Contributi e riflessioni
Roma si scopre tecnologica - la carica delle software-house
Inserito da neo il 19 Novembre, 2008 - 10:33 Contributi e riflessioniRoma si scopre "tecnologica" - la carica delle software-house
La ricerca nei settori più avanzati, dall´ "Open source" al "cloud computing". La regione Lazio entra nel Gotha europeo con 140mila addetti specializzati
Tratto da L'Espresso - 18 novembre 2008 - di Valentina Conte
Sempre più innovative le aziende di applicazioni multimediali - All´orizzonte c´è una nuvola. Non quella della crisi, piuttosto il suo antidoto. Si chiama cloud computing ed è la tecnologia che rivoluzionerà l´informatica: usare il software dalla rete senza immagazzinarlo sul disco fisso. Un´opportunità di business tra le altre che Roma può cogliere al volo, confermando una vocazione sempre meno nascosta: quella di capitale dell´hi-tech. Non sarà la prima della classe (lo scettro va a Milano), ma la Roma dell´alta tecnologia sorprende per vitalità e creatività. Quasi l´8% delle imprese di settore si colloca nell´Urbe: 9.300 sulle 126 mila nazionali. Non solo. La regione Lazio è al quindicesimo posto nell´annuario Eurostat per numero di occupati nell´hi-tech (140 mila, l´8,2% del totale), unica italiana tra le prime trenta europee (non così nella classifica dei brevetti).
«Roma è una città che vive di servizi e anche di software, ormai indispensabile all´industria mediatica», racconta Arturo Di Corinto, docente di comunicazione alla Sapienza, guru del free software e autore del primo film italiano sull´Open source. Autonomia, libertà, indipendenza sono i valori alla base del movimento romano del software libero: i programmi si usano, si migliorano e si rimettono in circolazione. Senza copyright, anzi con il copyletf. Grazie a questa filosofia la Camera dei Deputati, che sta trasmigrando i suoi dati verso la piattaforma Linux, risparmierà 600 mila euro l´anno. «Il guadagno è nella personalizzazione: non si paga il software, ma le sue modifiche studiate in base alle esigenze del cliente», spiega Lorenzo De Tomasi, 32 anni, socio fondatore della Free hardware foundation, la fondazione romana che diffonde la nuova cultura.
La tecnologia secondo Obama
Inserito da neo il 9 Novembre, 2008 - 16:47 Contributi e riflessioniLa tecnologia secondo Obama
La traduzione integrale del programma del nuovo presidente degli Stati Uniti in ambito tecnologico. Obiettivi di eccellenza, ampio ricorso allo stato dell'arte dei network, attenzione imprescindibile per la formazione scientifica. E Internet in primo piano, a tutti i livelli.
Tratto da Apogeonline - di Redazione Apogeonline - 07.11.2008
Pubblichiamo di seguito la traduzione in italiano della sezione “Tecnologia” del programma ufficiale dell’amministrazione Obama-Biden,
che sarà alla base delle politiche della Casa Bianca nel quadriennio 2009-2012. La versione originale è disponibile, insieme tutti gli altri ambiti programmatici, nel sito di transizione appena inaugurato dallo staff di Obama, Change.gov.
Il problema
Dobbiamo connettere i cittadini gli uni agli altri per coinvolgerli maggiormente e direttamente nella soluzione dei problemi che abbiamo di fronte. Dobbiamo usare tutte le tecnologie e tutti i metodi disponibili per aprire le porte del governo federale, creare un nuovo livello di
trasparenza in grado di cambiare il modo in cui si conducono gli affari a Washington, e dare agli americani la possibilità di partecipare alle
Le nostre onde seguono la stessa rotta
Inserito da neo il 7 Novembre, 2008 - 20:05 Contributi e riflessioniLe nostre onde seguono la stessa rotta
Lettera aperta agli studenti, ai precari, agli insegnanti, ai genitori impegnati nella difesa di un bene comune: la scuola e l’università
Tratto da www.carta.org - 6 Novembre 2008
Vi abbiamo visto nelle strade e nelle piazze delle nostre città. Abbiamo incrociato i vostri sguardi e abbiamo ritrovato la nostra determinazione: quella di chi non cerca un privilegio ma con il proprio impegno difende l’oggi di se stesso e il domani di tanti altri.
Siamo donne e uomini di Vicenza, della Val di Susa e di tante altre realtà riunite nel Patto di Mutuo Soccorso mobilitate in maniera permanente per difendere la nostra terra e la nostra acqua, le nostre città, le nostre valli e il nostro futuro: che si tratti di nuove basi militari, di nuove linee ad alta velocità, di nuove discariche e nuovi inceneritori, di sorgenti svendute al miglior offerente o di quant’altro poco cambia: beni comuni sottratti alla collettività, spazi di democrazia cancellati.
In questi anni abbiamo imparato a guardarci intorno, a conoscere e interrogare. Vogliamo capire e imparare, costruire e creare. Come voi ci riuniamo in assemblea. Come voi cerchiamo di valorizzare la nostra creatività e la nostra diversità. Come voi difendiamo beni comuni che i governi vorrebbero sottrarci: l’accesso ai saperi per regalarlo ai profitti dei privati, il territorio per svenderlo ai militari statunitensi o al partito del tondino e del cemento, l’acqua per consentire nuovi enormi profitti alle grandi multinazionali. Come voi puntiamo sulla forza della ragione e della verità e pratichiamo metodi di lotta pacifici.
Una cultura comune per le reti informazionali
Inserito da neo il 21 Ottobre, 2008 - 16:22 Contributi e riflessioniUna cultura comune per le reti informazionali
Fiorello Cortiana-Consulta Italiana sulla Governance di Internet
Tratto da email in lista Frontiere Digitali
Cosa lega i percorsi e le pratiche di persone come Pier Mario Biava medico e ricercatore, Ervin Laszlo filosofo dei sistemi, Michelangelo Pistoletto artista animatore dell'arte povera, Carlo Formenti sociologo della comunicazione, Franz Di Cioccio artista musicista PFM, Angelo Naj Oleari imprenditore ecologo, Grazia Aloi Psicoterapeuta, Attilio Speciani medico allergologo ed immunologo, Massimo Silvano Galli artista sperimentatore dei linguaggi, Denis Curti direttore di Forma - Centro Internazionale di Fotografia, Giovanna Sissa direttore dell'Osservatorio Tecnologico del MIUR, Anna Masera, Marina Terragni, Luca De Biase giornalisti e tanti come loro?
E' la società della conoscenza, digitale, interattiva, convergente e pervasiva. Tutt'altro che un ambito virtuale e parallelo, piuttosto un'estensione del sistema di relazione sociale, un ecosistema cognitivo a carattere virale nel quale gli sguardi e i paradigmi, le modalità di produzione e di scambio di contenuti sono di natura informazionale.
Questa relazione olistica trova oggi la concretizzazione della domanda suggestiva che , in "Mente e Natura" del '79, Gregory Bateson proponeva: "Quale struttura connette il granchio con l'aragosta, l'orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei noi con l'ameba da una parte e con lo schizofrenico dall'altra?".
L'Arte non è una merce
Inserito da neo il 13 Ottobre, 2008 - 02:20 Contributi e riflessioniL'Arte non è una merce
Abbattere il muro dell'oppressione culturale
Tratto da email di Franco Fosca (www.fpml.it) - 12.10.2008
Finalmente ero un uomo libero, un artista, non più un impiegato di merda! Remo Remotti
L'artista è l'unico vero rivoluzionario del nostro tempo.
Chi ama la musica e, quindi, chi ama la vita vera, e gira regolarmente nei locali dove si fa musica live, si rende conto che, nei luoghi dove si suona davvero, si ascoltano quasi esclusivamente generi che in televisione non hanno mai accesso. Ci dev'essere un perchè, se la sera, nei pub, nei centri sociali e in tutti i luoghi più o meno underground, dove il fiore dei fermenti culturali sboccia e si riproduce, si odono risuonare le note del progressive, del jazz, del rock, del blues, della taranta, della tamurriata, del combat folk, della musica etnica planetaria, del cantautorato (italiano, ispanico, anglo-americano), del punk, del reggae, del rap, del crossover, del bass&drum, del grunge, del trash.
Ma poi, se si fuoriesce dalla vita vera e ci si trasferisce nella vita finta – illusoria e illusionistica – della televisione, tutto questo ben di dio sparisce nel nulla. Cosa passa in TV? Passa lo straziatimpani dell'isola dei famosi, passa la rassegna mielosa tipo festivalbar, passa la furba bonazza di turno, passa il gruppetto di lattanti costruito a tavolino, passa l'anziano melomane degli anni Sessanta (miracolosamente sopravvissuto allo tzunami culturale dei Settanta), passa la nenia ripetitiva degli spot pubblicitari, passa il bel canzonettaro meneghino capitolino partenopeo, passano i giovani narcisi ugolanti di chiarissima fama (che tra 5 anni non se li ricorderà nemmeno loro madre), passano i polli da allevamento del finto rock, del finto blues, del finto jazz, del finto folk, del finto punk, del finto rap, del finto reggae ecc. (e le pur lodevoli eccezioni, che ci sono, non fanno regola). Passa Pupo, ecco cosa passa.
La nuova era della Wikinomics e i brontosauri dello scientific management
Inserito da neo il 15 Agosto, 2008 - 14:28 Contributi e riflessioniLa nuova era della Wikinomics e i brontosauri dello scientific management
Mentre le vecchie corporation licenziano i dipendenti che si danno al blogging, le aziende illuminate li stanno incoraggiando attivamente
Tratto da marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com - 13.08.2008
E' questa soltanto una delle molte affermazioni, contenute nel best seller Wikinomics di Tan Tapscott e Anhony Williams, che i brontosauri alla guida delle maggioranza delle imprese italiane non accetterebbero… se, almeno ogni tanto, leggessero qualche libro, ovvio.
Per conto mio invece non posso che incoraggiare tutti a studiare con attenzione questo testo (già segnalato da Luca De Biase un anno fa sulle pagine di NOVA, ma che io ho trovato il tempo di approfondire con comodo solo durante queste vacanze estive).
Per chi non lo avesse ancora fatto credo sia utile proporre un breve riassunto dei suoi contenuti principali: partendo dalla universale diffusione di Wikipedia, l'enciclopedia online a cui tutti possono accedere e collaborare liberamente, il libro descrive un nuovo modo di concepire l'economia e il business, la Wikinomics.
Come si legge sul sito di ETAS, che ha pubblicato l'edizione italiana nel giugno del 2007, il mondo che Tapscott e Williams ritraggono con estrema chiarezza è "il mondo in cui milioni di persone interconnesse tramite e-mail, blog, network, community e chat usano Internet come la prima piattaforma globale di scambio. È il mondo della collaborazione, della comunità, dell’auto- organizzazione che si trasformano in forza economica collettiva di dimensioni globali."
Cassandra Crossing/ Ho perso un pezzo di me
Inserito da neo il 13 Ottobre, 2007 - 15:31 Contributi e riflessioniCassandra Crossing/ Ho perso un pezzo di me
Diamo per scontati diritti civili, libertà di espressione e di movimento, privacy... E poi con un clic ci accorgiamo di aver perso qualcosa per strada. A chi affidiamo tutto di noi stessi?
Tratto da Punto Informatico - 12.10.2007 - di Marco Calamari
Roma - Giovedì su PI è apparso un interessantissimo racconto in prima persona di un utente Gmail che, probabilmente ad opera di un ladro di identità, si è trovato improvvisamente nell'impossibilità di accedere a tutte le sue informazioni, sia mail che molto altro, a causa anche di un uso intenso delle possibilità offerte da Google.
La cosa si è poi risolta felicemente (e ci mancherebbe altro!) grazie al servizio clienti di Google, ma una frase contenuta nel racconto mi ha colpito moltissimo. A causa di una certa difficoltà a trovare le parole giuste, mi sono trovato spesso a raccontare l'importanza dell'identità digitale e di tutte le sue componenti (reputazione, autenticazione, informazioni in Rete, privacy etc.) con buone descrizioni tecniche ma senza trovare le parole giuste per trasmettere certe sensazioni ed emozioni. Le ho trovate improvvisamente lì sullo schermo, chiare, anzi di più smaglianti, e belle come solo la verità riesce ad essere.
BarCamp, ImprovvisaCamp e TornacontoCamp…
Inserito da neo il 27 Settembre, 2007 - 17:53 Contributi e riflessioniBarCamp, ImprovvisaCamp e TornacontoCamp…
Disclaimer: Questo post potrebbe risultare "indigesto" agli organizzatori di qualche BarCamp italiano che ho tirato in ballo; mi dispiace, ma è quello che penso realmente.
Tratto da www.giovy.it - 11.06.2007
Il mio primo BarCamp è stato il RomeCamp 2007. Fino a quel momento ne avevo solo sentito parlare, e mai mi sarei immaginato quello che avrei vissuto in quelle ore, chiuso nel Linux Club. Portare una presentazione mi rendeva tremendamente nervoso, specie perchè era una presentazione "non convenzionale" e non sapevo come sarebbe stata accolta. Beh, le persone sono state contente, ed ancor più contente sono state quelle che hanno avuto modo di vedere "Vino 2.0" al MarCamp, il mio secondo BarCamp. Anche ad Ancona è stato fantastico, ho conosciuto persone eccezionali e mi sono divertito moltissimo. Prima di Ancona, però, preso dall’entusiasmo per il mondo dei BarCamp ho dato il via a quello che si sta rivelando, giorno dopo giorno, un progetto davvero interessante: BarCamp Italia. Un blog dove tutti gli organizzatori di BarCamp italiani hanno la possibilità di scrivere in piena libertà, sui BarCamp che stanno organizzando ma non solo; 21 autori (escludendo il sottoscritto) esponenti del fenomeno BarCamp in Italia, hanno fatto conoscere e continuano a far conoscere i BarCamp che organizzano nel Belpaese.
L'ignoranza digitale bi-partisan non è una consolazione
Inserito da neo il 24 Settembre, 2007 - 16:14 Contributi e riflessioniL'ignoranza digitale bi-partisan non è una consolazione
Dal Netrwork Frontiere Digitali - di Fiorello Cortiana
Il processo di trasformazione digitale in corso, conosciuto anche come "società della conoscenza", è un processo convulso e non potrebbe essere altrimenti. Per questo ci aspetteremmo dal Parlamento tutto e dal Governo un'approccio nel merito e nel metodo adeguati perché la semplice estensione dei modelli consueti non solo non è efficace ma si può rivelare dannosa.
L'Università di Padova ha ospitato l'appuntamento internazionalen"Berlin 5 Open Access: from practice to impact: consequences of Knowledge dissemination".
Colpisce che mentre a Padova si discuteva della condivisione libera e aperta dei testi scientifici e delle inadempienze italiane in relazione alle direttive europe, il Ministro D'Alema ed il Direttore Generale Idris hanno firmato l'Accordo bilaterale Italia-OMPI (Organizzazione Mondiale delle Proprietà Intellettuale) in materia di protezione dei diritti di Proprietà Intellettuale e della lotta alla contraffazione ed alla pirateria, che definisce la cornice istituzionale delle attività italiane in materia di Proprietà Intellettuale. Non si capisce quale cornice istituzionale possa derivare da un'accordo bilaterale con un soggetto privato, cui l'Italia conferisce uno dei più grossi contributi extra budget, mentre l'Europa è nella piena trattazione la direttiva IPRED 2 (Intellectual Property Rights Enforcement Directive).
Quanto sono aperte le maglie della rete
Inserito da francio il 14 Settembre, 2007 - 14:54 Contributi e riflessioniQuanto sono aperte le maglie della rete
di Fiorello Cortiana - Comitato Consultivo sulla Governance di Internet
La rete di Internet costituisce il più ampio spazio pubblico mai conosciuto, ma la possibilità di agire al suo interno come produttori e come utenti di informazione, comunicazione e conoscenza, vengono costantemente messe in discussione da tutti coloro che dalla politica del controllo e dalla economia della scarsità perpetuano una rendita di posizione dominante.
La restrizione della libertà di azione e di parola per gli internauti avviene sul piano normativo nel nome della lotta al terrorismo negli USA con il "Patriot Act", in Cina per la "conformità alla morale socialista", in Iran per la lotta alla pornografia, in Italia per la lotta alla contraffazione con la "legge Urbani" (sic!), ma anche Cuba e in molti altri Stati.
La creazione di scarsità nel mondo della immaterialità digitale riproducibile senza limiti, avviene attraverso strumenti come i DRM (da Wikipedia: si intendono i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritti d'autore (e dei cosiddetti diritti connessi) possono esercitare ed amministrare tali diritti nell'ambiente digitale, grazie alla possibilità di rendere protetti, identificabili e tracciabili tutti gli usi in rete di materiali adeguatamente "marchiati"), o con i tentativi di legare la riproduzione di contenuti digitali a supporti che usano esclusivi sistemi operativi, con la discrezionalità nella disposizione di Banda e con l'ipotesi/tentativo di sdoppiare la rete, e così via. Buon ultimo il Commissario Europeo Frattini ha proposto, contro il terrorismo...e cos'altro altrimenti, di chiedere alle corporation del software di proporre una censura selettiva di parole indesiderate, qualcosa di simile a quello che si fa in Cina, dove si selezionano le parole incriminate individuando il nominativo corrispondente all'indirizzo IP utilizzato.
Un'italiana in Wikimedia
Inserito da neo il 19 Luglio, 2007 - 03:22 Contributi e riflessioniUn'italiana in Wikimedia
Tratto da Punto Informatico - di Luca Spinelli - 19 luglio 2007
Roma - Trent'anni, lunghi capelli castani, sguardo dolce ma deciso. Ha l'aspetto di una giovane mamma mediterranea la nuova eletta al consiglio direttivo della Wikimedia Foundation. Una mamma sempre attenta ai suoi pargoletti ma pronta pure a qualche sonora sculacciata alla prima marachella. Su Wikipedia la chiamano Ubi, per la sua tendenza ad essere ovunque e controllare tutto, ma senza invadenza. Frieda Brioschi è una delle poche amministratrici donne in Wikipedia, ed è anche il presidente di Wikimedia Italia, associazione senza scopo di lucro che ha lo scopo di promuovere Wikipedia nel nostro territorio. Dietro quel sorriso comprensivo e tenero, da giovedì scorso si nasconde uno dei temibili membri del Consiglio Direttivo della Wikimedia Foundation, l'associazione che fa da ombra a tutti i progetti di Wikipedia.
Tavola rotonda virtuale
Inserito da neo il 22 Giugno, 2007 - 15:36 Contributi e riflessioniTavola rotonda virtuale
Perché si deve condividere la conoscenza
Tratto da www.vnunet.it - 19.06.2007
In cinque round il dibattito, organizzato da Vnunet, sulla scia del convegno Condividi la Conoscenza: 5 personaggi rispondono a 5 domande cruciali. Perché la conoscenza è un patrimonio da condividere.
- Primo round: L'agenda di Lisbona chiama l'Italia
- Secondo round: Il Web 2.0 può dare linfa all'Italia?
- Terzo round: Quali aspettative?
- Quarto round: Tre priorità per Lisbona 2010
- Quinto round: Web 2.0 e università, connubio possibile?
- Dì la tua in Blog Café: In cattedra la conoscenza
Ferri Roventi - Soprusi d'autore
Inserito da neo il 6 Giugno, 2007 - 13:30 Contributi e riflessioniFerri Roventi
Soprusi d'autore
Tratto da Off 2.0 - Quotidiano di Spettacolo - 05.06.2007 - di Marco Ferri
Incuranti delle battaglie a favore del copyleft, contro la schiavitù del diritto d'autore, anche i graffitari di New York, tra i più famosi e i più apprezzati al mondo, vogliono riconosciuto il copyright: secondo loro, chi fotografa i loro capolavori e soprattutto li pubblica in un libro deve pagare i diritti d'autore.
Secondo il New York Times, che dedica all'argomento un lungo articolo dedicato alla vicenda, gli esponenti del gruppo 'Tats Crù, tra i più famosi graffitari professionisti della Grande Mela si sono rivolti a un noto avvocato quando si sono accorti che un fotografo che li segue da anni, Peter Rosenstein, ha pubblicato un libro di foto delle loro opere senza versare loro una sola lira di copyright.
Dopo le loro proteste, l'editore, la University Press del Mississippi, ha deciso addirittura di ritirare dal mercato il libro, intitolato 'Tattoed Walls', cioè i muri tatuati, per non avere troppe noie. Il fotografo Rosenstein è apparso molto stupito dalla reazione dei 'Tats Crù, perché uno dei suoi obiettivi -sostiene- era di far conoscere al mondo questi artisti spesso non apprezzati al loro giusto valore.
"Volevo diventare il loro amico -spiega il fotografo- perché mi piace davvero molto quello che fanno". Non la pensa assolutamente allo stesso modo il legale che rappresenta ora molti dei graffitari newyorchesi, Stacey Richman.
La Richman ha detto al Nyt: "molti di questi fotografi ragionano come fossero esploratori che hanno scoperto questi artisti tra i meandri delle città, e promettono loro che li tireranno fuori dal ghetto. Ma non è affatto così: molti di loro sono già famosi di per sé, anche a livello mondiale" e ha aggiunto: "il fatto che i murales si trovino in luoghi pubblici non cambia affatto la situazione: non possono essere considerati di dominio pubblico".
Ecco il punto: secondo l'avvocato, un murales non può essere di dominio pubblico. Della perfidia degli avvocati americani sono piene le cronache e le barzellette. Però, sostenere che io che passo davanti a un muro dipinto per strada debba pagare per fotografarlo ricorda tanto Totò la famosa vendita della Fontana di Trevi.
Dal “Copyright Summit” parte la controrivoluzione dei diritti d'autore
Inserito da neo il 1 Giugno, 2007 - 19:00 Contributi e riflessioniDal “Copyright Summit” parte la controrivoluzione dei diritti d'autore
La Siae italiana bloccherà cinema, musica e teatro per una settimana perché il Governo la tuteli dalla pirateria
Tratto da OFF - Quotidiano di Spettacolo di Dimitri Sassone
La Siae chiuderà per una settimana i rubinetti dello spettacolo, della cultura che esso veicola. 7 giorni – da consumarsi tra la fine di giugno e gli inizi di luglio – senza film, teatro o musica, in virtù di uno sciopero deciso dagli autori italiani, e diffuso da un comunicato della Siae.
La scelta è stata presa a Bruxelles in occasione del primo “Copyright Summit”, che ha visto riunirsi le oltre 200 società di autori sparse per tutto il mondo. Per l'Italia vi hanno partecipato Giorgio Assumma, presidente Siae, il direttore generale Angelo Della Valle, i due premi Oscar Nicola Piovani e Vittorio Storaro, e gli autori radiotelevisivi Biagio Proietti e Carla Vistarini. Lo scopo dello sciopero sarebbe quello di sollecitare l'attenzione del governo italiano e delle istituzioni internazionali alla tutela del diritto d'autore, “che oggi viene minacciato da tentativi di esproprio nel nome del libero accesso alla cultura”. Perciò, la Siae ha deciso di indire questa settimana di sospensione di ogni permesso di utilizzazione delle opere bloccando di fatto ogni spettacolo. “Non c'è in Italia attenzione nei confronti dei diritti degli autori – ha dichiarato Assumma – gli autori hanno ragione da vendere. Nel nostro Paese le forze politiche hanno scarsa considerazione del diritto d'autore, quando talvolta non prendono posizioni inaccettabili, quasi a voler cancellare quello che la legge definisce come un vero e proprio diritto del lavoro”.
RTCV: tra bugie, menzogne e falso pluralismo
Inserito da neo il 29 Maggio, 2007 - 23:52 Contributi e riflessioniRTCV: tra bugie, menzogne e falso pluralismo
I mezzi di comunicazione spagnoli e italiani - quelli da me letti assiduamente - stanno facendo a gara, in questi giorni, a chi più distorce, a suo piacimento, la realtà dei fatti.
Mi sto riferendo alla questione Radio Caracas Televisión (RCTV), la televisione dell'opposizione spenta da Hugo Chavez, in Venezuela.
Tratto da Liberi pensieri in libera mente - 28 maggio 2007
Come letto un pò qua e un pò là, non mi risulta che si proibisca o si chiuda una televisione; RCTV potrà esistere ancora e diffondere il proprio segnale, ma via cavo o satellite, esattamente come fanno altre centinaia di televisioni in Venezuela ed in tutto il mondo.
Un pò come doveva succedere qualche anno fa in Italia, vi ricordate? C'era una legge che stabiliva che la concessione del segnale su cui trasmetteva Rete4 sarebbe scaduta, e questa si sarebbe dovuta trasferire su satellite. Ma in Italia andò diversamente, perchè l'allora Presidente del Consiglio (ricordate pure lui, no?!) emise una legge apposta per permettere a Rete4 di continuare a trasmettere via etere.




























