che non è stato possibile effettuare un’intervista “regolare” a Vito Trapani, caratterialmente schivo, impetuoso e insofferente alle restrizioni formali, al punto da stravolgere la mia scaletta di domande (preparata prima del colloquio, come vuole la prassi).
Quando e dove hai iniziato a praticare la Body Art? Dal ’97 ho dato l’avvio a vari spettacoli di Body Art prima solo in discoteche e pubs della Sicilia, poi anche in provincia di Salerno, finché, a partire dal 2002, mi sono cimentato nel body painting televisivo a cura della trasmissione “Domenica del Villaggio” condotta da Davide Mengacci e Mara Carfagna, per il Giffoni Film Festival (per il quale ho curato pure la scenografia) e per il Festival di Musica mediterranea “Suoni in sintonia” a Marsala. L’anno scorso sono stato ripetutamente ospite di Canale 2, una tv privata, dove ho praticato body painting su Vito Casano, uno dei ‘Mufloni’ di Simona Ventura nella trasmissione “Quelli che il calcio”, nonché indossatore di Roberto Cavalli, Prada e Dolce&Gabbana.
Nella tua attività artistica la musica ha una rilevanza tale da spingerti a praticare spettacoli di “pittura musicale”. Ci puoi spiegare di cosa si tratta? E quali sono i tuoi gusti musicali? Dall’86 effettuo delle performances di pittura e musica che consistono nella traduzione simultanea dal suono al segno, una sorta di trasfusione dal sonoro al visivo, dove il colore viaggia sensorialmente dall’occhio all’orecchio e viceversa. Sono un estimatore della musica afrocubana, new age, tribale. Queste qualità musicali orbitano, traslano e si trasferiscono in una miscellanea di colori fosforescenti per l’intensità di luci ultraviolette proiettate.
Cosa ti ha spinto a dedicarti alla Body Art? L’ispirazione è nata in un locale alternativo di Mazara del Vallo, dotato di luci wood e colori fluorescenti, in quel caso specifico utilizzati per illuminare il più possibile i gradini con lo scopo di evitare che qualcuno inciampasse. Mosso dalla curiosità, ho chiesto subito al proprietario informazioni sui colori, che erano appoggiati là vicino. Così ho infilato due dita all’interno dei vasetti ed ho “sporcato” con un po’ di colore prima il dorso della mia mano, poi quella di un’amica. Da lì è venuta l’idea di un uso sociale del colore come elemento decorativo e il gestore del locale mi ha incoraggiato ad organizzare una serata.
Che sensazione provi dipingendo il corpo femminile? Provo una forte emozione nel dipingere una modella, nel guardarla negli occhi, nel vederla muoversi mentre preparo i colori e poi fermarsi quando la sfioro con il pennello. Inoltre dipingo assumendo pose insolite affinché il pubblico possa vedere. Durante lo spettacolo devo tenere sotto controllo molte cose: il pubblico, la modella, le naturali incurvature del corpo, che non ha sempre una superficie liscia. Oltre al Body Panting tradizionale, esiste anche la Body Art “Tattile”, che consiste nel dipingere il corpo direttamente con le mani, senza il pennello. Il target adeguato per questo tipo di spettacolo è una convention di critici giusti. Dopo l’emozione, infatti, arriva il momento intellettuale.
Abbiamo finora parlato delle tue emozioni. Invece, quali sensazioni vuoi trasmettere agli altri? Desidero che le persone -grazie anche alla musica- si trasferiscano in una dimensione “altra” almeno per un’ora (che poi è quello che voglio trasmettere anche con altre performances artistiche), dimenticando per un attimo la realtà, incluso l’artista, forse anche a discapito mio. Anzi sicuramente a discapito mio! La musica deve accompagnare il viaggio in un mondo emotivo diverso. Con il buio questo effetto è assicurato. Una volta spenti i riflettori sulla quotidianità, a quel punto io offro un’alternativa temporanea.
Secondo te perché la Body Art continua a riscuotere un gran successo nella società odierna? La Body Art continua a riscuotere un elevato interesse socioculturale e artistico per l’immediatezza estetica, dovuta alla ricchezza di colori.
Il tuo umore incide in qualche modo sul tuo operato? La Body Art è un divertimento. Quando sono arrabbiato non dipingo, perché non voglio trasmettere alcun effetto negativo, ma solo energia positiva.
Sei un artista estremamente poliedrico, eppure mi chiedo se esista una performance artistica in cui ti trovi più a tuo agio? L’artista siciliano deve imparare tutto per sopravvivere. In Sicilia non esiste una specializzazione come altrove. Noi siciliani dobbiamo saper fare un po’ tutto. Sono figlio dell’eclettismo, a sua volta figlio delle difficoltà economiche, politiche, etc. Il vero Eclettismo esiste solo in Sicilia.
Quali sono le caratteristiche del tuo universo cromatico? La luce mediterranea che mi circonda m’induce ad utilizzare colori fluorescenti e accesi, ma non sono un Fauve. Preferisco la nitidezza del colore alle sfumature tonali; a lungo andare mi accorgo di usare colori sempre più forti e contrasti cromatici via via sempre più netti.
Da dove trai ispirazione? Il mare è la mia sorgente d’ispirazione per il suo moto perpetuo. Il mare mi trasmette energia positiva.
Qual è il tuo committente ideale? Il committente giusto è quello che mi lascia libertà totale. Tutto nasce man mano senza alcun progetto.
Quali sono i tuoi più recenti capolavori? Recentemente ho curato l’arredamento creativo ed artistico per l’Agenzia generale della S.I.A.E. e per la sala giochi Alto Fragile di Marsala.
Il critico d’arte Francesco Carbone ha scritto: “le opere di Vito Trapani sono dotate di ampio respiro visivo, di luci e di riverberi luminosi scaturiti da uno stupefacente linguaggio del colore, dalla capacità creativa di questo singolare artista, dalle sue intelligenti sollecitazioni a fare della pittura una continua occasione di ricerca, sia estetica che culturale, attribuendo, cioè, sia all’una che all’altra, il ruolo di scandagliamento del sapere e della conoscenza, dentro la storia della vita e dell’arte.”
La direzione artistica di Whipart ringrazia Vito Trapani per la sua disponibilità a partecipare all’Evento “Whip.zip. Le compressioni dell’arte” in data 22 aprile 2006 presso il Linux Club di Roma, dove dipingerà le modelle Hedy Nerito e Giorgia Vicenti.
(Fotografie di Vito Trapani con Vito Casano e Cecilia Pitino)
Musica - Evento Roma - Intervista al dj Bodo, Roberto Baldetti.
Di Angelica Chondrogiannis - 12.04.2006
Tratto da www.whipart.it
I djs Bodo e Daze allieteranno la Serata multimediale Whipart del 22 Aprile al Linux Club, subito dopo la performance del body painter Vito Trapani e il concerto di Giovanni Imparato. E riservano una grossa sorpresa... La parola a Roberto Baldetti.
Sei un professionista molto “particolare”: di giorno assessore, di notte dj. Cosa ci dici di questa scelta, come è iniziata? E cos’è per te la musica: una passione, un lavoro, uno svago...?
Bodo: La scelta di fare politica è nata molto presto, nel senso che tutta la mia famiglia ha sempre fatto politica attiva, anche se mai nelle istituzioni, e quindi è stato un percorso molto naturale... Per quanto riguarda la musica, beh, che dire… organizzo feste e metto la musica dal liceo e per me è soprattutto un divertimento puro…
Tu e Daze avete fatto già diverse serate al Linux Club di Roma: è amicizia o vicinanza “ideologica”? Vi trovate d’accordo con temi come il copyleft, la musica libera, etc.?
Ovviamente c’è una sintonia con le battaglie che il Linux Club porta avanti e credo che questo ormai si sia tramutato in un’amicizia sincera. Devo dire che al Linux Club si respira un’aria diversa da tutto il resto dei “locali” di Roma. Ci si sente subito parte dell’Associazione e credo che questo sia percepito anche dalla città per la quale è diventato uno dei pochi spazi veramente “liberi”.
Per quanto riguarda l’evento Whipart al quale siamo davvero lieti di avervi, cosa pensi del tentativo di accostare e far dialogare diverse espressioni artistiche? E vorresti darci qualche consiglio? Lo accettiamo volentieri!
Prima di tutto vi ringrazio per l’invito alla vostra serata. Il dialogo fra le diverse espressioni artistiche è un tentativo nobile e credo che se ci sarà (come credo) la volontà da parte di tutti i partecipanti sarà una grandissima serata…
Che tipo di musica ci farete ballare? E perché la vostra scelta va verso questo genere?
La nostra scelta non ricade su un genere solo, anche se ci definiscono Dj di happy music… Ma in realtà ci piace far divertire le persone che ballano con noi e partecipano alle nostre serate quindi dipende dall’età e dai gusti della “pista”…
A secondo dei periodi, in musica, ma anche in altri campi, tornano di moda gli Anni Novanta, Ottanta, Settanta, e via a scendere o a risalire. Cosa ne pensi di queste rivalutazioni momentanee fatte soprattutto da televisione e radio: è solo moda, o ci sono altre ragioni? C’è un periodo che senti più vicino in quanto a gusti personali, e perché?
Credo che siano mode momentanee che si fondano soprattutto sulla pochezza della musica attuale... Devo dire che fanno eccezione gli anni ‘70 che ormai fanno parte della storia... Dovrei dire che preferisco anni ‘80, ma per diverse ragioni, soprattutto politiche ed economiche, quegli anni siano stati una vera iattura...
Musica e politica: c’è un filo conduttore secondo te? E quale?
C’è il filo conduttore della partecipazione... Nel senso che entrambe hanno ragione di essere se coinvolgono tante individualità e le esaltano. Sennò musica e politica non hanno senso.
Si ringrazia Roberto Baldetti per la disponibilità e la cortesia. Appuntamento il 22 Aprile al Linux Club di Roma, per la Serata multimediale Whip.zip – Le compressioni dell’Arte.
Angolo Corti - Evento Roma - Atomic Monsters e Kumita, di Davené e Demollière
Di Angelica Chondrogiannis - 14.04.2006
Tratto da www.whipart.it
I cortometraggi Atomic Monsters e Kumita – l’apprentie Sorcière sono le deliziose opere realizzate in 3D da due autori francesi, Laurent Davené e Franck Demollière, che verranno proiettate durante la Serata Whipart del 22 Aprile 2006, al Linux Club di Roma.
Atomic Monsters (Mostri atomici) è la divertente vicenda di Dynamite Dog, una sorta di cane-Terminator alquanto scalcinato che cerca di annientare un grasso, irriverente e simpatico insetto alieno, Puke. Nella sua foga omicida, però, si imbatte in un enorme Iguanosaurus, nonché nella sua evidente sfortuna...
KumitaKumita – l’apprentie Sorcière (Kumita – l’apprendista strega) è una giovane streghetta alle prime armi che, incontrato un apparentemente innocuo coniglietto, decide di punire la sua sfacciataggine trasformandolo in qualcos’altro. Ma la sua piccola magia ha una grossa conseguenza...
Come potrete notare voi stessi dalle immagini riportate nell’articolo, il design e le animazioni dei due cortometraggi sono splendidi, la cura dei dettagli è massima e i personaggi sono estremamente caratterizzati, sia da un punto di vista visivo che comportamentale. I due registi in questione non hanno davvero nulla da invidiare in quanto a bravura, e anche tecnica, alle maggiori società di animazione internazionali. Non per niente i corti sono stati presentati in diversi festival e hanno ottenuto dei meritati premi. Inutile aggiungere che, benché brevi, queste opere risultano davvero divertenti e ben riuscite.
Davené, Laurent e Demollière, Franck, Atomic Monsters, 2004, 1,50 min., Alligatoon.
Atomic MonstersCredits Atomic Monsters: Concept/Storyboard and design: Franck Demollière; Score and sound design: Barthelemy Defosser; Character voices: Puke and Dynamite Dog – Jean Paul Neblon, Iguanosaurus – Jacques Obadia; CGI and Animation by Alligatoon.
Davené, Laurent e Demollière, Franck, Kumita – l’apprentie Sorcière, 2005, 1,15 min., Alligatoon.
Credits Kumita: Directed, Art directed and CGI: Franck & Laurent @ Alligatoon; Storyboard and Character Design: Franck Demollière; Sound Design and Mix: Solange Bermond; Additional Sound Design and Music: Barthelemy Defossez @ recisio.com; Character voices: Kumita – Marine Demollière, Lapinoo – Lucas Demollière, Bigshnoof – Jacques Obadia.
Si ringraziano Laurent Davené e Franck Demollière per averci dato il permesso di proiettare i loro cortometraggi durante la Serata Whipart del 22 Aprile 2006, al Linux Club di Roma.
Per maggiori informazioni sugli Autori e sulla realizzazione dei cortometraggi, rimandiamo al sito Internet www.alligatoon.com.
Angolo Corti - Evento Roma – Albert, Al & Bart e la relatività speciale, OGM Animation Studios
Di Angelica Chondrogiannis - 13.04.2006
Tratto da www.whipart.it
Il cortometraggio in 3D Albert, Al & Bart e la relatività speciale, realizzato da OGM Animation Studios, è un bellissimo esempio di come l’animazione si possa ben prestare anche per scopi educational, ovvero, nel nostro caso, spiegare la teoria della relatività. A questo punto risulterà chiaro a chi si riferisca il personaggio Albert del titolo.
Albert, Al & Bart e la relatività speciale, prodotto dal REVR (Reverse Engineering and Virtual Reality Laboratory) dell’Università della Calabria e realizzato da un giovanissimo (Settembre 2005) studio d’animazione di Cosenza, è innanzitutto un grande incoraggiamento per tutti i registi italiani che abbiano deciso di cimentarsi con un campo ancora poco sviluppato in territorio nazionale come, appunto, l’animazione 3D. Questo cortometraggio, infatti, oltre a spiegare coraggiosamente un tema di non facile comprensione, è sicuramente caratterizzato da un buon livello tecnico in tutti gli ambiti della realizzazione, dalla modellazione al texturing, dall’illuminazione all’animazione, come si può vedere dai fotogrammi presenti nell’articolo.
OGM Animation Studios è formato da: Elena La Regina, laureata in Belle Arti ed in Scienze della Comunicazione, esperta in grafica e comunicazione visiva, si occupa della direzione artistica; Peppe Larìa, Albertlaureato in DAMS Multimediale, esperto di modellazione 3D e di fotografia, realizza i personaggi e le scenografie; Giovanni Posella, laureato in DAMS Multimediale, esperto in animazione e compositing, si occupa delle animazioni e sovrintende la post-produzione e gli effetti speciali; Francesco La Regina, laureato in Ingegneria informatica, cura la sezione web ed amministrativa.
OGM Animation Studios, Albert, Al & Bart e la relatività speciale, 2005, 5 min., Università della Calabria.
Un fotogramma del cortoCredits: Regia, Sceneggiatura, Soggetto: OGM animation studios; Storyboard, Texturing: Elena La Regina; Modellazione, Illuminazione: Peppe Larìa; Animazione, Compositing: Giovanni Posella; Colonna sonora, Musiche: Eugenio Guido; Produzione: Reverse Engineering and Virtual Reality Laboratory, Università della Calabria; Produttore esecutivo: Francesco La Regina.
Si ringrazia OGM Animation Studios per averci dato il permesso di proiettare il cortometraggio durante la Serata Whipart del 22 Aprile 2006, al Linux Club di Roma.
Per maggiori informazioni sugli Autori e sulla realizzazione del cortometraggio, rimandiamo al sito Internet www.ogm3d.com/albert.
Angolo Corti - Evento Roma – Fowl Play, di Christopher Desantis
Di Angelica Chondrogiannis - 19.04.2006
Tratto da www.whipart.it
Christopher DesantisIl cortometraggio in 3D Fowl Play di Christopher Desantis verrà proiettato durante l’Evento Whipart Whip.zip – Le compressioni dell’Arte, al Linux Club di Roma. Narra di un’estremamente competitiva partita a calcio tra pennuti, sulle note di Song 2 dei Blur...
Oche e pinguini si fronteggiano, rincorrendo un pallone che è quasi più grande di loro, con una grinta che è propria dei grandi campioni. Il campo sembra sconfinato, come nella migliore tradizione dei cartoni animati che vedevamo da piccoli, completamente bianco, quasi a voler aumentare il senso del grottesco che circonda la partita. Gli avversari si guardano negli occhi, si studiano, e poi partono alla rincorsa. Finché il pallone non scivola via, e cade nelle “zampe” di rivali ben più temibili... Song 2 non fa che aggiungere ritmo e umorismo a una piccola opera già di per sé concitata e divertente.
Fowl PlayMolto ironico il gioco di sguardi tra i contendenti, apparentemente goffi ma estremamente agguerriti! Belle le animazioni e i personaggi, che a momenti si mettono perfino a suonare una chitarra elettrica ad aumentare il livello di adrenalina della partita.
Credits: Written and directed by Christopher Desantis; Animation and lighting by Christopher Desantis; Modeling, surfacing and rigging by Kristopher Johnson; Song 2 performed by Blur; Spitfire Filmworks.
Desantis, Christopher, Fowl Play, 2003, 2,75 min., Spitfire Filmworks.
Si ringrazia Christopher Desantis per averci dato il permesso di proiettare il suo cortometraggio durante la Serata Whipart del 22 Aprile 2006, al Linux Club di Roma.
Angolo Corti - Evento Roma - Cortometraggi - Freeling, di Michele Chiappi
Tratto da www.whipart.it
Di Angelica Chondrogiannis - 08.04.2006
Michele Chiappi nasce a Roma nel luglio del 1979. Laureando presso la Facoltà di Biotecnologie genomiche dell’Università La Sapienza di Roma, da sempre mostra una grande passione per il cinema e per le arti figurative. Dopo aver partecipato come tecnico per gli effetti speciali e scenografo alla realizzazione di due cortometraggi e aver vinto il primo premio di un concorso bandito dall’Università La Sapienza di Roma, decide di scrivere e realizzare Freeling. Il cortometraggio suscita l’interesse di una piccola casa di produzione indipendente romana, la Bersek. Michele Chiappi realizza Freeling all’età di 22 anni, con la tecnica stop-motion: due mesi di preparazione solo per scenografie e modelli, inventati con svariati materiali a basso costo, tre mesi di intensa e continuativa lavorazione per la registrazione e il montaggio. Nel 2003 vince il premio come Miglior Sceneggiatura della prima edizione del Minerva Film Festival a Roma.
FreelingFreeling è la storia di uno spaventapasseri che si ritrova nel suo campo di mais accorgendosi di essere vivo come la natura che lo circonda. Iniziano così una piccola ribellione verso la sua precedente “funzione” e la fuga verso la libertà, assaporata per la prima volta e percepita per questo come ancora più preziosa. Ma gli uccelli mangiano il raccolto, e lo spaventapasseri si sente responsabile e decide di costruire “qualcuno” che possa sostituirlo. L’aria però è ancora frizzante, e chissà che anche il sostituto non decida di svegliarsi...
Freeling, unione dei termini inglesi “freedom” (= libertà) e “feeling” (= sentimento, sensazione), è una bella favola poetica di sapore vagamente burtoniano e, per quanto costruita con mezzi “di fortuna” (tavole di legno, pasta di sale, foglie di bambù, colori, aerografo e plastilina), riesce a veicolare la forte carica emotiva delle piccole storie fantastiche, con una delicatezza fuori dal comune. Chiappi dimostra come l’attenzione al contenuto e alla sua espressione valga molto più di una forma perfetta.
FreelingChiappi, Michele, Freeling, 2002, 9 min., Produzione Rizzagrio.
Credits: Regia e soggetto: Michele Chiappi; Musiche: Andrea Montepaone; Modelli e animazioni: Michele Chiappi; Montaggio: Giancarlo Palermo; Scenografie: Michele Chiappi; Aiuto scenografia: Silvia Chiappi; Fotografia: Michele Chiappi; Produzione: Rizzagrio; Montaggio e titoli presso la Bersek Film.
Si ringrazia Michele Chiappi per averci permesso di proiettare il suo cortometraggio durante la Serata Whipart del 22 Aprile 2006, al Linux Club di Roma.
Musica - Evento Roma - Nicola Arigliano sponsorizza Whip.Zip. Le compressioni dell’arte
Di Sabrina Falzone - 15.04.2006
Tratto da www.whipart.it
Nicola Arigliano, l’unico vero “Italian Crooner” che l’Italia possa vantare, sponsorizza le iniziative giovanili dell’associazione culturale Whipart, offrendo il suo appoggio e dando fiducia a chi ha tanta passione ma pochi mezzi. E’ così che l’evento “Whip.Zip. Le compressioni dell’Arte” riceve il supporto di un illustre personaggio dello Swing Internazionale.
Continua a raccogliere strepitosi successi la storica voce, distinta e sicura, di un grande Artista che paradossalmente detesta chi “canta troppo”, preferendo, al contrario, un “canto-dialogo”, indice della sua originale volontà di porsi in rapporto diretto con il pubblico.
Nicola Arigliano, consapevole della sua eterna giovinezza, inaugura così un’intensa stagione concertistica in Italia e all’estero, accompagnato da un nuovo e versatile quintetto, adeguato al suo elevato livello musicale. La band si compone di quattro musicisti professionisti inclini allo swing, genere che il grande Maestro predilige più di ogni altro. Se Umberto Trinca con la sua fisarmonica riesce ad avvolgere il pubblico in atmosfere accoglienti, la chitarra di Frank Antonucci ci proietta nel suggestivo mondo del jazz. Molto dotati anche gli altri due componenti del gruppo: il carismatico Angelo Rosi al contrabbasso e l’energico Bob Casciotti alla batteria.
Dotato di uno spiccato senso dell’umorismo, sul palcoscenico Nicola Arigliano non si esibisce mai in un semplice concerto, ma realizza ogni volta un vero e proprio “spettacolo” musicale, provocando sempre uno scoppio di ilarità nel pubblico. Tutto ciò è frutto della pura improvvisazione!
Il calore armonico e melodico del quintetto, degno di affiancare un artista del calibro di Nicola Arigliano, è emerso ancora una volta al Noto Jazz Festival, al quale ha partecipato recentemente. Tra i brani più amati dal pubblico Buonasera Signorina, Colpevole, I sing amore, Maramao perche’ sei morto e moltissimi altri che scandiscono una dolcezza ritmica e una finezza di suoni inedite. A testimonianza di ciò, platee stracolme e teatri al limite della capienza.
Saranno l’aglio e il peperoncino i segreti della sua eterna giovinezza? Sicuramente una sana alimentazione e un’attività fisica costante sono gli ingredienti di tanta vitalità!
Un sentito ringraziamento a Nicola Arigliano per il suo prezioso sostegno.
Per ulteriori info consultare www.artistiassociati.it/arigliano.html




























