Il portale Pirate Bay venduto a un'azienda software svedese
Il portale Pirate Bay venduto a un'azienda software svedese
Costo dell'operazione: 5,6 milioni di euro. Preoccupati i fan del popolare sito per scambio di file. Ma Peter Sunde, il fondatore ed ora ex proprietario, rassicura: "Noi non lo siamo e nemmeno voi dovreste esserlo"
di ALESSANDRO LONGO da repubblica.it del 30.06.2009
PIRATE BAY, il più importante sito per il peer to peer, sarà venduto entro agosto per 5,6 milioni di euro a un'azienda svedese, Global Gaming Factory X, che gestisce numerosi internet café nel mondo. La notizia arriva di sorpresa oggi ed è subito confermata da Peter Sunde, uno dei fondatori di Pirate Bay: "Molte persone sono preoccupate. Noi non lo siamo e nemmeno voi dovreste esserlo", scrive sul proprio blog. Sunde rassicura i fan, il sito non cambierà nei fini e nella sostanza, ma ciò non basta a far tacere i timori degli utenti: si teme per la sorte del sito, dopo l'acquisizione.
Del resto, il nuovo proprietario, Hans Pandeya, ha già dichiarato che intende dare una svolta al portale, "in modo che i fornitori di contenuti e i detentori di copyright siano pagati per quello che è scaricato dal nostro sito". Una grossa differenza rispetto alla linea dura e pura finora seguita dai fondatori, all'insegna della totale indifferenza nei confronti dei diritti d'autore. Il che ha portato allo storico processo contro Pirate Bay, che si è concluso in primo grado con una condanna e una multa di 2,7 milioni di euro. Sentenza confermata, per ora, perché il giudice è stato appena dichiarato idoneo a pronunciarla, dalla Corte d'Appello svedese. Quelli di Pirate Bay avevano accusato il giudice di conflitto d'interessi, perché coinvolto in associazioni pro-copyright.
Pirate Bay quindi certo cambierà, anche se ancora non si sa in quale misura e se continuerà a essere il terrore delle major. Sunde ha già annunciato, nelle scorse ore, che smetterà di ospitare i torrent sui propri server e che saranno messi in un futuro servizio di terze parti. Suona come un prendere le distanze dal materiale che scotta: i torrent sono file che collegano l'utente ai contenuti da scaricare.
Certo, anche se Pirate Bay dovesse chiudere, gli utenti peer to peer hanno solo l'imbarazzo della scelta tra siti e servizi alternativi, per scaricare in barba al copyright. I fari sono sulla vicenda, però, perché Pirate Bay è ben più di un motore di ricerca di torrent: è il simbolo del peer to peer che sfida le leggi, facendo proseliti anche in politica.
Peter Sunde dichiara che i soldi della vendita serviranno per continuare questa battaglia ideale, per costituire una fondazione in difesa della libertà di espressione su internet. Sunde, del resto, in questi giorni è in Brasile, all'International Free Software Forum, dove si è fatto fotografare con il presidente Lula. Il fondatore di Pirate Bay aggiunge che la vendita servirà anche a garantire la sopravvivenza del sito, spingendolo verso nuovi orizzonti. I quali potrebbero essere il sito di video streaming (l'anti-YouTube pirata) di cui è appena uscita un primo abbozzo.
Sunde in quest'occasione non parla della multa inflitta dal tribunale, anche se sarebbe lecito aspettarsi che i proventi della vendita serviranno anche per pagarla. Sunde ha sempre dichiarato però che non intende pagare e che farà ricorso in appello. La community degli utenti adesso però si chiede se è possibile che la condanna e la vendita siano solo una coincidenza.
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Un'azienda svedese compra The Pirate Bay
La Global Gaming Factory X acquisterà il più famoso tracker BitTorrent per 5,5 milioni di euro per trasformarlo in un modello di business legale. Farà la fine di Napster?
da www.zeusnews.com del 30-06-2009
Sembra proprio che la Baia dei Pirati, così come l'abbiamo conosciuta, sia destinata a scomparire in tempi molto brevi.
Peter Sunde ha annunciato che il più famoso tracker BitTorrent sarà acquisito dalla Global Gaming Factory X, società svedese che si occupa di gestire Internet café in tutto il mondo.
Per l'operazione, la Global Gaming ha versato circa 60 milioni di corone (più o meno 5,6 milioni di euro) che, secondo Sunde, serviranno a tenere in vita il sito, altrimenti destinato a morire.
Qualche tempo fa l'azienda ha acquisito anche Peerialism, una software house che ha sviluppato una tecnologia per lo scambio di dati su reti peer to peer. Quest'ultima operazione sembra quindi parte di una strategia lungamente studiata.
È sempre Sunde a rassicurare gli internauti preoccupati per la morte di The Pirate Bay: il cambiamento è necessario per non chiudere - ha scritto - ma i nuovi proprietari non oseranno trasformarlo in qualcosa di completamente diverso, oppure gli utenti smetteranno di usarlo.
Eppure le rassicurazioni dell'ex amministratore - il quale ha affermato che la vecchia guardia "resterà in zona", anche se non si sa con quali compiti - sembrano scontrarsi con quelle di Hans Pandeya, Ceo di Global Gaming.
"Vorremmo introdurre un modello in cui content provider e titolari di copyright siano pagati per i contenuti scaricati dal sito web" ha dichiarato in una nota, richiamando alla memoria di molti la vicenda di Napster, morto come sistema di file sharing e rinato come negozio di musica online.
L'impressione è che Pandeya voglia tentare un'operazione simile, sfruttando uno dei nomi più conosciuti della Rete trasformandolo in un'impresa commerciale. Ancora è tuttavia presto per dirlo con certezza e per fare previsioni sul successo di un'operazione del genere.
L'ultima parola è ancora di Peter Sunde, il quale afferma che i profitti della vendita serviranno alla costituzione di una fondazione impegnata in progetti in difesa della libertà di parola, della libertà d'informazione e dell'apertura delle reti.























