Il futuro è libero

Un pirata all’arrembaggio di Strasburgo

Un pirata all’arrembaggio di Strasburgo

Il Piratpartiet svedese arriva al Parlamento Europeo. E anche in altri stati dell’Unione sono scesi in campo i paladini del free software, del file sharing, della revisione del copyright: ecco come sono andate le cose per i Pirati. Che in realtà sono tutt’altro che fautori del furto, ma semplicemente della libera circolazione di cultura e informazione

Tratto da magazine.liquida.it - di Mario Govoni - 14.16.2009

Mentre in Italia il mondo politico si interroga su chi abbia vinto o perso le elezioni, se il 35% di una parte sia più sconfitta del 26% dell’altra, mentre in Europa si assiste a una generale deriva verso la destra, anche la più estrema, xenofoba ed euroscettica, in Svezia un hacktivist (neologismo a metà strada tra un hacker e un attivista) stacca il biglietto per Strasburgo, dove siederà sugli scanni del Parlamento Europeo.

La notizia sembra quasi destinata alle brevi di cronaca o alle curiosità, ma ha una sua importanza.

Nel 2006 lo svedese Rickard Falkvinge fonda il Piratpartiet (in italiano Partito Pirata), allo scopo di presentare, alle elezioni politiche di quell’anno, una formazione che si batta per modificare i concetti di copyright e di diritto d’autore, secondo il fondatore troppo sbilanciati verso forme di sfruttamento economico a discapito della libera circolazione della cultura.

Nello stesso anno gruppi analoghi si formano anche in altri paesi europei - tra i quali l’Italia - e negli Stati Uniti. Alle elezioni politiche del 2006 il Piratpartiet prende uno 0,69% di voti, assolutamente insufficiente a superare lo sbarramento del 4% che gli avrebbe garantito una presenza in parlamento.

Passano tre anni e, complici il processo alla crew di Pirate Bay - conclusosi con una discussa sentenza di condanna e con grandi polemiche sulla parzialità del giudice - e l’interesse suscitato nei media svedesi (ed europei), il Piratpartiet decuplica i suoi voti e strappa un 7,1% che lo proietta dritto dritto al Parlamento Europeo.

In altre parole, e per capire la misura del successo, stiamo parlando oltre 700.000 voti, tanti quanti, per capirci, ha raccolto in Italia la lista Bonino-Pannella.

Anche in Germania il Piraten Partei fa il suo debutto in una tornata elettorale e porta a casa lo 0,9%, corrispondente a circa 260.000 voti.

In Italia la coalizione Sinistra e Libertà presenta Alessandro Bottoni, segretario del Partito Pirata Italiano, associazione di promozione sociale. Il fenomeno, quindi, non è da considerare marginale, trascendendo i successi o insuccessi elettorali, ma va analizzato e studiato con attenzione. Soprattutto da chi ha a cuore la libertà e l’indipendenza della Rete e della cultura.

Leggiamo le reazioni della blosfera italiana a questa notizia, iniziando dal post di Girolamo25 su Internet globale, che commenta così:

E’ una notizia d’effetto ma anche una indicazione interessante.
Suggerisce ai partiti che vogliano proporre un cambiamento una strada concreta da percorrere, perchè quella del software libero, della condivisione e della collaborazione è una filosofia che raccoglie molti consensi, sopratutto tra i giovani e vorrei sottolineare tra i giovani non solo angraficamente ma anche intellettualmente.
E’ una filosofia e una politica che vuole proporre una modifica del copyright e del diritto d’autore, che quindi incide sulla cultura proposta dalle major discografiche e del cinema.
E’ un modo di intendere la cultura come una indisponibile risorsa per pochi e una totale disponibilità per tutti, significa porsi la questione dell’accesso alla conoscenza e alla cultura, significa contrastare il monopolio della Microsoft sui sistemi operativi e sul software gestionale.
Significa anche garantire trasparenza e maggiore sicurezza ai sistemi informativi pubblici, vorrebbe dire cominciare a porre le basi per far adottare finalmente alle amministrazioni pubbliche l’open source.

Nicola Battista, su Panorama.it, centra il motivo della clamorosa affermazione dei pirati svedesi, individuandolo nella discussa sentenza che, il 17 aprile scorso, ha condannato i gestori di The Pirate Bay, popolare portale di condivisione di file in formato torrent:

E’ la diretta conseguenza della sentenza-boomerang dello scorso 17 aprile; se l’intricata vicenda processuale di The Pirate Bay è ancora da definire, da subito era emersa questa curiosa reazione dell’opinione pubblica: in poche ore moltissime persone avevano aderito al piccolo partito fondato il 1° gennaio del 2006 e guidato da elezioni politiche del 2006 si era attestato su un misero 0,63% - qualsiasi cosa sopra il 4% sarebbe stato già un ottimo risultato. Ma i sondaggi già anticipavano il successo, attribuendo percentuali tra il 7 e il 12%. Come notano diversi commentatori, se il Trattato di Lisbona fosse entrato in vigore, ciò avrebbe addirittura garantito ben due seggi. Nel paese scandinavo, il PP è diventato la prima forza politica tra i giovani, alle europee si piazza al quinto posto e quanto a iscritti è il terzo partito del paese, dopo aver superato Verdi, sinistra, democristiani e altre formazioni.

Il Piratpartiet come fatto nuovo in un panorama politico europeo disaffezionato, critico nei confronti dei partiti di governo, impaurito da crisi globale e immigrazione.

Tanto nuovo che il Primo ministro svedese si è voluto personalmente congratulare con Falkvinge per il sorprendente risultato ottenuto, come racconta PG su Download blog.it:

Il risultato delle votazioni, per alcuni sconvolgente, ha spinto il primo ministro Fredrik Reinfeldt a congratularsi con la nuova forza politica.
Ora il Partito del Pirata è considerato un serio concorrente politico, tanto che lo stesso premier svedese ha confermato l’inizio di una nuovo interesse del governo per il problemi inerenti i diritti digitali, in previsione delle elezioni svedesi di settembre 2010.
E’ chiaro come per la prima volta un governo, il cui rappresentante ha 65 anni, si è accorto dell’interesse dei giovani, tale da aver votato una forza politica nuova e innovativa. E anche i giornalisti di tutta Europa si sono interessati al caso di questo piccolo partito salito agli onori della cronaca.
Intervistato da un giornalista della radio svedese, il leader del partito Rick Falkvinge ha ammesso che di essersi sentito particolarmente soddisfatto nell’aver scritto un pezzo di storia.

Il Partito pirata paladino di chi vuole scaricare quello che gli pare da Internet? Assolutamente no, non cadiamo in un eccesso di semplificazione. Gli obiettivi sono ben altri e anche particolarmente ambiziosi. Leggiamo in proposito quel che scrive Sebastiano Cannata su Vistablog:

Non bisogna associare il Partito Pirata solo con il file-sharing, perché i loro obiettivi sono più ambiziosi.
Per esempio, limitare il diritto d’autore a 5 anni o incoraggiare piuttosto che criminalizzare la condivisione dei files, o ancora, abolire i brevetti sui farmaci che impediscono la diffusione di molte medicine nei paesi del terzo mondo.
Ma trovate il programma nel sito ufficiale. Ne avranno strada da fare per riuscire a presentare come ordine del giorno da votare le proprie istanze, visto che al Parlamento Europeo avrà solo un seggio su un totale di 736, e molti interessi forti da “disturbare”.

Quali i commenti tra i “pirati” italiani? Emanuele Rossi, per Panorama.It, intervista Alessandro Bottoni, segretario del Partito Pirata e candidato alle europee nelle fila di Sinistra e Libertà:

E anche in Italia c’è un loro “covo” il loro segretario si chiama Alessandro Bottoni. Nei video in cui appare in barba bianca e giubba rossa non ha l’aspetto minaccioso di un corsaro ma quello di un tranquillo consulente informatico di mezza età. Si è candidato come indipendente con Sinistra e Libertà, nella circoscrizione nord-est.

Com’è andata?
Come ci aspettavamo, niente di eclatante. Ma è una battaglia che andava fatta, andrà meglio la prossima volta

Contento per il risultato dei “pirati” svedesi?
Sì, eccome. Dimostra la differenza di sensibilità sui temi della cultura digitale, del copyright, della privacy e dell’uso di internet tra i paesi nordici e quelli del sud

Conosce gli esponenti del partito svedese?
Certo, ho incontrato più volte i loro rappresentanti on-line e per fondare il Partito pirata italiano. La loro storia è esemplare: nel 2004, appena nati, presero l’1,9%, poi con i loro temi e le loro battaglie hanno conquistato più votanti e si sono estesi in tutta Europa, anche negli Usa c’è un partito dei pirati.

L’intervista continua così:

Quali sono i punti principali del vostro programma?
Brevemente: che il privato cittadino non possa essere controllato mentre naviga su internet; una riforma del diritto d’autore che legalizzi quella che è la realtà: tutti scaricano e condividono file!

A che punto è la discussione in Europa su questo tema?
Ci preoccupa la legge voluta da Sarkozy in Francia per fare contente le multinazionali discografiche e televisive, per fortuna il Parlamento europeo l’ha bocciata perché viola il diritto alla privacy e soprattutto alla difesa: sulla base del sospetto viene tolta la connessione a un utente, roba da inquisizione

In Italia la rete si è mobilitata contro l’emendamento D’Alia
Dobbiamo ringraziare tutti il deputato Pdl Roberto Cassinelli che ha stroncato quella misura liberticida

Crede che in Parlamento ci sia un deficit di cultura informatica?
Certo. Dipende dall’età media e dal fatto che i parlamentari non sono scelti dai cittadini ma nominati dalle gerarchie; poi c’è poca competenza e molta pressione da parte dell’industria

Così, sul suo blog, Alessandro Bottoni analizza l’esperienza di candidato:

Il successo del Partito Pirata svedese
Il Partito Pirata svedese ha ottenuto oltre il 7% dei voti ed è riuscito a mandare un suo rappresentante al Parlamento Europeo. Si tratta di un successo del tutto inatteso e del tutto privo di precedenti. Pensate solo che ha fatto meglio dell’UDC di Pierferdinando Casini!
Questo è stato possibile grazie a due cose: un impegno che si protrae da anni (ed è seriamente supportato sia da volontari che da finanziatori) e l’effetto boomerang del processo a ThePirateBay.
Ora però il PPS si trova al parlamento europeo con un programma politico composto da una sola voce: “aboliamo il copyright”. Francamente, non credo che possa dare buona prova di sé partendo da queste basi. La politica, quella vera, è fatta di decisioni molto diverse tra loro e và affrontata con un programma politico molto più ampio ed articolato.

Il Partito Pirata Italiano
Durante la campagna elettorale, la critica che mi è stata posta più spesso è stata: “voi state dalla parte dei ladri”.
Ho faticato non poco per spiegare al pubblico che questa NON è la nostra posizione.
Il PPI viene percepito come l’iniziativa politica di qualche opportunista senza scrupoli, disposto a cavalcare l’onda del fenomeno del file sharing, o come una goliardata portata avanti da un gruppo di ragazzini irresponsabili ed incoscienti. Questo anche a causa di un nome che avrebbe dovuto essere una simpatica provocazione ma che viene letto da molti elettori come un manifesto dell’illegalità.
Francamente, comincio a pensare che sarebbe opportuno cambiare nome all’associazione ed adottare qualcosa come “Nazione Internet”. Ci risolverebbe parecchi problemi.
Superato questo scoglio, quasi tutti i commentatori sono rimasti sorpresi ed affascinati dalla completezza, dalla serietà e dalla articolazione del nostro programma politico. Di fatto, molti critici sono rimasti senza parole di fronte ad esso.
Credo quindi che sia questa la strada da seguire.

L’analisi di Bottoni è molto completa e, dopo aver analizzato le prestazioni elettorali di Sinistra e Libertà e della sinistra italiana in genere, così torna sul Partito Pirata Italiano e sul suo programma:

Il programma del PPI
Il programma politico del Partito Pirata ha superato una spettacolare prova del fuoco ed ha dimostrato tutta la sua solidità.
Nonostante il fatto che il PPI sia stato presentato spesso come il partito di chi vuole abolire il copyright e legalizzare il file sharing, siamo riusciti a far capire anche ai critici più testardi che la nostra posizione è, in realtà, assolutamente rispettosa dei diritti degli autori e delle leggi. La nostra correttezza ci ha premiato e ci ha dato la forza di presentarci sulla scena politica come interlocutori credibili.
Ora credo che sia necessario concentrare la nostra azione sulla difesa della neutralità e libertà di Internet, opponendoci con forza al Telecoms Package, alla legge HADOPI in Francia e ad altre assurdità dello stesso tipo. Questa è la cosa più urgente e più importante da fare. Il resto può attendere.
Il nostro programma politico si è anche dimostrato abbastanza completo ed articolato da superare la sfida che deve affrontare un partito, come SeL, che si candidava a sedere al Parlamento Europeo ed in molte sedi decisionali nazionali.
Il contrasto con il programma politico monotematico di Rickard Falkvinge e del PPS non potrebbe essere più stridente. Come ho già detto, la politica, quella vera, ha bisogno di programmi politici di ampio respiro, completi, solidi e ben articolati. Gli slogan non bastano.

Il futuro del PPI
Personalmente, credo che il PPI debba continuare sulla strada che ha percorso finora, cercando di diffondere informazioni su questi temi e di sensibilizzare l’opinione pubblica. NON credo che debba tentare di trasformarsi in un vero partito politico (almeno per il momento) e NON credo che debba lasciarsi travolgere dai facili slogan più estremistici, come “aboliamo il copyright”.
Si tratta di un lavoro lungo e faticoso, per il quale c’è bisogno del contributo di tutti.
Come prima cosa, credo che sia tempo di dare vita ad una specie di “giuramento del pirata” che ogni cittadino possa sottoscrivere pubblicamente per dichiarare tutta la propria avversione ai comportamenti polizieschi e vessatori delle Major nei confronti dei consumatori.
Se le aziende del settore aizzano contro di noi gli organi di controllo, dobbiamo smettere di fare affari con questa gente. Che si mangino i loro CD in insalata!

Giacomo Rizzo, sul suo blog, così controbatte all’analisi di Bottoni, col quale si dimostra in sostanziale disaccordo solo per le parti che riguardano la Sinistra Italiana:

Perdonerete per altro i toni forse un po’ "pesanti", ma credo che ogni tanto sia giusto mettere sul tavolo tutte le carte, se si vuole far proseguire il gioco…

  1. Il successo del Partito Pirata svedese. Sono estremamente contento del risultato ottenuto dal Partito Pirata svedese e parzialmente condivido la valutazione di Bottoni: il caso ThePirateBay, in una nazione culturalmente evoluta come la Svezia, ha prodotto un effetto boomerang che ha portato il Partito Pirata ad ottenere un importantissimo seggio al Parlamento Europeo. Quel voto non era a mio parere così inaspettato come Bottoni ritiene: la (civilissima) Svezia ha da parecchio tempo ormai un fortissimo movimento legato alle libertà digitali ed il Partito Pirata ha costituito l’occasione giusta (al momento giusto) per rendere unito e palese questo movimento. Il nocciolo della questione ora (come giustamente sottolinea Bottoni) sarà capire cosa potrà fare il Partito Pirata in Europa (un seggio su 736 è davvero poco per aspettarsi qualcosa di più concreto della “facoltà di parola”) ed in Svezia (dove ricordiamo dovrà essere nuovamente celebrato il processo ThePirateBay).
  2. Il Partito Pirata Italiano. Argomenterò con una frase già più volte ripetuta in svariate discussioni sull’argomento: la scelta di un nome come “Partito Pirata”, conoscendo la natura dei mass-media italiani, è stata a dir poco masochistica (le “simpatiche provocazioni”, nella politica italiana, non esistono).
    Ha sicuramente costretto Bottoni (e non solo lui) a perdere moltissimo tempo nel contrastare critiche infondate piuttosto che discutere delle reali iniziative che si riproponeva di portare avanti. E’ inoltre mancato il coinvolgimento forte della comunità delle libertà digitali, che invece avrebbe potuto contribuire a sostenere maggiormente, rendere organica ed efficace l’azione politica in campagna elettorale, possibilmente garantendo a Bottoni un risultato meno magro del pugno di mosche che ora si trova a far volare.

E Rizzo così conclude la sua replica:

Temo che condividere i punti del programma dei Partito Pirata Italiano (l’ho letto e sostanzialmente lo condivido) non basti per ipotizzare un’azione politica efficace… esattamente per lo stesso motivo per cui il programma del Partito Pirata Svedese (sostanzialmente “aboliamo il copyright”) difficilmente riuscirà a superare il già ottimo risultato ottenuto, se non verrà integrato da una coerente proposta politica globale…

Facendo una sorta di riassunto delle puntate precedenti possiamo osservare che, solo negli ultimi mesi, l’onorevole Cassinelli presenta un controemendamento che disinnesca quello voluto da D’Alia.
L’onorevole Peluffo incassa dal Governo il gradimento per il suo ordine del giorno sull’industria creativa, i senatori Vita e Vimercati presentano una proposta di legge relativa alla net neutrality, al free software e alla società dell’informazione.
Ancora, l’onorevole Cappato, parlamentare europeo non più rieletto, opera a favore del software libero al Parlamento e alla Commissione europei, Sinistra e Libertà candida al Parlamento Europeo il segretario del partito pirata italiano, e tutto questo senza dimenticare la preziosa opera svolta, nelle scorse legislature, dal senatore Cortiana.

Che la classe politica italiana si stia muovendo? È quindi possibile che, prima o poi, deputati e senatori producano qualcosa di diverso dall’emendamento D’Alia, dalla legge Urbani o dal disegno di legge Carlucci (quello che, con il pretesto della lotta alla pedopornografia, in realtà voleva limitare i diritti degli internauti)?

Sembra proprio di sì e forse il futuro della Rete italiana è migliore di quello che si paventava.