[FrontiereDigitali] R: SIAE e Creative Commons si cercano. Si troveranno? (da PI di oggi)

Filippo fmartorana a gmail.com
Mar 2 Dic 2008 16:46:39 CET


Il ragionamento sulla "via radio head" è giusto, tagliare gli
intermediari (siae e distributori) è la saoluzione.
Su CC ti sbagli è solo una licenza, non è un intermediario l'artista
non spende un centesimo.

ciao
filippo

Il 2 dicembre 2008 9.59, loredana morandi <lorimoran63 a yahoo.it> ha scritto:
> Siae non si occupa di tutelare il diritto ad una equa remunerazione del
> lavoro dell'Artista, è un ente che si occupa di autofinanziare i propri
> stipendi, le proprie strutture ed altro.
>
> Sono convintissima che Creative Commons otterrà un accordo con Siae,
> conviene infatti ad entrambi sfruttare economicamente il ritorno
> pubblicitario dell'operazione.
>
> Realtà romanzesca vuole che ciò, per l'Artista, costituirà esattamente la
> nascita giuridica di un soggetto terzo, ovvero la nascita di un terzo
> indotto economico sul lavoro degli Artisti, ed una ulteriore redistribuzione
> del reddito dell'Artista a pioggia su terreni, che non avrebbero alcun
> diritto che quelli ottenuti per errore o con l'inganno.
>
> Vuol dire in pratica che sul borderò Siae l'artista si ritrovebbe 3 tipi di
> contributi a strozzinarlo, invece dei soliti due obsoleti ed obsolescenti:
> Siae e Fonografici.
>
> L'Artista deve domandarsi: chi pagherà Creative Commons?
> La risposta è uguale a quella della domanda: chi mantiene la Siae?
>
> La sola via è quella estrema ratio dei Radio Head, perché ogni Artista in
> quanto imprenditore di se stesso sa di poter gestirsi così: aprendo un conto
> corrente online con Pay Pal (o equivalente di altro servizio finanziario per
> i pagamenti online) assumendo 1 solo web master per la gestione del proprio
> portale e, per le relazioni erariali tra l'Artista e lo Stato, assoldando un
> bravo ed onesto Commercialista.
>
> Questa è la vera rivoluzione per il Diritto d'Autore.
>
> Abbattere la Siae e scegliere di non passare dalle mani di un padrone
> sfruttatore a quelle di un altro, per giunta incapace.
>
> Cordialità ^__^
>
> Loredana Morandi
>
> --- Mar 2/12/08, francesco tupone <francesco.tupone a gmail.com> ha scritto:
>
> Da: francesco tupone <francesco.tupone a gmail.com>
> Oggetto: [FrontiereDigitali] SIAE e Creative Commons si cercano. Si
> troveranno? (da PI di oggi)
> A: "Frontiere Digitali" <digitalfreedomweek a linux-club.org>
> Data: Martedì 2 dicembre 2008, 01:10
>
> SIAE e Creative Commons si cercano. Si troveranno?
>
> Le incompatibilità sono lampanti: l'artista che rilascia sotto licenze CC
> non può conferire il mandato alla SIAE per far riscuotere i propri compensi.
> Lentamente, si sta lavorando affinché cambi qualcosa
>
> di Gaia Bottà da punto-informatico.it del 2 dicembre 2008
>
> Ramazzotti non è il solo
>
> Faenza - Le libertà offerte da Internet potranno trasformarsi in
> opportunità: SIAE auspica di poter tornare al Meeting delle Etichette
> Indipendenti di Faenza il prossimo anno e di annunciare un progetto di
> collaborazione con Creative Commons, un incastro tra la rigidità di leggi e
> regolamenti e la flessibilità con cui le licenze Creative Commons consentono
> agli autori di riservarsi alcuni diritti e di cedere altrettanti permessi.
>
> Riprodurre non ha costi, diffondere non ha costi, non ha costi l'opportunità
> di guadagnarsi una visibilità presso folle di pubblico o nicchie di
> appassionati, che possano alimentare la voglia dell'artista di coltivare il
> proprio talento. Le opportunità offerte dalla rete sembrano però scontrarsi
> con una regolamentazione che non sa transigere: il diritto d'autore è
> monolitico, per approfittare delle tutele garantite agli artisti dalle
> istituzioni va abbracciato in toto. In caso contrario va gestito sul filo
> delle eccezioni e delle aree grigie. Nel quadro del convegno Siae e Creative
> Commons: insieme si può? organizzato dall'ARCI, gli artisti, SIAE, Creative
> Commons e gli intermediari che si sono fatti spazio in rete erano al MEI per
> tentare la connessione.
>
> Jamendo, rappresentata dal suo responsabile del marketing Pierre-Yves
> Lanneau-Saint Léger, ha illustrato con chiarezza le opportunità: Jamendo
> offre spazio, visibilità e opportunità di raggranellare guadagni agli
> artisti che rilasciano la propria musica con licenze Creative Commons. Gli
> autori in Italia si trovano di fonte a una scelta: mantenere ciascuno dei
> diritti previsti dalla legge, negando al proprio pubblico la possibilità di
> far circolare legalmente la propria musica e negando a se stessi la
> possibilità di approfittare del passaparola, oppure incoraggiare il proprio
> pubblico a condividere e a far circolare le proprie opere. Qualora
> abbraccino l'opzione tradizionale, si iscriveranno alla SIAE, cederanno alla
> SIAE la gestione dei loro diritti e la raccolta dei compensi che deriveranno
> dalla circolazione della propria opera. Si tratta di una scelta che
> soprattutto gli artisti emergenti non si sentono di fare. L'alternativa è
> optare per rilasciare le proprie opere con una licenza libera calibrando le
> opportunità in gioco, ma rinunciando nel contempo al servizio che la SIAE
> offre agli artisti: chiunque decida di mettere a disposizione del pubblico
> la propria musica con un licenza libera, e stabilendo che colui che ne
> voglia fare un uso commerciale debba negoziare i compensi con l'artista, si
> troverà costretto a gestire autonomamente questa raccolta. Agli autori che
> rilascino sotto licenza CC, Jamendo offre la possibilità di mettere la
> propria opera sul mercato: esistono programmi per condividere alla pari la
> raccolta pubblicitaria presente sulle pagine del sito, è possibile aderire
> ad un programma commerciale stipulando un contratto con Jamendo che
> negozierà la gestione delle opere per usi commerciale dividendo a metà con
> l'artista il ricavato.
> Ad aver rinunciato alla tutela imposta a livello istituzionale, ad aver
> approfittato di Jamendo, sono artisti che hanno messo a disposizione più di
> 150mila pezzi: i 430mila utenti di Jamendo hanno la possibilità di metterli
> in circolazione, di far assurgere l'artista alla popolarità. Ma qualora il
> brano dell'autore che rilascia la musica su Jamendo e la mette a
> disposizione per usi non commerciali venisse passato in radio, non potrebbe
> approfittare della SIAE per vedersi compensato.
>
> La legge sul diritto d'autore e il regolamento SIAE impongono all'artista la
> scelta: la registrazione alla SIAE obbliga a depositare tutte le proprie
> opere alla collecting society, corrisponde al conferimento di un mandato
> esclusivo che si dispiega su tutti i diritti detenuti dall'autore su un
> brano. Impossibile dunque cedere dei diritti con le licenze Creative Commons
> o con altre licenze libere e nel contempo approfittare della raccolta e
> della gestione dei guadagni che SIAE offre agli artisti. Gli artisti
> scalpitano: Gianluca, esponente dei Rein, non usa mezzi termini: l'avvento
> delle tecnologie digitali e l'avvento della banda larga impongono un
> ripensamento della concezione del diritto d'autore e delle sovrastrutture
> che lo governano. "L'assioma che la pirateria uccide la discografia non è
> tale": Gianluca spiega che "Ramazzotti è l'unica alternativa", che la musica
> mainstream distribuita e fruita in modo tradizionale ha sempre percorso
> circuiti estremamente diversi rispetto a quelli della musica indipendente.
> Internet ha aperto numerosissime strade, le licenze CC costituirebbero lo
> strumento per batterle nella piena legalità e garantendo la massima
> fruibilità all'utente e bassi costi per l'artista, che non sarà obbligato a
> zigzagare investendo in promozioni, esibizioni dal vivo, intermediari che si
> preoccupano della distribuzione fisica delle sue opere. La pirateria non può
> che giocare a favore dell'artista, questi può tutelare il proprio pubblico
> rilasciando l'opera con una licenza Creative Commons che inviti a diffondere
> i contenuti senza che i suoi promotori vengano criminalizzati e vengano
> paradossalmente accusati di danneggiare l'artista.
>
> Ma le licenze Creative Commons non sono compatibili con gli strumenti
> tradizionali di gestione dei diritti che gli artisti hanno deciso di cedere
> sotto compenso.
>
> Dall'Olanda all'Italia
>
> L'Olanda ha battuto una strada alternativa. Si è tentato di incuneare le
> licenze Creative Commons nei regolamenti che determinano le relazioni tra
> gli artisti e la collecting society che raccoglie e redistribuisce le
> royalty. Gli autori che scelgono di concedere al proprio pubblico di
> utilizzare a proprio piacimento le opere da un anno possono affidarsi a Buma
> Stemra, il corrispettivo locale della SIAE, per raccogliere i compensi che
> derivano dagli usi commerciali negoziati con altri attori della catena del
> valore della musica.
>
> Il percorso è stato accidentato e tortuoso: a raccontarlo al pubblico del
> MEI c'è Paul Keller, responsabile di Creative Commons Nederland. Così come
> in Italia, Buma Stemra lanciava agli artisti un messaggio ambivalente: da un
> lato si offriva di gestire i loro diritti, in quanto gestirli autonomamente
> sarebbe stato un'impresa impossibile per l'artista, dall'altro rifiutava di
> raccogliere compensi a favore di coloro che gestissero il proprio repertorio
> secondo schemi differenti rispetto a quelli stabiliti dalla legge sul
> diritto d'autore. In questa discrasia si è inserito un processo di
> negoziazione: dal 2007 gli artisti che rilasciano la propria opera sotto le
> tre licenze Creative Commons con attributo non commercial possono avvalersi
> dei servizi offerti da Buma Stemra per la riscossione delle royalty.
>
> Sono stati necessari tre anni per raggiungere un compromesso: Buma Stemra ha
> stabilito di raccogliere e distribuire i compensi raccolti con gli usi
> commerciali delle opere distribuite con licenza Creative Commons. Nonostante
> siano meno di 15 gli artisti olandesi che hanno aderito alla
> sperimentazione, Keller ricorda che il progetto pilota ha rappresentato un
> passo avanti nell'integrazione dei diritti delle libertà che spettano
> moralmente all'autore nel tradizionale e monolitico sistema.
> Le licenze Creative Commons, il cui porting è stato effettuato in 50 paesi,
> sembrano dimostrarsi un modo per combinare le licenze libere e l'economia
> della cultura agevolata dalla rete ai sistemi tradizionali di gestione dei
> diritti. Anche l'Italia poco più di un anno fa, ha avviato un esperimento
> per tentare l'incastro: l'avvocato Deborah De Angelis, componente del gruppo
> di studio giuridico Creative Commons Italia, riepiloga il percorso svolto
> finora. "Ci si è accorti che c'era una sostanziale incompatibilità, in
> quanto il mandato ha carattere generale e assoluto - spiega De Angelis - non
> permette all'associato una volta che ha deciso di essere parte di una
> società di gestione di poter gestire autonomamente anche quelli che sono gli
> scopi non commerciali con cui vengono utilizzate le proprie opere". "Le
> problematiche maggiori sono legate alla definizione di quello che possa
> essere considerato uso commerciale e uso non commerciale": il problema
> consiste nel tracciare un discrimine tra le utilizzazioni sulle quali la
> SIAE dovrebbe intervenire per raccogliere i compensi e redistribuirli, e le
> utilizzazioni per cui non è necessario mobilitare la SIAE perché l'autore ha
> concesso al proprio pubblico la libertà di utilizzare liberamente l'opera.
> L'avvocato De Angelis si mostra però estremamente ottimista: nei giorni
> scorsi il presidente di Creative Commons Joi Ito ha incontrato nel quadro di
> una manifestazione milanese il presidente SIAE Giorgio Assumma: "da parte di
> SIAE si è sempre mostrata una grossa disponibilità ad affrontare questi
> problemi".
>
> Giancarlo Pressenda, rappresentante della SIAE al MEI, non nega
> disponibilità e non nega i problemi in campo: "credo che lo faremo, il tempo
> tecnico si è fatto breve". Pressenda ricorda che "le Creative Commons sono
> delle licenze dirette, alla SIAE e alle società di gestione collettiva che
> riscuotano i diritti d'autore le opere vengono affidate, viene conferito un
> mandato di carattere esclusivo": una situazione in cui gli artisti rilascino
> licenze autonomamente non è compatibile con il mandato SIAE. Pressenda
> precisa che "nessuno in nessun paese obbliga l'autore o il compositore ad
> aderire a una società di gestione collettiva: se mi voglio gestire in
> proprio lo posso fare, naturalmente questo ha delle grosse controindicazioni
> perché gestirsi in proprio è veramente complicato". Internet apre la strada
> alla promozione, concorda Pressenda con i Rein, ma "la discografia è scesa
> in Italia del 7 per cento". Nonostante Atlantic abbia vissuto il grande
> salto ottenendo dalla vendita online il 51 per cento delle proprie revenue,
> Pressenda spiega che "non si vede molta luce in questo senso: la vendita
> legale di prodotti attraverso gli online store c'è ma non compensa". Certo,
> ciò non esclude il fatto che l'autore possa decidere di gestirsi
> autonomamente e di affidare la propria opera alla rete e di offrirla
> all'"abusivismo", ciò non esclude il fatto che si continui a studiare un
> modo per rendere compatibile la gestione autonoma delle opere per scopi non
> commerciali e il mandato SIAE per le utilizzazioni commerciali di opere
> rilasciate sotto licenza CC: "non è un problema ideologico, è un problema di
> compatibilità tra una struttura che si muove in un certo modo e queste nuove
> istanze". "La cosa più semplice è quella che ha fatto la Buma" spiega
> Pressenda, si può creare una connessione "minimale", è probabile che la SIAE
> consentirà agli artisti CC di affidare alla SIAE il mandato per la
> riscossione dei diritti per le utilizzazioni commerciali, così come ha fatto
> Buma Stemra, in modo che si crei un quadro internazionale a cui fare
> riferimento: "questo - annuncia Pressenda - credo che riusciremo a farlo per
> rispondere a questa esigenza". L'auspicio è quello di presentare il prossimo
> anno al MEI il nuovo accordo tra SIAE e Creative Commons: "anche se -
> conclude Pressenda - abbiamo 72mila autori non c'è mai nessuno che si sia
> lamentato perché prendeva troppi soldi".
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