[FrontiereDigitali] SIAE e Creative Commons si cercano. Si troveranno? (da PI di oggi)
francesco tupone
francesco.tupone a gmail.com
Mar 2 Dic 2008 01:10:58 CET
SIAE e Creative Commons si cercano. Si troveranno? Le incompatibilità sono
lampanti: l'artista che rilascia sotto licenze CC non può conferire il
mandato alla SIAE per far riscuotere i propri compensi. Lentamente, si sta
lavorando affinché cambi qualcosa
di Gaia Bottà da punto-informatico.it del 2 dicembre 2008
Ramazzotti non è il solo
Faenza - Le libertà offerte da Internet potranno trasformarsi in
opportunità: SIAE auspica di poter tornare al Meeting delle Etichette
Indipendenti di Faenza il prossimo anno e di annunciare un progetto di
collaborazione con Creative Commons, un incastro tra la rigidità di leggi e
regolamenti e la flessibilità con cui le licenze Creative Commons consentono
agli autori di riservarsi alcuni diritti e di cedere altrettanti permessi.
Riprodurre non ha costi, diffondere non ha costi, non ha costi l'opportunità
di guadagnarsi una visibilità presso folle di pubblico o nicchie di
appassionati, che possano alimentare la voglia dell'artista di coltivare il
proprio talento. Le opportunità offerte dalla rete sembrano però scontrarsi
con una regolamentazione che non sa transigere: il diritto d'autore è
monolitico, per approfittare delle tutele garantite agli artisti dalle
istituzioni va abbracciato in toto. In caso contrario va gestito sul filo
delle eccezioni e delle aree grigie. Nel quadro del convegno Siae e Creative
Commons: insieme si può? organizzato dall'ARCI, gli artisti, SIAE, Creative
Commons e gli intermediari che si sono fatti spazio in rete erano al MEI per
tentare la connessione.
Jamendo, rappresentata dal suo responsabile del marketing Pierre-Yves
Lanneau-Saint Léger, ha illustrato con chiarezza le opportunità: Jamendo
offre spazio, visibilità e opportunità di raggranellare guadagni agli
artisti che rilasciano la propria musica con licenze Creative Commons. Gli
autori in Italia si trovano di fonte a una scelta: mantenere ciascuno dei
diritti previsti dalla legge, negando al proprio pubblico la possibilità di
far circolare legalmente la propria musica e negando a se stessi la
possibilità di approfittare del passaparola, oppure incoraggiare il proprio
pubblico a condividere e a far circolare le proprie opere. Qualora
abbraccino l'opzione tradizionale, si iscriveranno alla SIAE, cederanno alla
SIAE la gestione dei loro diritti e la raccolta dei compensi che deriveranno
dalla circolazione della propria opera. Si tratta di una scelta che
soprattutto gli artisti emergenti non si sentono di fare. L'alternativa è
optare per rilasciare le proprie opere con una licenza libera calibrando le
opportunità in gioco, ma rinunciando nel contempo al servizio che la SIAE
offre agli artisti: chiunque decida di mettere a disposizione del pubblico
la propria musica con un licenza libera, e stabilendo che colui che ne
voglia fare un uso commerciale debba negoziare i compensi con l'artista, si
troverà costretto a gestire autonomamente questa raccolta. Agli autori che
rilascino sotto licenza CC, Jamendo offre la possibilità di mettere la
propria opera sul mercato: esistono programmi per condividere alla pari la
raccolta pubblicitaria presente sulle pagine del sito, è possibile aderire
ad un programma commerciale stipulando un contratto con Jamendo che
negozierà la gestione delle opere per usi commerciale dividendo a metà con
l'artista il ricavato.
Ad aver rinunciato alla tutela imposta a livello istituzionale, ad aver
approfittato di Jamendo, sono artisti che hanno messo a disposizione più di
150mila pezzi: i 430mila utenti di Jamendo hanno la possibilità di metterli
in circolazione, di far assurgere l'artista alla popolarità. Ma qualora il
brano dell'autore che rilascia la musica su Jamendo e la mette a
disposizione per usi non commerciali venisse passato in radio, non potrebbe
approfittare della SIAE per vedersi compensato.
La legge sul diritto d'autore e il regolamento SIAE impongono all'artista la
scelta: la registrazione alla SIAE obbliga a depositare tutte le proprie
opere alla collecting society, corrisponde al conferimento di un mandato
esclusivo che si dispiega su tutti i diritti detenuti dall'autore su un
brano. Impossibile dunque cedere dei diritti con le licenze Creative Commons
o con altre licenze libere e nel contempo approfittare della raccolta e
della gestione dei guadagni che SIAE offre agli artisti. Gli artisti
scalpitano: Gianluca, esponente dei Rein, non usa mezzi termini: l'avvento
delle tecnologie digitali e l'avvento della banda larga impongono un
ripensamento della concezione del diritto d'autore e delle sovrastrutture
che lo governano. "L'assioma che la pirateria uccide la discografia non è
tale": Gianluca spiega che "Ramazzotti è l'unica alternativa", che la musica
mainstream distribuita e fruita in modo tradizionale ha sempre percorso
circuiti estremamente diversi rispetto a quelli della musica indipendente.
Internet ha aperto numerosissime strade, le licenze CC costituirebbero lo
strumento per batterle nella piena legalità e garantendo la massima
fruibilità all'utente e bassi costi per l'artista, che non sarà obbligato a
zigzagare investendo in promozioni, esibizioni dal vivo, intermediari che si
preoccupano della distribuzione fisica delle sue opere. La pirateria non può
che giocare a favore dell'artista, questi può tutelare il proprio pubblico
rilasciando l'opera con una licenza Creative Commons che inviti a diffondere
i contenuti senza che i suoi promotori vengano criminalizzati e vengano
paradossalmente accusati di danneggiare l'artista.
Ma le licenze Creative Commons non sono compatibili con gli strumenti
tradizionali di gestione dei diritti che gli artisti hanno deciso di cedere
sotto compenso.
Dall'Olanda all'Italia
L'Olanda ha battuto una strada alternativa. Si è tentato di incuneare le
licenze Creative Commons nei regolamenti che determinano le relazioni tra
gli artisti e la collecting society che raccoglie e redistribuisce le
royalty. Gli autori che scelgono di concedere al proprio pubblico di
utilizzare a proprio piacimento le opere da un anno possono affidarsi a Buma
Stemra, il corrispettivo locale della SIAE, per raccogliere i compensi che
derivano dagli usi commerciali negoziati con altri attori della catena del
valore della musica.
Il percorso è stato accidentato e tortuoso: a raccontarlo al pubblico del
MEI c'è Paul Keller, responsabile di Creative Commons Nederland. Così come
in Italia, Buma Stemra lanciava agli artisti un messaggio ambivalente: da un
lato si offriva di gestire i loro diritti, in quanto gestirli autonomamente
sarebbe stato un'impresa impossibile per l'artista, dall'altro rifiutava di
raccogliere compensi a favore di coloro che gestissero il proprio repertorio
secondo schemi differenti rispetto a quelli stabiliti dalla legge sul
diritto d'autore. In questa discrasia si è inserito un processo di
negoziazione: dal 2007 gli artisti che rilasciano la propria opera sotto le
tre licenze Creative Commons con attributo non commercial possono avvalersi
dei servizi offerti da Buma Stemra per la riscossione delle royalty.
Sono stati necessari tre anni per raggiungere un compromesso: Buma Stemra ha
stabilito di raccogliere e distribuire i compensi raccolti con gli usi
commerciali delle opere distribuite con licenza Creative Commons. Nonostante
siano meno di 15 gli artisti olandesi che hanno aderito alla
sperimentazione, Keller ricorda che il progetto pilota ha rappresentato un
passo avanti nell'integrazione dei diritti delle libertà che spettano
moralmente all'autore nel tradizionale e monolitico sistema.
Le licenze Creative Commons, il cui porting è stato effettuato in 50 paesi,
sembrano dimostrarsi un modo per combinare le licenze libere e l'economia
della cultura agevolata dalla rete ai sistemi tradizionali di gestione dei
diritti. Anche l'Italia poco più di un anno fa, ha avviato un esperimento
per tentare l'incastro: l'avvocato Deborah De Angelis, componente del gruppo
di studio giuridico Creative Commons Italia, riepiloga il percorso svolto
finora. "Ci si è accorti che c'era una sostanziale incompatibilità, in
quanto il mandato ha carattere generale e assoluto - spiega De Angelis - non
permette all'associato una volta che ha deciso di essere parte di una
società di gestione di poter gestire autonomamente anche quelli che sono gli
scopi non commerciali con cui vengono utilizzate le proprie opere". "Le
problematiche maggiori sono legate alla definizione di quello che possa
essere considerato uso commerciale e uso non commerciale": il problema
consiste nel tracciare un discrimine tra le utilizzazioni sulle quali la
SIAE dovrebbe intervenire per raccogliere i compensi e redistribuirli, e le
utilizzazioni per cui non è necessario mobilitare la SIAE perché l'autore ha
concesso al proprio pubblico la libertà di utilizzare liberamente l'opera.
L'avvocato De Angelis si mostra però estremamente ottimista: nei giorni
scorsi il presidente di Creative Commons Joi Ito ha incontrato nel quadro di
una manifestazione milanese il presidente SIAE Giorgio Assumma: "da parte di
SIAE si è sempre mostrata una grossa disponibilità ad affrontare questi
problemi".
Giancarlo Pressenda, rappresentante della SIAE al MEI, non nega
disponibilità e non nega i problemi in campo: "credo che lo faremo, il tempo
tecnico si è fatto breve". Pressenda ricorda che "le Creative Commons sono
delle licenze dirette, alla SIAE e alle società di gestione collettiva che
riscuotano i diritti d'autore le opere vengono affidate, viene conferito un
mandato di carattere esclusivo": una situazione in cui gli artisti rilascino
licenze autonomamente non è compatibile con il mandato SIAE. Pressenda
precisa che "nessuno in nessun paese obbliga l'autore o il compositore ad
aderire a una società di gestione collettiva: se mi voglio gestire in
proprio lo posso fare, naturalmente questo ha delle grosse controindicazioni
perché gestirsi in proprio è veramente complicato". Internet apre la strada
alla promozione, concorda Pressenda con i Rein, ma "la discografia è scesa
in Italia del 7 per cento". Nonostante Atlantic abbia vissuto il grande
salto ottenendo dalla vendita online il 51 per cento delle proprie revenue,
Pressenda spiega che "non si vede molta luce in questo senso: la vendita
legale di prodotti attraverso gli online store c'è ma non compensa". Certo,
ciò non esclude il fatto che l'autore possa decidere di gestirsi
autonomamente e di affidare la propria opera alla rete e di offrirla
all'"abusivismo", ciò non esclude il fatto che si continui a studiare un
modo per rendere compatibile la gestione autonoma delle opere per scopi non
commerciali e il mandato SIAE per le utilizzazioni commerciali di opere
rilasciate sotto licenza CC: "non è un problema ideologico, è un problema di
compatibilità tra una struttura che si muove in un certo modo e queste nuove
istanze". "La cosa più semplice è quella che ha fatto la Buma" spiega
Pressenda, si può creare una connessione "minimale", è probabile che la SIAE
consentirà agli artisti CC di affidare alla SIAE il mandato per la
riscossione dei diritti per le utilizzazioni commerciali, così come ha fatto
Buma Stemra, in modo che si crei un quadro internazionale a cui fare
riferimento: "questo - annuncia Pressenda - credo che riusciremo a farlo per
rispondere a questa esigenza". L'auspicio è quello di presentare il prossimo
anno al MEI il nuovo accordo tra SIAE e Creative Commons: "anche se -
conclude Pressenda - abbiamo 72mila autori non c'è mai nessuno che si sia
lamentato perché prendeva troppi soldi".
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