Parte il festival del copyleft
Parte il festival del copyleft
Ad Arezzo dal 14 al 16 settembre si terrà il primo festival italiano sul copyleft, organizzato dall'associazione culturale "Inprospettiva". Tre giorni di incontri per tentare di individuare le nuove strade su cui si muove il diritto d'autore
di Emanuele Martorelli, da aprileonline.info del 14 settembre 2007
Negli anni Ottanta l'americano Richard Stallman pensò fosse giunto il tempo di cambiare lo status quo nel modo di regolamentare le opere dell'ingegno, dando vita al Free Software Movement. L'idea di Stallman entusiasmò e convinse un numero crescente di persone, i sistemi operativi cosiddetti open source presero piede velocemente e circa un decennio dopo un giurista americano, Lawrence Lessing, elaborò partendo dai principi enunciati da Stalmann, quelle oggi conosciute come licenze creative commons, vera pietra angolare dell'evoluzione e della trasmissione della filosofia del copyleft ed ormai diffusissime in tutto il pianeta nella regolamentazione delle più disparate opere dell'ingegno, in sostituzione del "vecchio" e per molti aspetti inadeguato copyright". Con queste parole viene ufficialmente presentato il primo festival italiano sul Copyleft che si terrà ad Arezzo il 14, 15 e 16 settembre 2007. Il festival, organizzato dall'associazione "Inprospettiva", è un importante passo per portare all'attenzione del pubblico e dei media l'annosa questione del diritto d'autore, regolato da un sistema vigente (il copyright) che non è più in grado di gestire un cambiamento così radicale come quello di Internet.
La nascita delle licenze Creative Commons
Il progetto di Stallman si realizza inizialmente con la GNU PUBLIC LICENSE (GPL), che mira a tutelare lo sviluppo di un software libero, cioè dei programmi al cui cambiamento possa partecipare chiunque ritenga di poter apportare modifiche funzionali e migliorie, a patto che venga comunque riconosciuta la paternità dell'opera al creatore e che ogni successiva modificata sia registrata in modo da sviluppare una sorta di albero genealogico relativo ai punti di modifica dell'opera stessa. Questo punto è così espresso nel testo delle GPL: "Se l'utente distribuisce copie del software, deve rendere disponibile il codice sorgente a ogni acquirente, incluse tutte le modifiche eventualmente effettuate (questa caratteristica è detta copyleft). Al contrario, se qualcuno distribuisce un software (in particolare, versioni modificate) senza rendere disponibile il codice sorgente o violando in altro modo la licenza, può essere denunciato dall'autore originale secondo le stesse leggi sul copyright. Altra condizione necessaria è che chi ridistribuisce un software modificato lo faccia sempre sotto licenza copyleft, così da creare un blocco unico di opere sottoposte alla stessa identica tutela". Un esempio di questo nuovo modo di concepire le risorse informatiche è Wikipedia, l'enciclopedia libera in rete alla quale realizzazione possono contribuire tutti gli utenti. In sostanza, il tentativo del copyleft esteso a tutte le altre opere d'ingegno è così riassumibile: se film, programmi, musica e libri vengono scaricati liberamente dagli utenti senza permessi e per uso personale non c'è sanzione. Laddove subentri un qualsiasi fine commerciale, il copyleft blinda comunque la tutela dell'opera. Questo primo importante passo ha impedito che le aziende finissero per appropriarsi di programmi sviluppati dagli utenti in rete all'interno dell'open source.
Alcuni esempi
I libri del collettivo Wu Ming (autori del romanzo "Q"), vengono ad esempio pubblicati con la seguente dicitura: "E' consentita la riproduzione, parziale o totale, dell'opera e la sua diffusione per via telematica a uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale". Ciò vale a dire che è possibile fotocopiare un libro pubblicato in copyleft, è possibile scaricare direttamente il libro per uso strettamente personale. Non è possibile utilizzare parti di esso per fini commerciali senza corrispondere la quota di diritti d'autore all'ideatore dell'opera, così come non sarebbe possibile utilizzare una canzone all'interno di una pubblicità in maniera gratuita. Come dire, la funzione del copyleft in alcuni casi è fondamentalmente promozionale: la circolazione gratuita ha in questo caso anche i suoi vantaggi. A ben vedere è una soluzione non utopistica, come qualcuno sostiene, ne tanto meno una soluzione che non fa i conti con la realtà. Semmai è oramai chi sostiene ciecamente il concetto di copyright a non prendere atto della necessità di aggiornarsi di fronte ad un cambiamento non prossimo a venire, ma già ampiamente avvenuto circa la circolazione delle opere. Questo fa decadere anche una concezione sostanzialmente errata nella distinzione tra copyleft e copyright: il copyleft non è infatti da considerarsi l'altro capo del diritto d'autore, perché lo tutela in tutti quei casi in cui si stia commercializzando l'opera. Non a caso la dicitura è "some rights reserved", alcuni diritti riservati, in alternativa al più noto "all right reserved", tutti i diritti riservati, del copyright, dicitura oramai infranta da ogni persona che si sieda davanti ad una postazione internet. Questo nuovo modo di intendere la tutela del diritto d'autore non esclude, come pensa qualcuno, alcuni dei diritti che venivano garantiti dal copyright, come indicato in un altro importante passo del testo: "Le licenze copyleft, per avere qualche tipo di efficacia, hanno bisogno di usare in modo creativo le regole e le leggi che disciplinano le proprietà intellettuali, per esempio quando si tratta della legge sul copyright (che è il caso principale) tutte le persone che in qualche modo hanno contribuito al lavoro protetto dal copyleft devono divenire co-detentori del copyright di quel lavoro ed allo stesso tempo rinunciare ad alcuni dei diritti garantiti dal copyright, per esempio rinunciare al diritto di essere l'unico distributore delle copie di tale lavoro". A parte il discorso prettamente legale quindi, le molteplici restrizioni imposte dal copyright finiscono per impedire un accesso più diretto alle opere dell'ingegno umano.
E' impensabile oramai pensare di continuare nell'impasse in cui verte il copyright di fronte a programmi di condivisione dei file come Emule o simili. Di fatto poi, molte opere sottoposte al diritto d'autore vengono date oggi in pasto ad internet senza nessuna regolamentazione. Per quanto riguarda la musica, ad esempio, molti musicisti scelgono di veicolare il loro lavoro su vetrine come myspace, youtube o simili. Questi siti, però, nella maggior parte dei casi e aldilà di una possibile visibilità, non garantiscono nessun tipo di riconoscimento economico. All'interno del festival (che verrà tenuto all'Anfiteatro Romano di Arezzo) si alterneranno scrittori, musicisti, attori, giuristi e tecnici informatici impegnati nella diffusione ed applicazione delle licenze creative commons o che sotto tali licenze hanno scelto di proporre al pubblico le proprie opere. Tre giorni di dibattiti, incontri, letture e musica per tentare di fare luce sui nuovi modi di concepire la possibilità, per gli autori, di continuare a vivere delle proprie opere.
Per informazioni sul programma del Festival www.inprospettiva.it
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Arezzo, dibattiti e spettacoli per il "Copyleft Festival"
Nel fine settimana 4 giorni di appuntamenti sulla cultura libera
Tutte opere liberamente riproducibili, gratuite e modificabili
da repubblica.it del 15 settembre 2007
Tre giorni di presentazioni di libri, dibattiti e spettacoli per diffondere la filosofia del copyleft. In questo fine settimana è Arezzo la capitale della cultura libera, quella in cui le opere sono liberamente condivisibili, riproducibili e modificabili. Fino a domenica il capoluogo toscano ospiterà il primo "Copyleft Festival", che richiamerà moltissimi appassionati.
L'idea di rendere più flessibili le leggi sul copyright risale agli anni '80. In poco tempo è nato un movimento che grazie ad internet è cresciuto in tutto il mondo: le opere create da chi segue questo modo innovativo di diffondere la cultura sono protette da licenze che consentono a chiunque di copiarle, rielaborarle e rimetterle sul mercato, a patto di farlo senza fini di lucro e lasciando la stessa libertà agli altri utilizzatori. I vantaggi principali sono la gratuità e la più rapida circolazione della conoscenza, che a volte garantisce anche visibilità e successo agli autori.
E' il caso di molti degli ospiti del Festival di Arezzo, dove si riuniranno alcuni dei nomi più noti del copyleft italiano. Ci saranno ad esempio gli scrittori bolognesi Wu Ming, che hanno distribuito gratuitamente centinaia di migliaia di copie dei loro libri e che, allo stesso tempo, sono riusciti a venderne in libreria circa 350mila.
La sede della manifestazione, organizzata dall'associazione culturale "InProspettiva", è l'anfiteatro romano di Arezzo. A fare da cornice ai tanti eventi in programma ci sono aree dedicate a Linux e a Wikipedia e stand di associazioni e radio che operano con licenze creative commons. Non manca lo spazio per case editrici che sono attive nel settore e per proiezioni di video e filmati distribuiti in copyleft.



























