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Arci e Creative Commons

Le nuove forme di Diritto d'Autore

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La UE allunga i diritti sulle registrazioni musicali da 50 anni a 95 anni. Per tutelare gli esecutori o per sostenere le solite major in crisi?

Comunicato Stampa ARCI - Via dei Monti di Pietralata, 16 - www.arci.it

La UE decide di allungare lo sfruttamento dei diritti d’autore legati alle registrazioni musicali degli interpreti ed esecutori, portando questo periodo dai 50 anni di oggi ai 95 anni. Un provvedimento davvero pericoloso per il mondo delle produzioni culturali.

La scusa: così aiutiamo i vecchi musicisti a percepire pensioni (?) dignitose. O meglio, a percepire i proventi del diritto d’autore per le loro esecuzioni per un numero di anni molto superiore alla loro vita lavorativa e, presumibilmente, alla loro vita vissuta.

Sempre che i diritti su queste opere siano ancora totalmente di loro proprietà, e non accada, come spesso avviene, che quei diritti siano stati ceduti a terzi (case di produzione discografiche, intermediari, ecc.). In questo caso, a dire il vero molto diffuso, accadrà che saranno le aziende discografiche a beneficiare di questa norma.

In effetti proprio da quest’anno stanno scadendo molti diritti legati alle registrazioni effettuate 50 anni fa, appunto. Tantissima musica registrata tornerebbe ad essere di proprietà dell’umanità dopo aver sostenuto, si spera in maniera adeguata (ma questo dipende da contratti e remunerazioni che i musicisti esecutori hanno strappato a filarmoniche e discografici), la vita di tanti esecutori.

In realtà sembra proprio che la questione riguardi in massima parte i diritti di riproduzione di proprietà delle case discografiche. Portando anche in Europa (negli USA è già così) da 50 anni a 95 anni la durata di remunerazione di tali diritti le major potrebbero continuare a fare i soldi su migliaia di esecuzioni di musica classica, jazz, popolare senza che gli esecutori ne beneficino in alcun modo.

Investimenti zero, introiti eccellenti! Un’idea geniale!

E si ripropone la questione nodale: fino a quando considereremo le opere dell’ingegno (brevetti, opere artistiche di ogni natura) proprietà del suo inventore (o di chi ne ha acquisito i diritti!) e quando l’umanità ne riprenderà possesso per liberare nuova creatività, innovazione, accessibilità al minimo costo?

Sancito il diritto dell’autore e dell’esecutore ad essere (davvero) remunerato per le sue opere, questa remunerazione deve essere equa di fronte alla necessità vitale del mondo della conoscenza e della creatività di accedere all’opera al minimo costo, di poterla trasformare e utilizzare per la nascita di nuove e tutelate nuove opere.

Sarebbe altresì opportuno sostenere e sviluppare le licenze legate al libero utilizzo delle opere che tantissimi autori e musicisti stanno sperimentando e promuovendo.

L’Arci sostiene una equa tutela del diritto d’autore e la diffusione delle licenze Creative Commons, strumenti moderni, efficaci, flessibili, per promuovere creatività e innovazione nell’era di internet e della rivoluzione digitale.

Chiediamo ad istituzioni culturali, al parlamento, al mondo delle produzioni culturali di vigilare attentamente su questi temi promuovendo attenti studi di settore per non scambiare il sacrosanto diritto degli artisti di vivere del loro lavoro con gli interessi di poche e onnivore aziende che hanno costruito le loro fortune sullo sfruttamento degli artisti stessi.