Il futuro è libero

Aggiotaggio intervista i REIN

Le nuove forme di Diritto d'Autore

Intervista ai REIN


Suonare e viaggiare (forse suonare è viaggiare, ma non vorrei fare il Marzullo della situazione). Un'attitudine nomade ha portato i Rein in giro per numerose lande, colpendo di tanto in tanto durante festival ed eventi, per poi ripartire fagotto in spalla. Sarà per questo che sono in grado di solleticare la fantasia e trascinarla via con loro. Il viaggio è la meta. Il folk, la musica d'autore, il ritmo e la birra messina sono i mezzi e i compagni di viaggio. Bracchiamoli al volo per qualche domanda

Tratto da AGGIOTAGGIO - bimestrale di autoproduzioni indipendenti - n.03 Aprile/Maggio 2007 - di Lorenzo Centini

É un caso che un gruppo di giovani visionari comincino proprio da Roma (piccola Babele che ospita gente da ogni dove) per esplorare il mondo?

Roma è Roma. Spesso ti ritrovi a parlarne spiegando alle persone da dove vieni. Ci giri intorno, ne analizzi i pregi e i difetti, i problemi e le speranze. Ma poi, alla fine, si conclude sempre con questa frase: “Roma è Roma” e non si aggiunge più altro, perché in un certo senso si include tutto. Roma è stata la capitale del multiculturalismo ed è stata il simbolo dell'Impero per antonomasia a cui tutti si sono rifatti nei secoli. Oggi è un complicato crogiolo di tante genti che sta cercando una sua forma di equilibrio, probabilmente trovandolo grazie al fatto (per dirla alla Mastrandrea in “gente di Roma”), che “Roma nun ghettizza”.

Alla nostra città dobbiamo molto, sia in positivo che in negativo. Lo dobbiamo in positivo perché, essendo essa stessa un punto di riferimento, ci ha permesso di conoscere tante realtà esterne che erano venute nella grande metropoli, senza dovercele andare a scovare in giro per il mondo; lo dobbiamo in negativo perché alcuni aspetti legati all'indifferenza e al menefreghismo di certa sua gente ci ha lasciato, dai tempi del liceo, quella rabbia e quella determinazione che ci hanno dato la forza per andare avanti.

Insomma: le idee migliori nascono dalla constatazione dell'esistenza delle contraddizioni, e a Roma ce ne sono parecchie...

I vostri riferimenti musicali non sono meno vari di quelli geografici: da De Gregori agli Oasis, da Bregovic a Stefano Rosso. Sto delirando troppo?

No, no! Anzi, ti sei contenuto. La lista sarebbe ancora più lunga. La globalizzazione e l'era digitale ti mettono in contatto diretto e continuo con migliaia di impulsi diversi, provenienti da ogni angolo del pianeta. Gli stimoli sono talmente tanti che spesso non hai neanche il tempo di soffermartici.

Tuttavia, come abbiamo recentemente scritto nella nostra biografia, “qualcosa resta” e noi questo qualcosa, preso qua e là nel villaggio globale, cerchiamo di razionalizzarlo e di metterlo nei dischi. Non esiste la coerenza nella musica e nella cultura. Porre delle regole, siano esse scelte di mercato o di direzione artistica, significa imbrigliare la creatività e porre delle barriere che non hanno più ragione di essere. Ben venga Babele, ben venga il meticciamento e la fusione, ben venga la patchanka alla Mano Negra. Proprio Manu Chao mi sembra il personaggio più moderno del momento: non subisce la globalizzazione ma la cavalca con maestria, facendone uno strumento di creazione di cultura e non di sua distruzione.

Sorprende la vostra coerenza: musica di strada e autoproduzione. Ma quant'è difficile rifiutare l'industria musicale imperante?

E' difficile perché sei sempre alla ricerca di soldi (anzi... "non è che vi avanza un ducento euri da prestacce?"). No, davvero: è difficile ma ti dà immense soddisfazioni. Ti resta l'entusiasmo di condurre una battaglia tutta tua che spesso la gente comprende, fatto che non fa che aumentare la tua convinzione. La storia è facilmente riassumibile: noi diciamo che la cultura deve essere libera e riproducibile e deve costare poco, così da essere accessibile a tutti. Per compiere questa operazione abbiamo necessariamente dovuto rinunciare alla ricerca di un'etichetta. Solo tagliando gli intermediari della trafila “studio di registrazione – etichetta / produzione / edizione – distribuzione” è possibile giungere a quello che riteniamo essere il risultato: vendere il cd originale, con libretto, bollino SIAE e tutti gli annessi e i connessi, a soli 5 Euro.

Grazie a questo aspetto i nostri dischi sono stati acquistati da diverse migliaia di persone e hanno viaggiato molto, seppur privi della distribuzione ai grandi negozi e della promozione che ti può offrire una casa discografica. In ultimo credo che rinunciare al sistema classico dell'industria musicale sia diventato non solo opportuno, ma necessario. Il mercato discografico è in crisi nera ed è solo un bene abbandonarlo. Paga il prezzo di un mancato ammodernamento, che tiene i cd a prezzi inverosimili, e dello scarso coraggio dimostrato verso le nuove proposte. E' diventato un semplice mercato dove non si investe più e ci si arrocca su vecchie posizioni. Ma quante persone (e peggio ancora quanti ragazzi precari) spendono 15 o 20 euro per un cd quando se lo possono scaricare da internet? E dove sta lo sbaglio? Gli Italiani sono diventati pirati e banditi oppure, più semplicemente, i vecchi sistemi retaggio dell'era del vinile, non sono più competitivi e si stanno lentamente autodistruggendo?

É anche per questo motivo che avete scelto di pubblicare i vostri dischi attraverso le licenze Creative Commons?

Si, per essere coerenti con quello che andavamo sostenendo. Il diritto d'autore classico è una vera schiavitù, che non permette veramente all'autore di disporre della sua opera. Io non voglio che qualcuno venga multato o finisca in galera (con la legge Urbani del 2004 si può anche questo) solo perché masterizza un mio cd. La SIAE mi impedisce di apportare modifiche al diritto d'autore, il mio diritto, della mia opera, e io vado in Creative Commons.

Masterizzate! Divulgate! Copiate! La cultura non va blindata o privatizzata: deve crescere sugli alberi e sgorgare dalle fontane; deve entrare in ogni casa: in quelle dei ricchi che hanno la collezione di cd originali e in quelle, molto affollate, degli studenti fuori sede che hanno a mala pena i soldi per pagare le estorsioni (opsss... gli "affitti"). Altrimenti nascono dei cittadini (ve li ricordate i "cittadini" o anche voi ormai vi sentite solo "utenti"?) di serie A, che possono avere accesso al sapere, e dei cittadini di serie B che sono condannati all'ignoranza e alla conseguente esclusione. Ecco, nel loro piccolo, i rein questo non lo vogliono; per questo abbiamo abbracciato un sistema di licenze che permette la libera circolazione delle nostre opere.

Dobbiamo sentitamente ringraziare il Linux Club (www.linuxclub.it) e Mr. Tupone che ivi dimora per averci aperto gli occhi su questo mondo che, chissà come mai, non trova il giusto spazio che meriterebbe. Il sapere è di tutti, del popolo: liberatelo!

Fate parte del Fronte Popolare per la Musica Libera, potete parlarcene?

Il FPML è un progetto che proprio in questo periodo compie tre anni di vita. Stringendo il più possibile posso dire che si tratta di una sorta di laboratorio collettivo dove vengono sperimentate iniziative legate proprio alle tematiche del basso costo, della libera circolazione della cultura e dell'alternativa all'ingerenza del fattore "mercato" nel processo di sviluppo della cultura. Con il FPML abbiamo aperto una radiolibera, stampato due dischi, fatto decine di concerti e promosso in ogni modo e in giro per roma e per l'Italia la conoscenza su quelle tematiche di cui abbiamo già parlato, credo, riferendoci ai rein.

L'altra caratteristica che è, se vogliamo, il vero motore dell'organizzazione è lo spirito cooperativista e solidaristico che anima il lavoro nel FPML. Gli artisti e le persone che gestiscono le sorti del progetto si sono unite proprio dicendosi di voler superare non tanto la rivalità, quanto l'indifferenza nei confronti delle altre realtà. Dandosi tutti una mano possono succedere cose incredibili! Per informazioni: www.fpml.it

I sei pezzi di "Est!" sono del 2005. Cosa bolle di nuovo in pentola?

In pentolone, direi. Permetterci di imperversare senza un palloso produttore alle costole è stato un grave errore della comunità. In questo modo siamo liberi di concepire e -- ahivoi -- portare a termine cose ai confini della realtà. In questo periodo, ad esempio, stiamo mettendo le basi per il prossimo lavoro, che sarà con molta probabilità un doppio cd di inediti da pubblicare seguendo gli stessi principi di cui abbiamo parlato prima.

Tra qualche settimana faremo uscire un singolo radiofonico di due brani, che anticiperà questo nuovo (very) long playing. Si chiamerà "grandtour" e ancora una volta sbatterà sul tema del viaggio, ma stavolta non ci saranno locomotive e steppe orientali, ma vecchi vesponi e statali del Sud. Stiamo anche realizzando un video su questo pezzo. Insomma: so' affari vostri!

L'iniziativa più immediata, tuttavia, sarà la ristampa di "est!", di cui abbiamo finito le copie. Per questo passaggio dobbiamo ringraziare ancora un volta il Linux Club e la neonata Free Hardware Foundation, di cui siamo stati fondatori.

Gianluca Bernardo (REIN)