Il futuro è libero

L'Arte non è una merce

Contributi e riflessioni

L'Arte non è una merce

Abbattere il muro dell'oppressione culturale

Tratto da email di Franco Fosca (www.fpml.it) - 12.10.2008

Finalmente ero un uomo libero, un artista, non più un impiegato di merda! Remo Remotti

L'artista è l'unico vero rivoluzionario del nostro tempo.

Chi ama la musica e, quindi, chi ama la vita vera, e gira regolarmente nei locali dove si fa musica live, si rende conto che, nei luoghi dove si suona davvero, si ascoltano quasi esclusivamente generi che in televisione non hanno mai accesso. Ci dev'essere un perchè, se la sera, nei pub, nei centri sociali e in tutti i luoghi più o meno underground, dove il fiore dei fermenti culturali sboccia e si riproduce, si odono risuonare le note del progressive, del jazz, del rock, del blues, della taranta, della tamurriata, del combat folk, della musica etnica planetaria, del cantautorato (italiano, ispanico, anglo-americano), del punk, del reggae, del rap, del crossover, del bass&drum, del grunge, del trash.

Ma poi, se si fuoriesce dalla vita vera e ci si trasferisce nella vita finta – illusoria e illusionistica – della televisione, tutto questo ben di dio sparisce nel nulla. Cosa passa in TV? Passa lo straziatimpani dell'isola dei famosi, passa la rassegna mielosa tipo festivalbar, passa la furba bonazza di turno, passa il gruppetto di lattanti costruito a tavolino, passa l'anziano melomane degli anni Sessanta (miracolosamente sopravvissuto allo tzunami culturale dei Settanta), passa la nenia ripetitiva degli spot pubblicitari, passa il bel canzonettaro meneghino capitolino partenopeo, passano i giovani narcisi ugolanti di chiarissima fama (che tra 5 anni non se li ricorderà nemmeno loro madre), passano i polli da allevamento del finto rock, del finto blues, del finto jazz, del finto folk, del finto punk, del finto rap, del finto reggae ecc. (e le pur lodevoli eccezioni, che ci sono, non fanno regola). Passa Pupo, ecco cosa passa.

Qual è la differenza tra queste due sfere incomunicanti? E' facile: sul piano della vita vera, si pratica l'arte, nel senso creativo genuino disinteressato del termine; sul piano illusorio del media televisivo si produce solo della merce. Nel primo caso, l'opera d'arte è fatta da artisti veri, in carne e ossa; nel secondo caso, la merce pseudo-artistica è prodotta dagli automatismi dell'industria culturale (secondo la felice espressione di Adorno). Si può essere certi che ciò vale non solo per la musica, ma per tutte quante le forme artistiche basilari: poesia, teatro, letteratura, pittura, cinematografia ecc.
I tre quarti del pianeta soffre di una colossale penuria economica, ma il restante quarto, l'Occidente – noi – soffre di un'oppressione che è soprattutto culturale, ideologica. Quando la classe operaia si lascia infiltrare da pulsioni reazionarie, razziste, localistiche; quando i giovani precari delle periferie metropolitane si danno a ideologie fasciste e naziste, significa che qualcosa non va. Significa che l'Idea – sana vitale creativa – non passa; che il maggiore mezzo di trasmissione dei modelli e dei prodotti ideali, la televisione, si è messo di traverso e fa muro. Questo muro va abbattuto.

Possono abbatterlo solo gli artisti veri. Le migliaia di giovani e meno giovani che hanno una storia da raccontare, un'intuizione poetica da fissare, una chitarra da suonare, un tamburo da percuotere, una voce per cantare o declamare, dei pennelli o degli scalpelli per creare, dei trampoli o dei costumi di scena da indossare: ecco la classe dei rivoluzionari che, come raccomandava Che Guevara, fanno la rivoluzione. Chi, a dispetto dell'isolamento e delle tante ristrettezze, si dedica alla composizione e alla produzione del bello, chi si fa da sè le musiche e i testi della propria canzone, come anche chi si fa semplice interprete di grandi culture o personalità d'arte già esistenti, chi sa esprimere la propria anima nella pittura e nella letteratura, chi butta giù regie teatrali o sceneggiature per corti, chi prova e riprova pièces attorali, chi pratica performances di strada ecc.: questo è l'esercito organizzato che eternamente dà l'assalto al muro e che, prima o poi, lo raderà al suolo.

L'artista vero, cioè colui che nell'atto creativo è mosso dal puro piacere di creare o dall'atavico bisogno di denunciare, e non in previsione di vendere o di scalare le classifiche; chi crea per essere e non per apparire; chi nutre in seno il bisogno di esprimere e di mettere a nudo la propria anima attraverso la sua opera, e non per arricchirsi o per fare il buffone in Tv (senza dubbio, nel novero di questo popolo santo, c'è anche chi non crea in prima persona, ma tuttavia possiede gli strumenti critici necessari al pieno godimento dell'evento estetico, quale fruitore attento e partecipe: parlo del generoso meraviglioso impagabile “pubblico” dell'arte vera) – ebbene, questa figura eletta, questa schiatta di eroi, che nei fatti è un blocco sociale visibile, una minoranza etnica, rappresenta la dimostrazione empirica, l'incarnazione, della bontà e vitalità del dogma rivoluzionario

L'ARTE NON E' UNA MERCE

L'ARTISTA – colui che spezza il processo di mercificazione dell'arte – E' IL VERO RIVOLUZIONARIO DEL NOSTRO TEMPO.

Non ci sono alibi di sorta, non c'è stanchezza che tenga, non ci sono impegni superiori: ciascuno ha una sua forma di creatività da esprimere. Chi non si impegna a trovarla e chi, trovatala, si esime dal praticarla in qualunque modo e in qualunque forma, non può essere assolto dal tribunale della storia. Come non è giustificabile chi non legge, chi non si cura della propria formazione intellettuale, chi si crogiola nel deserto della vacuità mentale («L'ignoranza non è un argomento», diceva Spinoza), così non è culturalmente politicamente moralmente accettabile chi si astiene dal partecipare – in qualsiasi modo – agli sviluppi e alle attività artistiche del suo tempo e luogo.

Solo la bellezza può salvarci: la bellezza ci salverà.

Franco Fosca