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Sono “pirati” i migliori clienti di iTunes e Napster

Sono “pirati” i migliori clienti di iTunes e Napster

Lo rivela una ricerca britannica

I music store ufficiali devono agli utenti dei
sistemi di file sharing la maggior parte dei propri profitti. La spesa
media sui servizi di download legale da parte dei “cattivi” supera di 5
volte quella dei “buoni”.

dal corriere.it del 28 luglio 2005

GRAN BRETAGNA
– Le major del disco continuano imperterrite la loro lotta al file
sharing e a chi scambia illegalmente la musica online. Tuttavia -
stando a quanto riferisce la società di ricerche The Leading Question,
esperta nel settore della musica digitale - gli utilizzatori degli
osteggiati sistemi di file sharing sono anche i principali utenti dei
servizi di download a pagamento. Proprio i pirati, ovvero la nutrita
schiera dei musicofili che si ostinano a condividere centinaia e
centinaia di canzoni in formato digitale a dispetto di proteste e
minacce dei tutori del copyright, trascorrono molto più tempo a fare
acquisti nei music-store online di quanto non faccia chi non ha nemmeno
l’idea di cosa sia il peer-to-peer.

Il dato raccolto dai ricercatori non fa altro che confermare ciò che gli appassionati di file sharing sostengono da tempo,
ovvero che il cosiddetto download illegale ha avvicinato moltissime
persone alla musica e all’acquisto di album o singoli in Rete. La
notizia potrà placare o meno le ire delle case discografiche, ma di
sicuro solleverà nuove questioni e interrogativi in merito alle azioni
intraprese di recente dall’industria in questione, al fine di ottenere
il diritto a perseguire legalmente ogni singolo utente dei servizi di
condivisione musicale presenti in Internet.

La principale
argomentazione addotta dai difensori del diritto d’autore contro la
pirateria online corrisponde infatti alla presunzione che l’attività
dei downloader sia la principale responsabile del forte calo registrato
negli ultimi sei anni nelle vendite dei cd musicali. Le major, inoltre,
rifiutano da sempre l’argomentazione con cui i file sharer difendono la
propria attività, ovvero che in molti sarebbero disposti a spendere di
più nei negozi di musica se questa costasse di meno.

Per Emi e compagne «sono tutte frottole», e la pirateria è un male da sradicare. Ora resta da vedere se gli otto euro che i music-fan pirati
hanno dichiarato di spendere ogni mese su siti come iTunes e Napster
serviranno a migliorare almeno un po’ l’immagine del file sharing agli
occhi di chi lo contesta. Un ultimo dato è d’obbligo: la spesa media
effettuata sui music-store online da chi non scarica musica dalla Rete
corrisponde a circa un euro e 84 centesimi al mese.
Alessandra Carboni