Il futuro è libero

Whipart - Con Giovanni Imparato


22 Aprile, 2006 - 20:00

linuxclub

Con il Patrocinio del Municipio Roma XI

WHIP.ZIP
Le compressioni dell’Arte
Video Whipart - Linux Club - Edizione precedente

Una Serata multimediale internazionale dalle 20 fino a notte inoltrata

La serata, organizzata dal portale dell'arte Whipart, vedrà fondersi
molteplici espressioni artistiche compresse in un unico spazio
culturale, il Linux Club.
Suoni, immagini e colori si diffonderanno tra le pareti del Linux,
dilatando virtualmente gli spazi e proiettandoci in una dimensione
surreale.
Protagonisti di questo insolito sabato sera saranno artisti provenienti
dall'Italia e dall'estero.
Il concerto musicale del noto percussionista napoletano Giovanni
Imparato affiancato dalla sua band conferirà un'impronta afrocubana
all'evento, creando un'atmosfera ideale alla Body Art di Vito Trapani,
pittore siciliano dal forte espressionismo cromatico e
dall'inclinazione dadaista, che dipingerà direttamente dal vivo la
modella Hedy.
Le affascinanti geometrie dell'arte frattale di Jeanette Rütsche -
Sperya valorizzeranno le pareti del locale insieme a vivaci
illustrazioni realizzate da Simona Tortolano.
Durante la serata, verranno proiettati, in un'apposita saletta interna
e sui numerosi schermi della sala principale, i corti d'animazione 3D e
stop-motion di Michele Chiappi, Christopher Desantis, OGM Animation
Studios, Laurent Davené e Franck Demollière.
Decisiva sarà inoltre la partecipazione dei dj Bodo e Daze che ci
accompagneranno fino a notte fonda.
Musica, arti visive, cinema daranno vita ad un connubio suggestivo dai
risvolti straordinari.
Una notte d'Arte da non perdere.

Whipart presenta:Concerto dal vivo, body painting, Esposizioni
di pittura frattale e illustrazione, Cortometraggi d’animazione 3D e
stop-motion, Buffet gratuito, Dj set
- Concerto: Giovanni Imparato e la sua band
- Body painting: Vito Trapani e la modella Hedy
- Pittura frattale: Jeannette Rütsche – Sperya
- Illustrazione: Simona Tortolano
- Corti d’animazione 3D e stop-motion: Michele Chiappi, Christopher
Desantis, Laurent Davené e Franck Demollière, OGM Animation Studios
- Dj set: Bodo e Daze: anni ’80, rock e revival
Whipart.it si sviluppa su server Linux.Data la sua crescita
esponenziale, soprattutto nel corso dell’ultimo anno, WHIPART ha dovuto
cercare una più efficace organizzazione dei suoi contenuti e servizi.
Si è pertanto pensato di riorganizzare il sito attraverso l'uso di
PHP-Nuke, uno dei più famosi CMS (Content Management System). Il
portale è stato parzialmente trasferito su un server Linux per
sfruttare al meglio le potenzialità di PHP e del database MySql, che
contiene attualmente TUTTI gli articoli pubblicati, i comunicati
stampa, i profili degli utenti e le discussioni della nostra Community.
Il sistema così sviluppato, che ha consentito varie personalizzazioni
effettuate sul CMS per farlo rispondere al meglio alle nostre
specifiche esigenze, permette una gestione di contenuti e servizi
organizzandoli in archivi ai quali si può accedere tramite ricerche
guidate per data, autore, etc., o tramite ricerche libere. Inoltre è
possibile gestire l'accesso ai vari servizi creando diversi tipi di
utenza che, con un'unica rapida e rigorosamente gratuita registrazione
al sito, può accedere alla totalità dell'offerta Whipart.
E' anche per questa affinità di strumenti e di intenti che Whipart
ha accolto con entusiasmo la collaborazione con il Linux Club !


Giovanni Imparato - Live
Tratto da sito ufficiale www.giovannimparato.com
Nato
a Napoli il 25 Novembre 1961 studia percussioni con insegnanti di
conservatorio, approfondisce lo studio e si specializza a Cuba in ritmi
e strumenti afro cubani con imaestri Justo Pelladito, Carlos Aldama
Perez, Chino Angel Chang, Reinaldo Hernandez Guillermo Lopez Clemente,
Nenè Alejandro Carvajal. Prosegue il suo studio anche a New York con
John Amira e, in Africa (Senagal), con Sing Sing Faye di Dakàr.
Si è interessato a molteplici forme di espressione musicali quali
Salsa, Jazz, Funky,Etnica e ha partecipato a numerosi spettacoli di
danza come percussionista, cantante, ballerino e performer. Nel 1991 ha
composto musiche per teatro al Festival di Todi. Ha studiato canto a
Cuba con Goyo Hernandez e Lazaro Ros, e in Italia con il tenore Luigi
Rumbo e la soprano Rosanna Rossoni con la quale studia tuttora.
Contemporaneamente al canto ha approfondito anche lo studio della danza
con la ballerina cuana Carmen de Armas. Attualmente insegna ritmi e
strumenti afro cubani a Roma, Napoli e Cagliari, ed è dimostratore
delle percussioni REMO. Fa parte del gruppo Jazz XENIA, insieme al
pianista Pino Iodice e il chitarrista Rocco Zifarelli. Nel 1990 ha
inciso, il minicd Huballè con la produzione di Giancarlo Lucariello.
Nel 1993 e nel 1995 ha inciso, a suo nome, i dischi Yoruba e Sensi per
la casa discografica BMG e la produzione di Giancarlo Lucariello.
Attualmente lavora al nuovo disco "KUBA" prodotto da Alessandro Mazza
per Hullabaloo. Formatore per la società Mananara srl in percorsi
evoluti personali e esperto nella tecnica del Drum Circle
In
Italia ha collaborato con: Renzo Arbore e l'Orchestra Italiana, Mina,
Riccardo Cocciante, Ornella Vanoni, Gigi Proietti, James Senese, Luca
Barbarossa, Renato Zero, Andrea Bocelli, Gianni Morandi, Mietta,
Samuele Bersani, Nuova Compagnia Di Canto Popolare, Eugenio Bennato,
Carlo D'angio', Mia Martini, Mango, Loretta Goggi, Giorgia, Tosca,
Paola Turci, Massimo Ranieri, Zenima, Gigliola Cinquetti, Gianluigi Di
Franco, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Rossana Casale, Gege'
Telesforo, Mimmo Locasciulli, Peppino Di Capri, Pippo Caruso, Fred
Bongusto, Eduardo De Crescenzo, Enzo Gragnaniello, Gino Paoli,
Francesco De Gregori, Alessandro Mara, (per una Produzione Di Eros
Ramazzotti), Mike Francis, Alex Baroni, Lucio Dalla, Eros Ramazzotti,
Nino D'Angelo, Cristiano De Andrè, Mystic Diversions, Lucrezia Lante
Della Rovere.
All'estero
ha collaborato con: Richie Haven, Paco De Lucia, Ray Charles, Chico
Buarque, George Garzone, Forrest Butchell.
Ha sempre abbinato spontaneamente l'apprendimento tecnico-musicale con
la propria ricerca esistenziale, infatti è affascinato dall'uso rituale
del tamburo e dal concetto sciamanico e maieutico della musica. In
questo ambito ha collaborato con Arnold Kayserling e Ferro Ledvinka.Da
alcuni anni fa parte di un programma evolutivo, un lavoro di ricerca
spirituale dal punto di vista sciamanico nel quale la musica occupa un
ruolo fondamentale, su: 1) i sette chakra; 2) ricerca degli animali
totem (sapienza amerindiana); attualmente sulla ruota di medicina
(sapienza amerindiana). Giovanni Imparato ha inoltre alimentato il
proprio aspetto intuitivo ed apprendimento esoterico inerente alla
musica, formulando tre tipi di tracciato esperienzale:
Simulazione
di Rituali
E' una tecnica il cui obiettivo è quello di fornire lo sviluppo della
capacità abbandonica attraverso l'evocatività della musica e l'uso di
linguaggi primitivi ed ancestrali quali percussioni, il canto e la
danza. Attraverso le simulazioni di rituali, appunto, i partecipanti
saranno guidati lungo un percorso di ispirazione tribale, dove
l'esclusivo uso di questi linguaggi essenziali, non ordinari, propri
dell'emisfero cerebrale destro, favorirà la neutralizzazione dell'iper
controllo e della conseguente azione inibente dell'emisfero sinistro,
permettendo di scoprire l'aspetto unificatorio del proprio centro e la
sua capacità riequilibrante Il lavoro si svolge esclusivamente in
gruppo.
Centralità
Partendo dalla originaria funzione guaritrice ella musica, nata come
veicolo spirituale, mezzo riequilibrante delle energie sottili e
strumento posseduto da tutti indistintamente, la centralità è un invito
a ricercare e focalizzare il centro della essenza artistica innata in
ognuno di noi (che si tratti di musica, canto, danza o altro), per
riconoscere e coltivare il proprio mezzo espressivo imparando ad
assecondare la nostra inclinazione artistica attraverso un percorso
guidato dal maieuta e scandito dall'improvvisazione. L'obiettivo è
riconoscere di essere un canale tra ciclo e terra, una piccola ma
potente antenna inserita nell'infinita rete delle connessioni umane.
Attraverso questa graduale presa di coscienza si imparerà a permettere
alla musica di agire e vibrare attraverso di noi come un diapason,
sintonizzandoci esclusivamente con la capacità di essere, di non
pensare, per far fluire incondizionatamente e semplicemente l'energia.
La centralità è un tipo di lavoro che si svolge preferibilmente ad
incontri individuali.
Tamburi
Rituali
Il panorama generico afrocubano offre una ricchissima varietà di ritmi
e strumenti atti a scandire e a dare una precisa identità alle
molteplici situazioni ed avvenimenti etnoculturali. Questa tradizione
ormai millenaria, è talmente articolata da essere un vero e proprio
linguaggio adatto a descrivere qualsiasi evento evocando, quindi, anche
le diverse atmosfere ad essi collegate; così un ritmo do carnevale è
strutturato per evocare energie e forze terrene, mentre un ritmo di
preghiera evocherà forze celesti. All'interno di un cammino esoterico e
spirituale viene chiaramente preferito l'insegnamento dei tamburi in
virtù della loro specifica funzione e della loro capacità di servire da
tramite con le energie sottili. L'apprendimento di ognuno di questi
ritmi chiamati toque gravita intorno alle conoscenze delle etnie e dei
culti afrocubani quali Yoruba, Bantù, Ararà, Abakuà.
YORUBA: etnia della Nigeria sud-occidemtale di culto Lucumì,
comprendente i seguenti toque:
BANTU': etnie del Congo, Mayombe, Kimbisa, suddivise nelle seguenti
pratiche e culti animisti: Palo - Makuta - Yuka - Garabate - Trillado
ARARA': culto elitario dell'etnia del Benin con i seguenti toque:
Afrekète e Masa - Ebioso - Tinosa
ABAKUA': culto segreto (di tipo massonico) chiamato anche Nànigo o
Carabalì, in origine esclusivamente maschile, della regione Calabar.
Giunto a noi attraverso la tradizione di Matanzas e de La Habana con
toque suonati in maniera differente a seconda delle città: Efò - Efì

Grafica digitale e web - Viaggio immaginifico attraverso la Speranza - Conversazione con Sperya
Tratto da www.whipart.itTutto
parte da una ricerca sulla grafica che porta alla conoscenza di un
limite conoscitivo e alla conseguente voglia del superamento dello
stesso. Si apre così un mondo sulle infinite potenzialità espressive
che può avere la grafica e, nel particolare, la realizzazione dei
frattali.
Abbiamo conosciuto Jeannette Rütsche Sperya grazie all'intervista alla
casa editrice D'Ars, realizzata dalla nostra redattrice Angelica
Chondrogiannis. Incuriositi, abbiamo deciso di approfondire il lavoro
di questa artista.
D:
Il tuo lavoro è decisamente fuori dal comune: in genere non si sente
parlare molto di frattali nel campo dell'arte. Puoi raccontarci come e
quando hai iniziato?

R: Mi ha sempre interessato il linguaggio matematico, nel mio passato
ho studiato per due anni Fisica, ma l'incontro con la geometria
frazionaria è avvenuto casualmente. Nel 1999 stavo facendo delle
ricerche sulla grafica e in questo percorso ho incontrato i frattali.
Sono sempre curiosa di ciò che non conosco, così ho voluto approfondire
l'argomento e mi sono addentrata nei sistemi complessi. La ricchezza,
la flessibilità e la bellezza della geometria frazionaria mi ha
letteralmente affascinato, dedicavo tutto il mio tempo libero al suo
studio, direi che era diventata una piacevole "ossessione" in senso
lato. Avevo tra le mani lo strumento che a lungo avevo cercato per dar
"voce" alla mie immagini interiori e che mai avevano trovato adeguata
espressione negli altri itinerari artistici che avevo percorso e
percorrevo in silenzio.
D: E' difficile concretizzare in una semplice definizione i
frattali, ma potremmo dire che sono una sinergia fra la creatività - di
chi li realizza - e di razionalità - della matematica, o meglio della
geometria frazionaria. Per realizzare i frattali esistono dei programmi
appositi, che permettono - correggimi se sbaglio - di applicare alla
realtà un nuovo punto di vista. E' corretto?

R: Per generare un frattale è necessaria una procedura che deve essere
iterata all'infinito. La complessità dei calcoli ha rappresentato un
ostacolo a progressi significativi in questo tipo di geometria fino
all'avvento dei calcolatori negli anni '60. I programmi utilizzati
possono essere paragonati a delle potenti "calcolatrici": consentono di
fare rapidamente i calcoli richiesti e di visualizzarne graficamente il
risultato. Personalmente non direi che si applica alla realtà un nuovo
punto di vista, come accade, per esempio, nella manipolazione digitale
delle immagini; direi piuttosto che si descrive la struttura più intima
della realtà, la sua complessità come esito di molteplici interazioni
fra molteplici elementi. Il processo è iterattivo e non ha un suo
termine naturale. Più che di punti di vista, di prospettive, parlerei
di ricerca e scoperta della realtà. D: Cerchiamo di spiegare meglio ai nostri lettori come realizzi i
tuoi frattali. Di base ovviamente c'è la voglia di ricercare una nuova
modalità espressiva. E abbiamo detto che esistono dei programmi
appositi. Ma occorre anche una buona conoscenza della matematica?

R: Dipende da cosa si vuole fare. Oggi ci sono molti programmi
intuitivi, con formule e parametri già inseriti, dove è sufficiente
"cliccare" sui comandi. Si ottengono degli sviluppi frattali che
possono anche essere delle belle immagini fantasmagoriche e colorate.
In questo procedimento casuale puoi non saper niente di matematica:
accetti quello che il procedere a caso ti offre. Discorso diverso è se
si vuole utilizzare la geometria frazionaria come vero e proprio
strumento al servizio della propria creatività. In questo caso, per lo
meno, si deve conoscere la struttura-cornice matematica in cui ci si
muove per poter indirizzare le iterazioni verso la realizzazione del
proprio progetto, fermo restando che operare con i frattali è sempre e
comunque un percorso di ricerca e scoperta proprio per la complessità
di cui parlavo prima. Nell'uso artistico, la geometria frazionaria è
l'equivalente dei pennelli e dei colori: diversi gradi di conoscenza
del disegno e della tecnica pittorica consentono la realizzazione di
quadri molto diversi tra loro, sia per qualità che per espressione.
D:
Questo arte tecnologica ti permette di usare un linguaggio decisamente
innovativo . I frattali, da fruitrice, risultano come paesaggi
fantastici che ricordano, ad esempio, quelli della natura, ma anche dei
paesaggi interiori. In maniera preponderante sembra venir fuori dal tuo
lavoro il movimento dell'acqua, che potrebbe essere paragonato al
movimento dell'anima umana - l'acqua si muove in base alle scosse che
riceve: se sono forti, deboli, in base alla direzione da cui provengono
ecc.. e metaforicamente così anche l'animo umano…?

R: Eh sì, è proprio così! Tutto il mio lavoro ha un titolo
sovraordinato Ricordi da un Mondo Lontano, dove il mondo lontano è la
nostra interiorità, universo unico per definizione e costituzione, che
ci identifica e che è visibile solo a noi stessi nella sua interezza. I
miei quadri sono frammenti di questo Mondo Lontano, una perlustrazione
della nostra unicità e del rapporto di tale unicità con il mondo
esterno. E' un'iterazione continua, noi influiamo sul mondo, il mondo
influisce su di noi. Siamo sistemi dinamici complessi.
D: C'è qualcosa che non ti ho chiesto di cui vorresti parlare?R:
La speranza. Il mio nome d'arte è Sperya da speranza. Non è uno
pseudonimo, è affiancato a Jeannette. E' Sperya che recupera i
frammenti dal Mondo Lontano: la speranza di poter essere migliori, per
noi e per gli altri. Non dobbiamo mai perderla. Mai.
Biografia:Jeannette Rütsche, nasce a Zurigo (Svizzera) nel 1961
da padre svizzero tedesco e madre toscana. Per ragioni professionali la
famiglia si trasferisce a Salerno (Italia) nel 1966. La
multiculturalità accompagna tutta la vita di Jeannette rendendola uno
spirito indipendente ed eclettico. Negli anni del suo sviluppo, oltre
che in Italia, viaggia in Svizzera, Austria, Inghilterra.
La curiosità e la tendenza riflessiva e introspettiva portano presto
Jeannette ad avvertire la poliedricità della vita e il dualismo
esistente tra il mondo immaginato e il mondo reale. A 14 anni affida a
Sperya la tutela dei propri sogni attraverso la sperimentazione di
varie forme espressive: pittura su cartone e legno, collage, scrittura.
La scoperta della fotografia sembra mediare tra i due mondi.
Completati gli studi linguistici a Salerno, si trasferisce prima a
Firenze e poi parte per tre anni lavorando a bordo delle navi da
crociera: paesi del bacino Mediterraneo, Senegal, Sud America, Caraibi,
Canada, Nord Atlantico.
Nei successivi 16 anni si impegna nella gestione e nella comunicazione
aziendali in società italiane e multinazionali. Nuovi viaggi che la
portano dagli Stati Uniti fino a Hong Kong oltre a spedizioni personali
che le fanno incontrare la magia del Sahara.
Nel 1998 si trasferisce a Milano dove attualmente vive, lavora e
studia.
Mentre Jeannette sperimenta il mondo concreto e cerca di fermarlo e
interpretarlo nelle sue fotografie (apprezzate e utilizzate in modo
informale in lavori documentaristici), Sperya parallelamente prosegue
la ricerca del mezzo idoneo ad esprimere un mondo lontano e silenzioso
di cui è custode. Forte delle competenze informatiche acquisite in
crescendo a partire dal 1985 e dell'interesse per il linguaggio
matematico che aveva portato Jeannette a seguire per due anni studi di
Fisica, si appassiona nel 1999 alla geometria frazionaria e trova in
essa lo strumento idoneo a dare espressione alle forme e allo spazio
infinito della mente.
Dal 2002 Jeannette si dedica interamente all'attività artistica e allo
studio della mente umana, conseguendo la Laurea in Scienze e Tecniche
Psicologiche presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca. E
consente a Sperya di mostrare i lavori della sua immaginazione. Suoi
quadri entrano a far parte di collezioni private in Italia e
all'Estero.
Nota:Il termine frattale fu coniato nel 1975 da B.B. Mandelbrot
per indicare una vasta categoria di oggetti matematici di dimensione
geometrica frazionaria--da cui "frattale" (dal latino frangere,
spezzare) - che mostrano la proprietà di auto-simiglianza. Le prime
curve frattali vengono studiate già a fine '800 da Koch e Peano, ma
vengono considerate come pure stranezze matematiche. (Estratto da
Boarino L., Durin G. (2003). Frattali. L'Enciclopedia di Repubblica, 8,
617-620)
Immagini:
1- Jeannette Rütsche Sperya, Frattale A0804 Il guardiano 80x60
2- Jeannette Rütsche Sperya, Frattale D0405 Il visitatore 50x60
Web-Site:
http://www.digitalsperya.it

Intervista all’illustratrice Simona Tortolano
Tratto da www.whipart.it
"La
pittura e l’illustrazione prendono, nella mia attività, spunto da
vecchie fotografie di famiglia. La ricerca personale si muove sui
binari delle atmosfere passate che a loro volta rivivono e si rinnovano
nelle mie interpretazioni. Gli originali vengono analizzati, scomposti,
cancellati, e sviscerati fino ad arrivare ad una sintesi significante."
Nata a Cassino nel 1973, dopo la laurea in Economia Aziendale e varie
esperienze lavorative, Simona Tortolano ha deciso di seguire la sua
grande passione per il disegno, frequentando corsi di illustrazione e
pittura sia all’estero che in Italia, dove si è formata alla Scuola
Internazionale di Comics. Il processo formativo culmina, però, a Londra
presso la Central Saint Martins school of Art & Design, all’interno
della quale si è specializzata in illustrazione di moda. Dal 2004 è
entrata a far parte dell'Associazione Illustratori italiani e l’anno
seguente è arrivata finalista al concorso del calendario Associazione
Illustratori 2005, esponendo presso la Galleria l'Affiche di
Milano.L’anno scorso ha, inoltre, collaborato con il cinema per gli
arredamenti pittorici e scenografici in "Manuale D'Amore" di G.
Veronesi.
Quando
hai acquisito consapevolezza della tua inclinazione artistica? A circa
26 anni. Dopo aver seguito un "normale" percorso di studi, la laurea in
economia e diversi lavori, ho sentito chiaro e forte dentro di me
l'impulso di disegnare. E’ stato come scoprire in un periodo di
silenzio la verità su me stessa. Sono quasi completamente autodidatta,
anche se ho cercato di completare ed arricchire la mia formazione con
corsi in Italia e all'estero.
Oltre te, c’è qualcun altro in famiglia dotato della stessa creatività?
Pur provenendo da una famiglia lontana dall'arte, anche mio fratello
Antonio, come me, possiede un talento creativo abbastanza spiccato ma
nel campo letterario e giornalistico.
Attualmente svolgi un’attività lavorativa che ha ben poco a che vedere
con l’arte. Eppure hai portato avanti lo stesso la tua passione
artistica. Puoi spiegarci le motivazioni? E’ stata una scelta
combattuta? No, non é stata una scelta combattuta perché il lavoro che
svolgo attualmente mi dà da vivere, cosa che non sono riuscita a fare
solo con il mio talento. Ci ho provato con tutta me stessa e continuerò
a provarci fino a che l'arte diventerà l'occupazione principale della
mia vita.
Quali sono i modelli a cui attingi per le tue illustrazioni? La pittura
e l’illustrazione prendono, nella mia attività, spunto da vecchie
fotografie di famiglia. La ricerca personale si muove sui binari delle
atmosfere passate che a loro volta rivivono e si rinnovano nelle mie
interpretazioni. Gli originali vengono analizzati, scomposti,
cancellati, e sviscerati fino ad arrivare ad una sintesi significante.
In linea di massima, adoperi sempre gli stessi elementi iconografici
oppure si tratta ogni volta di una creazione ex novo? Le atmosfere
preferite sono quelle tipiche degli anni Sessanta e Settanta, grazie a
queste aspiro a ricostruire i legami familiari sfilacciati,
suggerendomi un processo di riappropriazione della storia personale, in
particolare la figura di mia madre costituisce quasi un tentativo di
esorcizzare il dolore.
Come definiresti il tuo stile nel disegno? Ogni qual volta che analizzo
una “fonte” vengo catapultata in un viaggio nel tempo dove le mie
stesse emozioni mi guidano attraverso uno stile inevitabilmente
impulsivo e fatto di gesto.
I
colori che utilizzi possiedono un significato simbolico? Che valore
conferisci alla componente coloristica? Direi il "non colore", visto
che in quasi tutte le tele uso il bianco e nero di base o addirittura
in alcune illustrazioni il risultato finale è prodotto dal passaggio
dell'acqua sul pennarello nero. Il bianco e nero ha un fascino
incredibile su di me e mi riporta indietro nel tempo. Il colore, quando
c'è, è quasi un pattern.
Hai altri hobbies? Mi affascina tantissimo il montaggio video, sto
studiando per questo e metterò presto alla prova le mie capacità.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Sono ferma più o meno da un
anno perché sento di dover cambiare qualcosa ma sto ancora cercando di
ascoltare me stessa per poi ripartire da qualcosa di nuovo. Ho in mente
tante cose e le sto mettendo insieme.
Vedremo cosa c'è oltre. L’illustratrice Simona Tortolano è stata,
peraltro, ospite professionista alla mostra internazionale di fumetto,
grafica e satira indetta dalla Regione Toscana e ACSIT .
Attualmente vive e lavora in Toscana.
Per ulteriori informazioni consultare il seguente sito:
www.associazioneillustratori.it
La redazione di Whipart ringrazia Simona Tortolano per la gentile
disponibilità.
Illustrazioni:
1. Senza titolo, 200x180cm, olio su tela
2. Face
3. Daddy

Angolo Corti - Evento Roma - Cortometraggi - Freeling, di Michele Chiappi
Tratto da www.whipart.it
Di Angelica Chondrogiannis - 08.04.2006
Michele
Chiappi nasce a Roma nel luglio del 1979. Laureando presso la Facoltà
di Biotecnologie genomiche dell’Università La Sapienza di Roma, da
sempre mostra una grande passione per il cinema e per le arti
figurative. Dopo aver partecipato come tecnico per gli effetti speciali
e scenografo alla realizzazione di due cortometraggi e aver vinto il
primo premio di un concorso bandito dall’Università La Sapienza di
Roma, decide di scrivere e realizzare Freeling. Il cortometraggio
suscita l’interesse di una piccola casa di produzione indipendente
romana, la Bersek. Michele Chiappi realizza Freeling all’età di 22
anni, con la tecnica stop-motion: due mesi di preparazione solo per
scenografie e modelli, inventati con svariati materiali a basso costo,
tre mesi di intensa e continuativa lavorazione per la registrazione e
il montaggio. Nel 2003 vince il premio come Miglior Sceneggiatura della
prima edizione del Minerva Film Festival a Roma.
FreelingFreeling
è la storia di uno spaventapasseri che si ritrova nel suo campo di mais
accorgendosi di essere vivo come la natura che lo circonda. Iniziano
così una piccola ribellione verso la sua precedente “funzione” e la
fuga verso la libertà, assaporata per la prima volta e percepita per
questo come ancora più preziosa. Ma gli uccelli mangiano il raccolto, e
lo spaventapasseri si sente responsabile e decide di costruire
“qualcuno” che possa sostituirlo. L’aria però è ancora frizzante, e
chissà che anche il sostituto non decida di svegliarsi...
Freeling, unione dei termini inglesi “freedom” (= libertà) e “feeling”
(= sentimento, sensazione), è una bella favola poetica di sapore
vagamente burtoniano e, per quanto costruita con mezzi “di fortuna”
(tavole di legno, pasta di sale, foglie di bambù, colori, aerografo e
plastilina), riesce a veicolare la forte carica emotiva delle piccole
storie fantastiche, con una delicatezza fuori dal comune. Chiappi
dimostra come l’attenzione al contenuto e alla sua espressione valga
molto più di una forma perfetta.
FreelingChiappi,
Michele, Freeling, 2002, 9 min., Produzione Rizzagrio.
Credits: Regia e soggetto: Michele Chiappi; Musiche: Andrea Montepaone;
Modelli e animazioni: Michele Chiappi; Montaggio: Giancarlo Palermo;
Scenografie: Michele Chiappi; Aiuto scenografia: Silvia Chiappi;
Fotografia: Michele Chiappi; Produzione: Rizzagrio; Montaggio e titoli
presso la Bersek Film. Si ringrazia Michele Chiappi per averci permesso
di proiettare il suo cortometraggio durante la Serata Whipart del 22
Aprile 2006, al Linux Club di Roma.

Fotografia - Evento Whipart Roma - L’arte di posare. Hedy, una modella, un sogno
Di Sabrina Falzone - 28.03.2006
Tratto da www.whipart.itSemplicità,
eleganza, espressività. Sono questi i segreti che si celano dietro il
potere seduttivo di Hedy, modella per gioco e per professione. È
italianissima, nonostante il nome insolito e originale che porta. Nei
lineamenti e nell’espressione del viso si può scorgere una vaga
somiglianza con Hedy Lamarr, l’attrice del primo Novecento che aveva
associato bellezza e ingegno, divenendo famosa comparendo interamente
nuda nel film “Estasi” (1933).
Capelli
castani, corporatura esile e occhi marroni dai riflessi verdi, Hedy
Nerito è una ragazza semplice, che si diverte a fare la modella,
assumendo innumerevoli pose davanti l’obiettivo fotografico e
interpretando con estrema vivacità i vari ruoli che le vengono
affidati. Ha seguito molti corsi di portamento, di posa fotografica e
casting video e nel corso della sua carriera artistica ha collaborato
con moltissimi fotografi, fotoamatori, pittori e scultori.
Il 22 aprile 2006, presso il Linux Club di Roma, Hedy si esibirà per la
prima volta nel body painting: il suo corpo diventerà una tela e sarà
interamente dipinto dai colori fluorescenti dell’eclettico artista
siciliano Vito Trapani.
Hedy è stata la modella di diversi fotografi professionisti e amatori
per portfolio personale, mostre, concorsi e workshop: per le mostre
artistiche di Sergio Tenderini a Varese e di Roger Conti a Senigallia;
per workshop a Roma, Torino, Rimini ed Erba (Bergamo); per la ricerca
artistica “Ten years shooting people” di Livio Moiana e per il
portfolio G.B. Sambuelli. Ma l’esperienza più significativa a livello
nazionale è stata sfilare per la presentazione Moda Capelli
Autunno/Inverno 2005-2006 della Revlon. Tommaso Bazzi, Paolo Miserini,
Mario Bellini, Franco Gardin, Paolo Lanzi, Marco Belli, Fulvio Tamponi,
Alessandro Frusta sono solo alcuni dei fotografi per cui ha posato.
Emoziona
e si emoziona scatto dopo scatto, giocando ora come una bimba ora come
una donna consapevole della sua femminilità. Passione, entusiasmo e
brio arricchiscono la sua frizzante personalità. Hedy ha una grande
aspirazione: comparire sulle riviste di moda e diventare la testimonial
di un grande marchio.
Attualmente vive a Gallarate, in provincia di Varese.
Per concludere, grazie all’idea e all’impegno del signor John Marini è
appena nato “Hedy fans club” http://it.groups.yahoo.com/group/hedy
Per chi avesse voglia di scoprire Hedy è possibile visitare il suo sito
personale: http://www.hedy.it/
Immagini:
1. Fotografia di Claudio Ventura
2. Fotografia di Tiziano Travaini

Arte contemporanea - Intervista al pittore Vito Trapani
Di Sabrina Falzone - 07.01.2006
Tratto da www.whipart.itUna
mattina di dicembre, per le strade di Marsala, abbiamo incontrato
casualmente Vito Trapani, pittore di grande fama in Sicilia. Con
l’occasione, spostandoci in piazza del Popolo, lo abbiamo intervistato
all’interno dell’Etoile, sua recente creazione dai suggestivi richiami
spaziali.
Nel
momento creativo segui un progetto ben definito o, semplicemente,
improvvisi?
Non esiste una fase progettuale, si tratta di un’esecuzione libera e
spontanea. L’improvvisazione lascia ampio spazio alla libertà creativa,
non senza superare innumerevoli difficoltà. Dal momento che ho sempre
più di un’idea valida, devo necessariamente fare una scelta. Non sempre
è una scelta facile.
Qual è il filo conduttore che accomuna il Sokkè all’Etoile, entrambi
tuoi capolavori?
Punto fondamentale della mia opera è l’impiego di materiale riciclato,
ma ogni creazione ha una vita a sé stante. La mia ricerca è continua
scoperta.
Nel tuo linguaggio artistico ci sono moduli espressivi ricorrenti?
Quali adotti frequentemente?
Sì, nella mia pittura materica utilizzo spesso forme ellittiche e
semisfere accostandole ad un linguaggio “spaziale”. La
tua creazione si limita alla pittura o frequenti anche altri generi
artistici?
Attualmente mi sto dedicando anche alla fotografia digitale, ma si
tratta di una sperimentazione momentanea, tornerò presto alla
manualità. Preferisco toccare, plasmare.
Che cos’è veramente il Sokkè e cosa significa?
Ciò
che un osservatore vuole interpretare! Sokkè sono le domande espresse
da persone-campione, scelte a loro insaputa per studiarne le reazioni e
l’effetto di questa provocazione visiva, emotiva e inconscia. Il
risultato ottenuto è che il cliente si dimentica di essere entrato nel
Sokkè per fare shopping!
Come nasce l’idea del Sokkè?
L’idea nasce per la stessa motivazione con cui sono nate le correnti
artistiche contemporanee: per contestazioni, provocazioni, nuovi
ideali, ecc. Infatti, non a caso abbiamo fortemente deciso che i
materiali dovevano essere di riciclo, di reitero, di sfido e nello
stesso tempo di recupero, ma le difficoltà sono state enormi per la
ricerca vera e propria del “prodotto”, per contestualizzarlo,
collocarlo o collegarlo in modo armonico con il contesto
visivo-percettivo del Sokkè! Preferisco utilizzare un oggetto
“trovato”, anziché un “prodotto comprato”.
Per curiosità, il crocifisso che hai inserito nel Sokkè ha un valore
dissacratorio in un contesto simile?
No, spirituale!
Come
mai hai impiegato ben sette mesi per realizzare il Sokkè?
Sarebbero bastati trenta giorni, ma ho voluto concentrare la mia
attenzione sulla cura del particolare. Dal momento che ho voluto
allontanarmi dal consueto arredamento commerciale, nessuna cosa può
essere trascurata!
A chi si rivolge veramente la tua arte?
Scoppia in una sonora risata.
Il target non esiste! - Ride divertito.
Come reagisce la realtà marsalese?
Il mio temperamento confluisce in uno spirito d’innovazione, nel
tentativo mai vano di “svegliare” una realtà marsalese ancora
“dormiente” al fermento artistico.
Le
sue risposte non possono che rammentarci il Manifesto del Dadaismo di
Tristan Tzara: “L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se
stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si
condensa nel caporeparto di questa industria. E' felice quando si sente
ingiuriato: una prova della sua incoerenza.”
Ringrazio Vito Trapani per la sua cortese disponibilità.
Fotografie:
1. Etoile, Autoritratto
2. Etoile, Stanza psichedelica
3. Etoile, Stanza psichedelica, sedia riflettente il soffitto
4. Sokkè, Crocifisso
5. Etoile, Particolare del bancone

Arte contemporanea - L’esplosione del colore. La Body Art di Vito Trapani, un focolaio di emozioni
Di Sabrina Falzone - 11.04.2006
Tratto da www.whipart.it
Infuocate
colate laviche dai colori esuberanti scorrono con irruenza dal
vulcanico universo mentale di Vito Trapani. E’ un’eruzione di luci che
investe, rapisce e fa perdere i sensi per proiettarci bruscamente sulla
piattaforma dell’arte, ad assistere, vittime di questo tripudio lirico.
Il suo fermento artistico non si placa dal 1978, anno in cui ha
intrapreso un affascinante percorso artistico, formandosi prima presso
il Liceo Artistico, poi all’Accademia di Belle Arti a Palermo. Ribelle
e capriccioso, Vito Trapani è stato per lungo tempo allievo di Luigi
Addezio, amico e collega del grande Maestro Manzù, esponendo i suoi
capolavori non soltanto in Sicilia, ma anche a Bari, Udine, Positano,
Pompei e in Giappone (a Tokyo) con echi positivi persino in Olanda.
Pittore, scultore, grafico, disegnatore, scenografo, curatore di
mostre, professore, orafo e falegname, Vito Trapani ama definirsi un
operaio dell’arte, se non addirittura un servo di essa. Murales,
vetrate artistiche, installazioni, gioielli, gazebi orientali,
arredamenti creativi, pannelli pubblicitari e decorativi sono solo un
assaggio della miriade di attività che ha sperimentato l’eclettico
artista marsalese. Come se non bastasse nell’89 ha prestato servizio
presso l’Ente Mostra Nazionale di Pittura per la Mostra di Sironi e i
Figurini ritrovati a Marsala e l’anno seguente è divenuto direttore
artistico dell’Accademia Nazionale dei Mille. Il Maestro Luigi Addezio
ripeteva spesso: “chi ha a che fare con l’arte è un’artista” e Vito
Trapani -ora lo sappiamo- è un artista a 360 gradi! Irrequieto e mai
pago, ha poi realizzato numerose illustrazioni per la nota casa
editrice “La Medusa”, senza mai tralasciare la sua passione smodata per
la creazione di apparati scenografici: in particolare, lo ricordiamo
positivamente come assistente alle scenografie di Jannis Metzinkof
nell’88 per lo spettacolo “Che irrompa la luce” di Irene Papas e come
scenografo per Miss Italia 2001.
Al di là delle innumerevoli esperienze creative e dei successi
professionali raggiunti, Vito Trapani si fa portavoce di una corrente
artistica filoambientale, promuovendo una comunicazione multimediale
estremamente innovativa e fondando una nuova maniera di “fare arte” a
bassissimi costi, a sostegno della grande “crociata” per la
salvaguardia dell’ambiente. Trapani rivela: “con materiali umili riesco
a fare arte”. Il processo catartico di nobilitazione dell’oggetto
inutile (meglio noto come “arte del riciclaggio”) denota una
sensibilità fuori del comune per tutto ciò che lo circonda,
ideologicamente orientata ad un profondo rispetto per la natura. Ma gli
aspetti innovativi nel suo temperamento artistico non si limitano qui.
La ribellione espressiva del colore è il suo punto forza. Ne
costituisce una testimonianza la celebre tela metrica recante il titolo
“La Tonnara di Bonagia nell’interessante immaginario creativo di Vito
Trapani” , all’interno della quale tinte irruente e simboliche si
snodano per ben 20 metri di lunghezza.
In
tale prospettiva, non poteva, del resto, mancare all’appello la Body
Art, una performance che non ha nulla a che vedere con quella praticata
negli anni Sessanta da Vito Acconci, Gina Pane o Ben Vautier con le
loro manifestazioni al limite dell’autodistruzione. Nella Body Art di
Trapani, infatti, non esiste alcun elemento devastante né violento, se
non la forza espressiva del colore, un colore che esplode, che acceca,
che ride di gioia. In questo senso, Vito Trapani si pone su un sentiero
innovativo, diretto verso un orizzonte decisamente ottimistico.
Peraltro, trasformare il corpo in una tela significa comunicare e
creare un linguaggio universale comprensibile ad una comunità
multietnica e multiculturale, un idioma capace di esprimersi in modo
immediato e folgorante. Il corpo non è altro che la sintesi estrema tra
fisicità e intelletto, una fusione che per secoli risultò impensata, ma
oggi ben affermata grazie alla funzione mediatrice della pittura. Non a
caso “ciò che sempre parla in silenzio è il corpo”.
La Body Art di Vito Trapani sembra connotarsi come un processo
puramente critico, motivato da un sentimento di nostalgia estetizzante
del rapporto dell’uomo con il reale. Ciò implica un rifiuto della
realtà a favore della sfera emozionale. In tale performance artistica
l’essere umano viene liberato dalle catene della morale e spogliato
delle artificiali vesti borghesi che reprimono l’istintualità umana.
Attraverso la pittura sul corpo nudo Vito Trapani abbatte le ipocrite
convenzioni di decenza, innestandosi sul piano della verità sociale. Il
pubblico non potrà non rimanerne coinvolto emotivamente. Con
l’intento di carpire ulteriori informazioni, abbiamo intervistato
l’artista all’interno del suo atelier. Premetto che non è stato
possibile effettuare un’intervista “regolare” a Vito Trapani,
caratterialmente schivo, impetuoso e insofferente alle restrizioni
formali, al punto da stravolgere la mia scaletta di domande (preparata
prima del colloquio, come vuole la prassi).
Quando e dove hai iniziato a praticare la Body Art? Dal ’97 ho dato
l’avvio a vari spettacoli di Body Art prima solo in discoteche e pubs
della Sicilia, poi anche in provincia di Salerno, finché, a partire dal
2002, mi sono cimentato nel body painting televisivo a cura della
trasmissione “Domenica del Villaggio” condotta da Davide Mengacci e
Mara Carfagna, per il Giffoni Film Festival (per il quale ho curato
pure la scenografia) e per il Festival di Musica mediterranea “Suoni in
sintonia” a Marsala. L’anno scorso sono stato ripetutamente ospite di
Canale 2, una tv privata, dove ho praticato body painting su Vito
Casano, uno dei ‘Mufloni’ di Simona Ventura nella trasmissione “Quelli
che il calcio”, nonché indossatore di Roberto Cavalli, Prada e
Dolce&Gabbana.
Nella tua attività artistica la musica ha una rilevanza tale da
spingerti a praticare spettacoli di “pittura musicale”. Ci puoi
spiegare di cosa si tratta? E quali sono i tuoi gusti musicali? Dall’86
effettuo delle performances di pittura e musica che consistono nella
traduzione simultanea dal suono al segno, una sorta di trasfusione dal
sonoro al visivo, dove il colore viaggia sensorialmente dall’occhio
all’orecchio e viceversa. Sono un estimatore della musica afrocubana,
new age, tribale. Queste qualità musicali orbitano, traslano e si
trasferiscono in una miscellanea di colori fosforescenti per
l’intensità di luci ultraviolette proiettate.
Cosa ti ha spinto a dedicarti alla Body Art? L’ispirazione è nata in un
locale alternativo di Mazara del Vallo, dotato di luci wood e colori
fluorescenti, in quel caso specifico utilizzati per illuminare il più
possibile i gradini con lo scopo di evitare che qualcuno inciampasse.
Mosso dalla curiosità, ho chiesto subito al proprietario informazioni
sui colori, che erano appoggiati là vicino. Così ho infilato due dita
all’interno dei vasetti ed ho “sporcato” con un po’ di colore prima il
dorso della mia mano, poi quella di un’amica. Da lì è venuta l’idea di
un uso sociale del colore come elemento decorativo e il gestore del
locale mi ha incoraggiato ad organizzare una serata.
Che sensazione provi dipingendo il corpo femminile? Provo una forte
emozione nel dipingere una modella, nel guardarla negli occhi, nel
vederla muoversi mentre preparo i colori e poi fermarsi quando la
sfioro con il pennello. Inoltre dipingo assumendo pose insolite
affinché il pubblico possa vedere. Durante lo spettacolo devo tenere
sotto controllo molte cose: il pubblico, la modella, le naturali
incurvature del corpo, che non ha sempre una superficie liscia. Oltre
al Body Panting tradizionale, esiste anche la Body Art “Tattile”, che
consiste nel dipingere il corpo direttamente con le mani, senza il
pennello. Il target adeguato per questo tipo di spettacolo è una
convention di critici giusti. Dopo l’emozione, infatti, arriva il
momento intellettuale.
Abbiamo finora parlato delle tue emozioni. Invece, quali sensazioni
vuoi trasmettere agli altri? Desidero che le persone -grazie anche alla
musica- si trasferiscano in una dimensione “altra” almeno per un’ora
(che poi è quello che voglio trasmettere anche con altre performances
artistiche), dimenticando per un attimo la realtà, incluso l’artista,
forse anche a discapito mio. Anzi sicuramente a discapito mio! La
musica deve accompagnare il viaggio in un mondo emotivo diverso. Con il
buio questo effetto è assicurato. Una volta spenti i riflettori sulla
quotidianità, a quel punto io offro un’alternativa temporanea.
Secondo te perché la Body Art continua a riscuotere un gran successo
nella società odierna? La Body Art continua a riscuotere un elevato
interesse socioculturale e artistico per l’immediatezza estetica,
dovuta alla ricchezza dicolori.
Il
tuo umore incide in qualche modo sul tuo operato? La Body Art è un
divertimento. Quando sono arrabbiato non dipingo, perché non voglio
trasmettere alcun effetto negativo, ma solo energia positiva.
Sei un artista estremamente poliedrico, eppure mi chiedo se esista una
performance artistica in cui ti trovi più a tuo agio? L’artista
siciliano deve imparare tutto per sopravvivere. In Sicilia non esiste
una specializzazione come altrove. Noi siciliani dobbiamo saper fare un
po’ tutto. Sono figlio dell’eclettismo, a sua volta figlio delle
difficoltà economiche, politiche, etc. Il vero Eclettismo esiste solo
in Sicilia.
Quali sono le caratteristiche del tuo universo cromatico? La luce
mediterranea che mi circonda m’induce ad utilizzare colori fluorescenti
e accesi, ma non sono un Fauve. Preferisco la nitidezza del colore alle
sfumature tonali; a lungo andare mi accorgo di usare colori sempre più
forti e contrasti cromatici via via sempre più netti.
Da dove trai ispirazione? Il mare è la mia sorgente d’ispirazione per
il suo moto perpetuo. Il mare mi trasmette energia positiva.
Qual è il tuo committente ideale? Il committente giusto è quello che mi
lascia libertà totale. Tutto nasce man mano senza alcun progetto.
Quali sono i tuoi più recenti capolavori? Recentemente ho curato
l’arredamento creativo ed artistico per l’Agenzia generale della
S.I.A.E. e per la sala giochi Alto Fragile di Marsala.
Il
critico d’arte Francesco Carbone ha scritto: “le opere di Vito Trapani
sono dotate di ampio respiro visivo, di luci e di riverberi luminosi
scaturiti da uno stupefacente linguaggio del colore, dalla capacità
creativa di questo singolare artista, dalle sue intelligenti
sollecitazioni a fare della pittura una continua occasione di ricerca,
sia estetica che culturale, attribuendo, cioè, sia all’una che
all’altra, il ruolo di scandagliamento del sapere e della conoscenza,
dentro la storia della vita e dell’arte.”
La direzione artistica di Whipart ringrazia Vito Trapani per la sua
disponibilità a partecipare all’Evento “Whip.zip. Le compressioni
dell’arte” in data 22 aprile 2006 presso il Linux Club di Roma, dove
dipingerà le modelle Hedy Nerito e Giorgia Vicenti.
(Fotografie di Vito Trapani con Vito Casano e Cecilia Pitino)

Musica - Evento Roma - Intervista al dj Bodo, Roberto Baldetti.
Di Angelica Chondrogiannis - 12.04.2006
Tratto da www.whipart.it
I
djs Bodo e Daze allieteranno la Serata multimediale Whipart del 22
Aprile al Linux Club, subito dopo la performance del body painter Vito
Trapani e il concerto di Giovanni Imparato. E riservano una grossa
sorpresa... La parola a Roberto Baldetti.
Sei un professionista molto “particolare”: di giorno assessore, di
notte dj. Cosa ci dici di questa scelta, come è iniziata? E cos’è per
te la musica: una passione, un lavoro, uno svago...?
Bodo: La scelta di fare politica è nata molto presto, nel senso che
tutta la mia famiglia ha sempre fatto politica attiva, anche se mai
nelle istituzioni, e quindi è stato un percorso molto naturale... Per
quanto riguarda la musica, beh, che dire… organizzo feste e metto la
musica dal liceo e per me è soprattutto un divertimento puro…
Tu e Daze avete fatto già diverse serate al Linux Club di Roma: è
amicizia o vicinanza “ideologica”? Vi trovate d’accordo con temi come
il copyleft, la musica libera, etc.?
Ovviamente c’è una sintonia con le battaglie che il Linux Club porta
avanti e credo che questo ormai si sia tramutato in un’amicizia
sincera. Devo dire che al Linux Club si respira un’aria diversa da
tutto il resto dei “locali” di Roma. Ci si sente subito parte
dell’Associazione e credo che questo sia percepito anche dalla città
per la quale è diventato uno dei pochi spazi veramente “liberi”.
Per quanto riguarda l’evento Whipart al quale siamo davvero lieti di
avervi, cosa pensi del tentativo di accostare e far dialogare diverse
espressioni artistiche? E vorresti darci qualche consiglio? Lo
accettiamo volentieri!
Prima di tutto vi ringrazio per l’invito alla vostra serata. Il dialogo
fra le diverse espressioni artistiche è un tentativo nobile e credo che
se ci sarà (come credo) la volontà da parte di tutti i partecipanti
sarà una grandissima serata…
Che tipo di musica ci farete ballare? E perché la vostra scelta va
verso questo genere?
La nostra scelta non ricade su un genere solo, anche se ci definiscono
Dj di happy music… Ma in realtà ci piace far divertire le persone che
ballano con noi e partecipano alle nostre serate quindi dipende
dall’età e dai gusti della “pista”…
A secondo dei periodi, in musica, ma anche in altri campi, tornano di
moda gli Anni Novanta, Ottanta, Settanta, e via a scendere o a
risalire. Cosa ne pensi di queste rivalutazioni momentanee fatte
soprattutto da televisione e radio: è solo moda, o ci sono altre
ragioni? C’è un periodo che senti più vicino in quanto a gusti
personali, e perché?
Credo che siano mode momentanee che si fondano soprattutto sulla
pochezza della musica attuale... Devo dire che fanno eccezione gli anni
‘70 che ormai fanno parte della storia... Dovrei dire che preferisco
anni ‘80, ma per diverse ragioni, soprattutto politiche ed economiche,
quegli anni siano stati una vera iattura...
Musica e politica: c’è un filo conduttore secondo te? E quale?
C’è il filo conduttore della partecipazione... Nel senso che entrambe
hanno ragione di essere se coinvolgono tante individualità e le
esaltano. Sennò musica e politica non hanno senso.
Si ringrazia Roberto Baldetti per la disponibilità e la cortesia.
Appuntamento il 22 Aprile al Linux Club di Roma, per la Serata
multimediale Whip.zip – Le compressioni dell’Arte.

Angolo Corti - Evento Roma - Atomic Monsters e Kumita, di Davené e Demollière
Di Angelica Chondrogiannis - 14.04.2006
Tratto da www.whipart.it
I
cortometraggi Atomic Monsters e Kumita – l’apprentie Sorcière sono le
deliziose opere realizzate in 3D da due autori francesi, Laurent Davené
e Franck Demollière, che verranno proiettate durante la Serata Whipart
del 22 Aprile 2006, al Linux Club di Roma.
Atomic Monsters (Mostri atomici) è la divertente vicenda di Dynamite
Dog, una sorta di cane-Terminator alquanto scalcinato che cerca di
annientare un grasso, irriverente e simpatico insetto alieno, Puke.
Nella sua foga omicida, però, si imbatte in un enorme Iguanosaurus,
nonché nella sua evidente sfortuna...
KumitaKumita – l’apprentie Sorcière (Kumita – l’apprendista strega) è
una giovane streghetta alle prime armi che, incontrato un
apparentemente innocuo coniglietto, decide di punire la sua
sfacciataggine trasformandolo in qualcos’altro. Ma la sua piccola magia
ha una grossa conseguenza...
Come
potrete notare voi stessi dalle immagini riportate nell’articolo, il
design e le animazioni dei due cortometraggi sono splendidi, la cura
dei dettagli è massima e i personaggi sono estremamente caratterizzati,
sia da un punto di vista visivo che comportamentale. I due registi in
questione non hanno davvero nulla da invidiare in quanto a bravura, e
anche tecnica, alle maggiori società di animazione internazionali. Non
per niente i corti sono stati presentati in diversi festival e hanno
ottenuto dei meritati premi. Inutile aggiungere che, benché brevi,
queste opere risultano davvero divertenti e ben riuscite.
Davené, Laurent e Demollière, Franck, Atomic Monsters, 2004, 1,50 min.,
Alligatoon.
Atomic MonstersCredits Atomic Monsters: Concept/Storyboard and design:
Franck Demollière; Score and sound design: Barthelemy Defosser;
Character voices: Puke and Dynamite Dog – Jean Paul Neblon,
Iguanosaurus – Jacques Obadia; CGI and Animation by Alligatoon.
Davené,
Laurent e Demollière, Franck, Kumita – l’apprentie Sorcière, 2005, 1,15
min., Alligatoon.
Credits Kumita: Directed, Art directed and CGI: Franck & Laurent @
Alligatoon; Storyboard and Character Design: Franck Demollière; Sound
Design and Mix: Solange Bermond; Additional Sound Design and Music:
Barthelemy Defossez @ recisio.com; Character voices: Kumita – Marine
Demollière, Lapinoo – Lucas Demollière, Bigshnoof – Jacques Obadia.
Si ringraziano Laurent Davené e Franck Demollière per averci dato il
permesso di proiettare i loro cortometraggi durante la Serata Whipart
del 22 Aprile 2006, al Linux Club di Roma.
Per maggiori informazioni sugli Autori e sulla realizzazione dei
cortometraggi, rimandiamo al sito Internet http://www.alligatoon.com/.

Angolo Corti - Evento Roma – Albert, Al & Bart e la relatività speciale, OGM Animation Studios
Di Angelica Chondrogiannis - 13.04.2006
Tratto da www.whipart.it
Il
cortometraggio in 3D Albert, Al & Bart e la relatività speciale,
realizzato da OGM Animation Studios, è un bellissimo esempio di come
l’animazione si possa ben prestare anche per scopi educational, ovvero,
nel nostro caso, spiegare la teoria della relatività. A questo punto
risulterà chiaro a chi si riferisca il personaggio Albert del titolo.
Albert, Al & Bart e la relatività speciale, prodotto dal REVR
(Reverse Engineering and Virtual Reality Laboratory) dell’Università
della Calabria e realizzato da un giovanissimo (Settembre 2005) studio
d’animazione di Cosenza, è innanzitutto un grande incoraggiamento per
tutti i registi italiani che abbiano deciso di cimentarsi con un campo
ancora poco sviluppato in territorio nazionale come, appunto,
l’animazione 3D. Questo cortometraggio, infatti, oltre a spiegare
coraggiosamente un tema di non facile comprensione, è sicuramente
caratterizzato da un buon livello tecnico in tutti gli ambiti della
realizzazione, dalla modellazione al texturing, dall’illuminazione
all’animazione, come si può vedere dai fotogrammi presenti
nell’articolo.
OGM
Animation Studios è formato da: Elena La Regina, laureata in Belle Arti
ed in Scienze della Comunicazione, esperta in grafica e comunicazione
visiva, si occupa della direzione artistica; Peppe Larìa,
Albertlaureato in DAMS Multimediale, esperto di modellazione 3D e di
fotografia, realizza i personaggi e le scenografie; Giovanni Posella,
laureato in DAMS Multimediale, esperto in animazione e compositing, si
occupa delle animazioni e sovrintende la post-produzione e gli effetti
speciali; Francesco La Regina, laureato in Ingegneria informatica, cura
la sezione web ed amministrativa.
OGM Animation Studios, Albert, Al & Bart e la relatività speciale,
2005, 5 min., Università della Calabria. Un
fotogramma del cortoCredits: Regia, Sceneggiatura, Soggetto: OGM
animation studios; Storyboard, Texturing: Elena La Regina;
Modellazione, Illuminazione: Peppe Larìa; Animazione, Compositing:
Giovanni Posella; Colonna sonora, Musiche: Eugenio Guido; Produzione:
Reverse Engineering and Virtual Reality Laboratory, Università della
Calabria; Produttore esecutivo: Francesco La Regina.
Si ringrazia OGM Animation Studios per averci dato il permesso di
proiettare il cortometraggio durante la Serata Whipart del 22 Aprile
2006, al Linux Club di Roma.
Per maggiori informazioni sugli Autori e sulla realizzazione del
cortometraggio, rimandiamo al sito Internet http://www.ogm3d.com/albert.