Sempre più Linux nella PA
Sempre più Linux nella PA
Ubuntu in Parlamento, Debian nelle scuole di Bolzano, numerose associazioni e la "benedizione" dell'ultima Finanziaria: il software open source è ormai una splendente realtà
di Carolina Figini da www.pubblicaamministrazione.net del 7 febbraio 2008
La Pubblica Amministrazione sostiene costi notevoli adottando software proprietario: da quello di dipendere da aziende private straniere per settori chiave quali Sanità e Giustizia, a quello di obbligare i cittadini all'uso di specifiche piattaforme, passando per i costi di mantenere sicurezza e affidabilità adeguate. Fra i vantaggi delle soluzioni open source, quelli più consistenti sono il risparmio di costi di licenza, la possibilità di suddividere le spese di sviluppo su migliaia di enti utilizzatori, i formati di dati aperti per un vero interscambio, la gestione remota dei backup e l'opportunità di avere una formazione continua condivisa.
Per questi motivi, come attesta la stessa Finanziaria 2007, l'attenzione si sposta sempre più sul software libero. Esistono Commissioni di lavoro ufficiali, per esempio al Ministero per le riforme e l'innovazione della PA, e un centro di competenza del CNIPA che si occupano di open source; si moltiplicano i casi di successo di migrazione; si ha una crescita di piccole imprese software locali.
In questo articolo ci concentreremo soprattutto su Ubuntu, un sistema operativo basato su GNU/Linux che sta incontrando particolare successo in molte Pubbliche Amministrazioni mondiali e che potrebbe essere interessante anche per quella italiana.
Ubuntu in Parlamento
Ubuntu è una parola africana che significa "umanità agli altri" oppure "io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti", e chi lo distribuisce mira a diffondere questa filosofia. Non v'è costo di licenza, ma solo costi legati a servizi professionali e supporto tecnico.
Un primo successo di questa innovazione appartiene al mondo del volontariato e consiste nella messa a disposizione di macchine e formazione agli insegnanti della comunità AfricaSì. La mancanza di costi di lock-in e la possibilità concreta di stimolare comunità di sviluppatori, contrastando al contempo la pirateria, è infatti l'ideale per superare il digital divide strutturale.
Tuttavia assistiamo anche a una "colonizzazione fruttuosa" delle Pubbliche Amministrazioni, attratte specialmente dall'investimento che gli sviluppatori di Ubuntu stanno facendo sugli aspetti di utilizzo quotidiano del loro sistema operativo, oltre che da edizioni regolari, gratuità, rapidità e semplicità dell'installazione, utilizzabilità immediata e supporto garantito da una fitta rete di volontari.
Lo scoglio della diffidenza, ancora molto sentito all'inizio del 2006, è insomma in via di superamento, come attesta anche il fatto che il leader delle soluzioni per le pagine Ambiente degli Enti locali è un gruppo di piccole imprese attive nell'Open Source, Injenia.
Ubuntu, in particolare, sembra il sistema operativo preferito dai Parlamenti europei, e dal 10 luglio 2007 anche da quello italiano. Sono migrati i server e su base volontaria le singole postazioni. Sono state effettuate prove su sito Web della Camera dei Deputati, condivisione documenti, produttività d'ufficio con Open Office, posta elettronica, agenzie e rassegne stampa, audio e video delle sedute e sicurezza. Quindi si è sottoposto a verifica il supporto tecnico disponibile ed è stato scelto il fornitore (Dell e Novell) e si è così realizzata la proposta avanzata un anno fa da Pietro Folena ai Questori della Camera.
Queste notizie hanno avuto poco spazio sui nostri giornali, eccettuata La Repubblica che vi ha dedicato poco più di un trafiletto. Meglio hanno fatto gli internauti, soprattutto su Ubuntu-it, e il giornale inglese The Inquirer che ha anche intervistato il parlamentare. C'è un piano di migrazione per i prossimi due anni, che coinvolge 3500 macchine, il cui costo licenze unitario è di 900 euro. Quindi ogni anno, fino alla migrazione completa, spenderemo ancora circa 3 milioni di euro. C'è poi un disegno complessivo più ampio che vorrebbe incentivare all'uso di Linux anche le Pubbliche Amministrazioni Locali.
L'idea principale, a parte il concetto di indipendenza tecnologica ed economica, comunque è tecnica ed è una ragione di sicurezza dei dati della nostra democrazia. Nell'articolo britannico si sottolinea l'automatismo del passaggio, salvo che per i server e i desktop dei parlamentari e delle segreterie, per i quali è pensata la volontarietà. Non sono mancate polemiche per il fatto che Novell ha contratti importanti con Microsoft, tuttavia si tratta anche di un'azienda che utilizza i kernel di Ubuntu.
Debian nelle scuole di Bolzano
Il primo Ente locale ad avere aderito alla migrazione è la Provincia di Bolzano che ha inaugurato il progetto FUSS (Free Upgrade Southtyrol Schools). La distribuzione di riferimento qui è Debian, declinata in cinque diverse release, ognuna delle quali contrassegnata da un nome proprio femminile spagnolo, e tutte le scuole della Provincia hanno abbandonato il software proprietario in favore di sistemi Linux. Il primo obiettivo è di rendere l'informatica uno strumento didattico trasversale, gettando le basi per la promozione di una cultura digitale basata sulla condivisione dei saperi presso insegnanti, allievi e famiglie.
Inoltre si mira al riuso. Per questo motivo si è ritenuto di disporre di sistemi che sia possibile manutenere adeguatamente nel tempo. Infine, è valso il criterio della modularità, per esempio in ragione dei diversi ordini e gradi dell'istruzione. Il modello è quindi quello del volontariato come nel caso di Ubuntu, e si ha la possibilità tecnica di una policy e di un controllo di qualità capillare, attivo anche nel campo della sicurezza. Il progetto di migrazione si sostanzia in sei macro fasi:
* 1. analisi, realizzata attraverso un questionario sull'hardware a disposizione nelle scuole e mirante a ottenere le informazioni necessarie per una corretta personalizzazione delle soluzioni;
* 2. realizzazione del software vero e proprio, tenendo conto delle caratteristiche delle varie discipline e della semplicità d'uso e d'installazione;
* 3. dislocamento di 2460 postazioni informatiche e di 81 server censiti durante la prima fase;
* 4. verifica, messa a regime e formazione del team: una fase lungo la quale gli istituti scolastici sono stati accompagnati anche da un corso di formazione per insegnanti della durata di 590 ore;
* 5. formazione dei docenti, focalizzata sulle soluzioni desktop e su openoffice.org oltre che sul training di figure di referenti per il progetto;
* 6. sviluppo e ricerca, un impegno quotidiano curato dal team di supporto tecnico e avente per obiettivo quello di favorire il processo di apprendimento interattivo degli allievi attraverso un uso mirato dei tool informatici.


























