[FrontiereDigitali] R: SIAE e Creative Commons si cercano. Si troveranno? (da PI di oggi)

loredana morandi lorimoran63 a yahoo.it
Mar 2 Dic 2008 09:59:25 CET


Siae non si occupa di tutelare il diritto ad una equa remunerazione del lavoro dell'Artista, è un ente che si occupa di autofinanziare i propri stipendi, le proprie strutture ed altro.

Sono convintissima che Creative Commons otterrà un accordo con Siae, conviene infatti ad entrambi sfruttare economicamente il ritorno pubblicitario dell'operazione. 

Realtà romanzesca vuole che ciò, per l'Artista, costituirà esattamente la nascita giuridica di un soggetto terzo, ovvero la nascita di un terzo indotto economico sul lavoro degli Artisti, ed una ulteriore redistribuzione del reddito dell'Artista a pioggia su terreni, che non avrebbero alcun diritto che quelli ottenuti per errore o con l'inganno.

Vuol dire in pratica che sul borderò Siae l'artista si ritrovebbe 3 tipi di contributi a strozzinarlo, invece dei soliti due obsoleti ed obsolescenti: Siae e Fonografici.

L'Artista deve domandarsi: chi pagherà Creative Commons?
La risposta è uguale a quella della domanda: chi mantiene la Siae?

La sola via è quella estrema ratio dei Radio Head, perché ogni Artista in quanto imprenditore di se stesso sa di poter gestirsi così: aprendo un conto corrente online con Pay Pal (o equivalente di altro servizio finanziario per i pagamenti online) assumendo 1 solo web master per la gestione del proprio portale e, per le relazioni erariali tra l'Artista e lo Stato, assoldando un bravo ed onesto Commercialista. 

Questa è la vera rivoluzione per il Diritto d'Autore.

Abbattere la Siae e scegliere di non passare dalle mani di un padrone sfruttatore a quelle di un altro, per giunta incapace.

Cordialità ^__^

Loredana Morandi

--- Mar 2/12/08, francesco tupone <francesco.tupone a gmail.com> ha scritto:
Da: francesco tupone <francesco.tupone a gmail.com>
Oggetto: [FrontiereDigitali] SIAE e Creative Commons si cercano. Si troveranno? (da PI di oggi)
A: "Frontiere Digitali" <digitalfreedomweek a linux-club.org>
Data: Martedì 2 dicembre 2008, 01:10

SIAE e Creative Commons si cercano. Si troveranno?
Le incompatibilità sono lampanti: l'artista che rilascia sotto
licenze CC non può conferire il mandato alla SIAE per far riscuotere i
propri compensi. Lentamente, si sta lavorando affinché cambi qualcosa
di Gaia Bottà da punto-informatico.it del 2 dicembre 2008
Ramazzotti non è il solo
Faenza - Le libertà offerte da Internet potranno trasformarsi in
opportunità: SIAE auspica di poter tornare al Meeting delle Etichette
Indipendenti di Faenza il prossimo anno e di annunciare un progetto di
collaborazione con Creative Commons, un incastro tra la rigidità di
leggi e regolamenti e la flessibilità con cui le licenze Creative
Commons consentono agli autori di riservarsi alcuni diritti e di cedere
altrettanti permessi.
Riprodurre non ha costi, diffondere non ha costi, non ha costi
l'opportunità di guadagnarsi una visibilità presso folle di pubblico o
nicchie di appassionati, che possano alimentare la voglia dell'artista
di coltivare il proprio talento. Le opportunità offerte dalla rete
sembrano però scontrarsi con una regolamentazione che non sa
transigere: il diritto d'autore è monolitico, per approfittare delle
tutele garantite agli artisti dalle istituzioni va abbracciato in toto.
In caso contrario va gestito sul filo delle eccezioni e delle aree
grigie. Nel quadro del convegno Siae e Creative Commons: insieme si
può? organizzato dall'ARCI, gli artisti, SIAE, Creative Commons e gli
intermediari che si sono fatti spazio in rete erano al MEI per tentare
la connessione.
Jamendo, rappresentata dal suo responsabile del marketing
Pierre-Yves Lanneau-Saint Léger, ha illustrato con chiarezza le
opportunità: Jamendo offre spazio, visibilità e opportunità di
raggranellare guadagni agli artisti che rilasciano la propria musica
con licenze Creative Commons. Gli autori in Italia si trovano di fonte
a una scelta: mantenere ciascuno dei diritti previsti dalla legge,
negando al proprio pubblico la possibilità di far circolare legalmente
la propria musica e negando a se stessi la possibilità di approfittare
del passaparola, oppure incoraggiare il proprio pubblico a condividere
e a far circolare le proprie opere. Qualora abbraccino l'opzione
tradizionale, si iscriveranno alla SIAE, cederanno alla SIAE la
gestione dei loro diritti e la raccolta dei compensi che deriveranno
dalla circolazione della propria opera. Si tratta di una scelta che
soprattutto gli artisti emergenti non si sentono di fare. L'alternativa
è optare per rilasciare le proprie opere con una licenza libera
calibrando le opportunità in gioco, ma rinunciando nel contempo al
servizio che la SIAE offre agli artisti: chiunque decida di mettere a
disposizione del pubblico la propria musica con un licenza libera, e
stabilendo che colui che ne voglia fare un uso commerciale debba
negoziare i compensi con l'artista, si troverà costretto a gestire
autonomamente questa raccolta. Agli autori che rilascino sotto licenza
CC, Jamendo offre la possibilità di mettere la propria opera sul
mercato: esistono programmi per condividere alla pari la raccolta
pubblicitaria presente sulle pagine del sito, è possibile aderire ad un
programma commerciale stipulando un contratto con Jamendo che negozierà
la gestione delle opere per usi commerciale dividendo a metà con
l'artista il ricavato.

Ad aver rinunciato alla tutela imposta a livello istituzionale, ad aver
approfittato di Jamendo, sono artisti che hanno messo a disposizione
più di 150mila pezzi: i 430mila utenti di Jamendo hanno la possibilità
di metterli in circolazione, di far assurgere l'artista alla
popolarità. Ma qualora il brano dell'autore che rilascia la musica su
Jamendo e la mette a disposizione per usi non commerciali venisse
passato in radio, non potrebbe approfittare della SIAE per vedersi
compensato.
La legge sul diritto d'autore e il regolamento SIAE impongono
all'artista la scelta: la registrazione alla SIAE obbliga a depositare
tutte le proprie opere alla collecting society, corrisponde al
conferimento di un mandato esclusivo che si dispiega su tutti i diritti
detenuti dall'autore su un brano. Impossibile dunque cedere dei diritti
con le licenze Creative Commons o con altre licenze libere e nel
contempo approfittare della raccolta e della gestione dei guadagni che
SIAE offre agli artisti. Gli artisti scalpitano: Gianluca, esponente
dei Rein, non usa mezzi termini: l'avvento delle tecnologie digitali e
l'avvento della banda larga impongono un ripensamento della concezione
del diritto d'autore e delle sovrastrutture che lo governano.
"L'assioma che la pirateria uccide la discografia non è tale": Gianluca
spiega che "Ramazzotti è l'unica alternativa", che la musica mainstream
distribuita e fruita in modo tradizionale ha sempre percorso circuiti
estremamente diversi rispetto a quelli della musica indipendente.
Internet ha aperto numerosissime strade, le licenze CC costituirebbero
lo strumento per batterle nella piena legalità e garantendo la massima
fruibilità all'utente e bassi costi per l'artista, che non sarà
obbligato a zigzagare investendo in promozioni, esibizioni dal vivo,
intermediari che si preoccupano della distribuzione fisica delle sue
opere. La pirateria non può che giocare a favore dell'artista, questi
può tutelare il proprio pubblico rilasciando l'opera con una licenza
Creative Commons che inviti a diffondere i contenuti senza che i suoi
promotori vengano criminalizzati e vengano paradossalmente accusati di
danneggiare l'artista.
Ma le licenze Creative Commons non sono compatibili con gli
strumenti tradizionali di gestione dei diritti che gli artisti hanno
deciso di cedere sotto compenso.
Dall'Olanda all'Italia
L'Olanda ha battuto una strada alternativa. Si è tentato di
incuneare le licenze Creative Commons nei regolamenti che determinano
le relazioni tra gli artisti e la collecting society che raccoglie e
redistribuisce le royalty. Gli autori che scelgono di concedere al
proprio pubblico di utilizzare a proprio piacimento le opere da un anno
possono affidarsi a Buma Stemra, il corrispettivo locale della SIAE,
per raccogliere i compensi che derivano dagli usi commerciali negoziati
con altri attori della catena del valore della musica.
Il percorso è stato accidentato e tortuoso: a raccontarlo al
pubblico del MEI c'è Paul Keller, responsabile di Creative Commons
Nederland. Così come in Italia, Buma Stemra lanciava agli artisti un
messaggio ambivalente: da un lato si offriva di gestire i loro diritti,
in quanto gestirli autonomamente sarebbe stato un'impresa impossibile
per l'artista, dall'altro rifiutava di raccogliere compensi a favore di
coloro che gestissero il proprio repertorio secondo schemi differenti
rispetto a quelli stabiliti dalla legge sul diritto d'autore. In questa
discrasia si è inserito un processo di negoziazione: dal 2007 gli
artisti che rilasciano la propria opera sotto le tre licenze Creative
Commons con attributo non commercial possono avvalersi dei servizi
offerti da Buma Stemra per la riscossione delle royalty.
Sono stati necessari tre anni per raggiungere un compromesso: Buma
Stemra ha stabilito di raccogliere e distribuire i compensi raccolti
con gli usi commerciali delle opere distribuite con licenza Creative
Commons. Nonostante siano meno di 15 gli artisti olandesi che hanno
aderito alla sperimentazione, Keller ricorda che il progetto pilota ha
rappresentato un passo avanti nell'integrazione dei diritti delle
libertà che spettano moralmente all'autore nel tradizionale e
monolitico sistema.

Le licenze Creative Commons, il cui porting è stato effettuato in 50
paesi, sembrano dimostrarsi un modo per combinare le licenze libere e
l'economia della cultura agevolata dalla rete ai sistemi tradizionali
di gestione dei diritti. Anche l'Italia poco più di un anno fa, ha
avviato un esperimento per tentare l'incastro: l'avvocato Deborah De
Angelis, componente del gruppo di studio giuridico Creative Commons
Italia, riepiloga il percorso svolto finora. "Ci si è accorti che c'era
una sostanziale incompatibilità, in quanto il mandato ha carattere
generale e assoluto - spiega De Angelis - non permette all'associato
una volta che ha deciso di essere parte di una società di gestione di
poter gestire autonomamente anche quelli che sono gli scopi non
commerciali con cui vengono utilizzate le proprie opere". "Le
problematiche maggiori sono legate alla definizione di quello che possa
essere considerato uso commerciale e uso non commerciale": il problema
consiste nel tracciare un discrimine tra le utilizzazioni sulle quali
la SIAE dovrebbe intervenire per raccogliere i compensi e
redistribuirli, e le utilizzazioni per cui non è necessario mobilitare
la SIAE perché l'autore ha concesso al proprio pubblico la libertà di
utilizzare liberamente l'opera. L'avvocato De Angelis si mostra però
estremamente ottimista: nei giorni scorsi il presidente di Creative
Commons Joi Ito ha incontrato nel quadro di una manifestazione milanese
il presidente SIAE Giorgio Assumma: "da parte di SIAE si è sempre
mostrata una grossa disponibilità ad affrontare questi problemi".
Giancarlo Pressenda, rappresentante della SIAE al MEI, non nega
disponibilità e non nega i problemi in campo: "credo che lo faremo, il
tempo tecnico si è fatto breve". Pressenda ricorda che "le Creative
Commons sono delle licenze dirette, alla SIAE e alle società di
gestione collettiva che riscuotano i diritti d'autore le opere vengono
affidate, viene conferito un mandato di carattere esclusivo": una
situazione in cui gli artisti rilascino licenze autonomamente non è
compatibile con il mandato SIAE. Pressenda precisa che "nessuno in
nessun paese obbliga l'autore o il compositore ad aderire a una società
di gestione collettiva: se mi voglio gestire in proprio lo posso fare,
naturalmente questo ha delle grosse controindicazioni perché gestirsi
in proprio è veramente complicato". Internet apre la strada alla
promozione, concorda Pressenda con i Rein, ma "la discografia è scesa
in Italia del 7 per cento". Nonostante Atlantic abbia vissuto il grande
salto ottenendo dalla vendita online il 51 per cento delle proprie
revenue, Pressenda spiega che "non si vede molta luce in questo senso:
la vendita legale di prodotti attraverso gli online store c'è ma non
compensa". Certo, ciò non esclude il fatto che l'autore possa decidere
di gestirsi autonomamente e di affidare la propria opera alla rete e di
offrirla all'"abusivismo", ciò non esclude il fatto che si continui a
studiare un modo per rendere compatibile la gestione autonoma delle
opere per scopi non commerciali e il mandato SIAE per le utilizzazioni
commerciali di opere rilasciate sotto licenza CC: "non è un problema
ideologico, è un problema di compatibilità tra una struttura che si
muove in un certo modo e queste nuove istanze". "La cosa più semplice è
quella che ha fatto la Buma" spiega Pressenda, si può creare una
connessione "minimale", è probabile che la SIAE consentirà agli artisti
CC di affidare alla SIAE il mandato per la riscossione dei diritti per
le utilizzazioni commerciali, così come ha fatto Buma Stemra, in modo
che si crei un quadro internazionale a cui fare riferimento: "questo -
annuncia Pressenda - credo che riusciremo a farlo per rispondere a
questa esigenza". L'auspicio è quello di presentare il prossimo anno al
MEI il nuovo accordo tra SIAE e Creative Commons: "anche se - conclude
Pressenda - abbiamo 72mila autori non c'è mai nessuno che si sia
lamentato perché prendeva troppi soldi".

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