Il futuro è libero

La crisi finanziaria potrebbe favorire l’open source

La crisi finanziaria potrebbe favorire l’open source

Questo è quanto afferma il CEO di Red Hat, Jim Whitehurst: “La crisi economica mondiale potrebbe fornire un impulso per il software open source”.

di Federico Piccirilli da pctuner.net del 17.10.2008

Una crisi finanziaria così intensa come quella che sta colpendo gli USA e, con tutta probabilità, non è ancora giunta al suo massimo nel resto del mondo, porterà inevitabilmente ad un calo dei consumi nel settore IT. L’unico settore che evidentemente non sarà toccato dagli effetti negativi legati alla crisi sarà proprio quello open source, proprio per la sua caratteristica più importante per l’utente: l’essere gratuito.

L’alta scalabilità e flessibilità del software open source, quale ad esempio Linux, nello specifico si parlava ovviamente del noto Red Hat, potrebbero arrivare la dove programmi ben più costosi e settoriali non riuscirebbero a far breccia. Anche se ultimamente la filosofia open source è stata sfruttata anche per scopi commerciali, con varie distro che hanno visto nascere versioni a pagamento a fronte di un miglior supporto e dei bundle più completi (come la stessa Red Hat), la differenza di prezzo con le soluzioni delle grandi software house è ancora molta.

Anche Jim Zemlin, direttore esecutivo della Linux Foundation, si dichiara fiducioso nella possibile svolta dei sistemi open source grazie proprio agli imminenti scenari di ristrettezza economica. Specie in ambito aziendale potrebbe essere una valida spinta a provare l’alternativa ai classici sistemi Microsoft dal prezzo ben più alto.

Viste le fonti di queste affermazioni non c’è nulla di strano dato che sono direttamente coinvolte della diffusione di tali software, però probabilmente non hanno tutti i torti. L’open source sta sempre più prendendo piede sia nelle aziende che in ambito domestico, dove sono molti i PC Linux based e sempre di più quelli che sfruttano applicazione di vario genere, sempre caratterizzate da questa filosofia, in alternativa a quelle classiche a cui siamo abituati: un esempio su tutti l’ormai famoso OpenOffice.

Se questa crisi finanziaria, di certo non positiva in linea generale, potrà portare almeno qualche beneficio nel settore IT, almeno sarà stata utile a qualcosa. Di certo anche se i software open source non riuscissero a ricavarsi quella fetta di mercato che si prefiggono di ottenere, ma guadagnando anche solo una parte di essa per motivi di prezzo, sarebbe comunque un importante avvenimento su cui far riflettere le grandi software house. Il software costa caro, troppo per la maggior parte degli utenti e la scusante che fino ad oggi ha “giustificato” questo divario con l’open source è stata quella delle migliori funzionalità offerte. Ma ormai in tanti si stanno rendendo conto che questa affermazione è sempre meno realistica, visto che i software free odierni offrono funzioni che non hanno nulla a che invidiare ai programmi a pagamento. Resta il problema delle garanzie e dell’assistenza, tuttora a pagamento anche in ambienti free come Linux, ma qui le aziende hanno meno motivi per lamentarsi dato che diventa una condizione necessaria essere sempre tutelati sotto questo punto di vista.

Che sia giunto il momento del riscatto dell’open source come affermano i vari addetti ai lavori, o che diventi solo un modo per far ripensare alla politica dei prezzi adottata da molti marchi famosi di software, l’utente finale avrà solo da guadagnarci. Speriamo bene.