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 <title>Linux Club Italia - Il Lavoro e l'innovazione tecnologica</title>
 <link>http://linux-club.org/taxonomy/term/12/0</link>
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 <language>it</language>
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 <title>Mariastella Gelmini: "Università pubblica: non faremo prigionieri"</title>
 <link>http://linux-club.org/node/2938</link>
 <description>&lt;h1&gt;Mariastella Gelmini: "Università pubblica: non faremo prigionieri"&lt;/h1&gt;
&lt;h3&gt;Nel 2009, per la prima volta in 800 anni di storia, e come mai è successo al mondo, nessun nuovo ricercatore prenderà servizio in Italia. In nessun ateneo e in nessuna disciplina. Mentre in tutto il resto d'Europa e del pianeta si investe di più in ricerca, da noi fino a fine legislatura è stato programmato solo di tagliare. Teste. Teste giovani. Teste pensanti. Ecco come nell'Università di Mariastella Gelmini il lento declino è divenuto un crollo verticale per l'Università e la ricerca scientifica pubblica in Italia.&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;di Gennaro Carotenuto &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Immaginate un laboratorio universitario in Farmacia dove si fa ricerca sul cancro. Immaginate che vi lavorino cinque tra professori e ricercatori di ruolo. Con la legge 133, approvata il 6 agosto in un'aula sorda e grigia e in un paese in vacanza, nessuno dei loro collaboratori precari, per quanto indispensabili e meritevoli, potrà entrare in ruolo senza che TUTTI i cinque già strutturati non vadano prima in pensione. Ergo: quel laboratorio è destinato a chiudere e il precario meritevole deve andarsene a vincere il Nobel negli Stati Uniti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E' questo l'effetto della scellerata applicazione del blocco del turn over sul pubblico impiego alla docenza universitaria. Non si vivacchia, non si tira più a campare; questa volta è scoppiata la bomba atomica. Da qui alla fine della legislatura il numero dei docenti universitari italiani si contrarrà di almeno 8.000 unità (-13% e più del doppio degli esuberi Alitalia) ma nessuno se ne scandalizza. Anzi, succederà con il plauso dell'opinione pubblica teleguidata a caccia del fannullone e lo sberleffo del Gian Antonio Stella di turno, che sguazza facendo soldi calunniando chi lavora equiparandolo all'impunito, al corrotto, all'incompetente, al nepotista.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Thu, 02 Oct 2008 01:07:05 +0200</pubDate>
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 <title>FORUM PA: IL "CREATIVITY FORUM" PER UNA NUOVA ECONOMIA DELLA CONOSCENZA</title>
 <link>http://linux-club.org/node/2849</link>
 <description>&lt;h1&gt;FORUM PA: IL "CREATIVITY FORUM" PER UNA NUOVA ECONOMIA DELLA CONOSCENZA&lt;/h1&gt;
&lt;h3&gt;Non un convegno ma un vero forum delle idee: una sessione di lavoro destrutturata in cui ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo di proposte, riflessioni, stimoli, problemi sui temi chiave per lo sviluppo di una vera economia della conoscenza e dei contenuti digitali.&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;di Fiorello Cortiana&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad alcuni dei più autorevoli esponenti della "rete" il compito di introdurre le questioni spinose: libertà della rete, open source come occasione di sviluppo di una imprenditoria del software, comunità on line, nuovi modi di lavorare nella società della conoscenza, diritto d'autore e nuove regolazioni, open knowledge, internet per la trasparenza della pa e altro ancora... per riflettere costruttivamente sul futuro prossimo!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per innovare non è sufficiente adottare nuove tecnologie occorre uno sguardo capace di vedere questo passaggio culturale, economico e sociale, occorrono una politica pubblica ed un sistema normativo adeguati a definire un ambiente favorevole per l'economia della conoscenza. Oggi il 70% dell’economia europea è oggi costituito dai servizi : proviamo a pensare quanta comunicazione, quanta conoscenza, sia in termini di relazioni sociali che di pervasività digitale, sono contenute in quel 70%.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A fronte di questa percentuale occorre osservare che in Italia il sistema normativo, le procedure di rappresentanza e di negoziazione del mondo del lavoro, la definizione stessa delle politiche pubbliche, sono ancora l’espressione di un modello economico industriale manifatturiero. Se vogliamo che l'Italia sia protagonista nello straordinario cambiamento in corso dobbiamo stimolare l'innovazione in ogni aspetto della società e in particolare nella produzione dei contenuti che viaggiano in rete. &lt;/p&gt;
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 <pubDate>Wed, 14 May 2008 13:20:08 +0200</pubDate>
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 <title>La sfida del lavoro al tempo della rete</title>
 <link>http://linux-club.org/node/2838</link>
 <description>&lt;h1&gt;La sfida del lavoro al tempo della rete&lt;/h1&gt;
&lt;h3&gt;Mentre sfuma il confine tra pubblico e privato, c'è bisogno di nuove forme di organizzazione.&lt;br /&gt;
Intervista a Ned Rossiter&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;di Alessandro Delfanti da ilmanifesto.it del 1.05.2008&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalle reti virtuali di Internet alle reti sociali e di lavoratori che vivono nel mondo della precarietà. Ned Rossiter è un ricercatore indipendente che vive a Pechino e che si occupa dei nessi tra cultura di rete, lavoro creativo e precarietà. Il suo libro Organized Networks: Media Theory, Creative Labour, New Institutions verrà pubblicato da Manifestolibri il prossimo autunno. Gli abbiamo chiesto di commentare la EuroMayday 2008, l'annuale mobilitazione dei precari europei (v. box), prendendo spunto da quello che succede online, nello sfruttamento economico della cooperazione di milioni di utenti da parte delle aziende del web 2.0, e nella società, dove il precariato è alla ricerca di nuove forme di organizzazione e di risposte alla complessità del capitalismo odierno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Come ricostruire le organizzazioni dei lavoratori e rispondere ai loro bisogni nella società in rete?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Le organizzazioni politiche si trovano di fronte a diverse sfide. Primo, c'è bisogno di criticare la visione del lavoro come un'entità coerente e ben distinta. Sappiamo bene che nei fatti il lavoro è contraddittorio e contiene registri multipli e differenti che non è facile connettere. Il problema è come organizzare gli inorganizzabili? Secondo, dobbiamo interrogarci sul confine tra lavoro e vita, un confine che la biopolitica contemporanea ha reso indistinto, mettendo al lavoro e rendendo produttivo ogni aspetto della vita. Non possiamo più separare il pubblico dal privato, e ciò ha un'enorme importanza sul modo in cui immaginiamo le organizzazioni politiche di oggi. Paolo Virno parla di una "sfera pubblica non-statuale". Ma dov'è questa sfera? In rete, e in nessun luogo. Ci sono fantastiche organizzazioni politiche che restano soltanto al livello del virtuale, che è il territorio delle information war di oggi. Però il problema della materialità persiste, e diventa urgente come ci dimostra la crisi ecologica.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Sat, 03 May 2008 01:09:01 +0200</pubDate>
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 <title>David Weinberger ci racconta la cyber-rivoluzione in corso nell'advertising</title>
 <link>http://linux-club.org/node/2671</link>
 <description>&lt;h1&gt;David Weinberger ci racconta la cyber-rivoluzione in corso nell'advertising&lt;/h1&gt;
&lt;h3&gt;A IAB Forum 2007 intervista di Roberto Bonzio, giornalista di Reuters a David Weinberger&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;da reuters.it del 8.11.2007&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siamo all'inizio di una rivoluzione?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente è difficile dire dove siamo esattamente c'è ancora molto da fare con le nuove generazioni, gente per le quali il web è qualcosa di diverso... siamo davvvero all'inizio di questa rivoluzione&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rivoluzione anche per le aziende e la pubblicità?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di sicuro ci sono grandi cambiamenti. Se sei negli affari puoi pensare che i tuoi clienti abbiano un telefono... ora invece nei paesi sviluppati tutti hanno una connessione veloce e vanno in giro con questa connessione... la natura di questa connessione è del tutto differente e non voglio dire tecnicamente, è diversa come concetto. Partecipi al social network... il fatto che puoi inviare messaggi in ogni momento significa che ti porti dietro il tuo mondo di socializzazione il mercato pubblico. Ma anche che l'abilità delle aziende di indovinare come raggiungerci con messaggi, immaginandosi quali vogliamo ricevere e ricordare, ripetendoli all'infinito, e tutto quello che sappiamo della società... questa non è più una tecnica efficace perchè la conversazione fra di noi sui prodotti è molto più ricca, utile ed onesta ...&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il marketing deve capire che per tradizione ha deciso quali informazioni diffondere e quindi dare immagini e dati sugli aspetti migliori...  ma noi se parliamo di un'auto non lo facciamo in termini entusiastici ma ci domandiamo come si usa, una chiacchierata senza controllo è molto più utile per le sue informazioni più oneste e dettagliate... non sappiamo come si comporta l'auto sul ghiaccio perchè non ce lo dicono ma posso trovarlo subito chiedendo a qualcuno sul web... questo significa che le tecniche di marketing sul diffondere informazioni limitate semplicemente non funzionano più.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Fri, 23 Nov 2007 23:16:54 +0100</pubDate>
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 <title>Asta per il WiMax, vediamone i dettagli</title>
 <link>http://linux-club.org/node/2606</link>
 <description>&lt;h1&gt;Asta per il WiMax, vediamone i dettagli&lt;/h1&gt;
&lt;p&gt;di Filippo Vendrame da oneadsl.it del 12 Ottobre 2007 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;wimax Finalmente ci siamo! Come già accennato nel precedente post dopo un’attesa molto, troppo lunga con numerosi rinvii, il Ministero delle Comunicazioni annuncia l’arrivo dell’asta per le frequenze del WiMax.&lt;br /&gt;
Nei prossimi giorni dunque sulla Gazzetta Ufficiale potremo leggerne dettagli. Nei successivi 45 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta, le aziende interessate potranno chiedere l’ammissione all’asta, ammissione che sarà valutata poi entro 15 giorni. I partecipanti ufficiali poi, potranno presentare le offerte entro 30 giorni e poi in seguito provvedere a rilanci in caso ce ne fosse bisogno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Calendario alla mano comunque si nota che per l’assegnazione definitiva delle licenze si dovrà attendere i primi due mesi del 2008. C’è ancora parecchio da aspettare, attesa che dovrà sommarsi al tempo che gli ISP impiegheranno per strutturare fisicamente la propria rete, reti WiMax operative le vedremo forse solo a fine 2008.&lt;/p&gt;
</description>
 <pubDate>Sun, 14 Oct 2007 22:11:57 +0200</pubDate>
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 <title>Petizione contro i brevetti sui medicinali</title>
 <link>http://linux-club.org/node/2231</link>
 <description>&lt;h1&gt;Petizione contro i brevetti sui medicinali&lt;/h1&gt;
&lt;h3&gt;MSF chiede agli azionisti di Novartis di farsi sentire chiedendo all’azienda di rinunciare alla causa contro il Governo Indiano e contro la produzione di farmaci generici per i Paesi poveri.&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Tratto da &lt;a href="http://www.msf.it/msfinforma/comunicati_stampa/05032007.shtml" target="_blank"&gt;www.msf.it&lt;/a&gt; - 5/3/2007&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ginevra/Roma 5 marzo 2007 - L’associazione medico umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere chiede all’assemblea degli azionisti di Novartis – che si riunisce domani a Basilea – di far sentire la propria voce e di unirsi all’appello internazionale per chiedere alla multinazionale del farmaco di lasciar cadere la causa intentata contro il Governo Indiano e contro la produzione locale di farmaci generici a basso costo per i Paesi più poveri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante le molte pressioni ricevute fin qui, Novartis non accenna a voler recedere dall’azione legale intentata contro il Governo Indiano per ottenere il riconoscimento di un brevetto su farmaco anti-leucemia e più in generale per costringere l’India a riscrivere la legge sui brevetti sui farmaci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio le flessibilità contenute nella legge indiana sui brevetti farmaceutici – nel pieno rispetto delle normative internazionali – hanno permesso a questo Paese di diventare il principale fornitore di farmaci generici di qualità a basso costo per i Paesi in via di sviluppo. MSF cura oggi 80mila malati di Aids in tutto il mondo e l’80% di loro sono trattati con farmaci “made in India”. Anche molti Governi africani e altre istituzioni internazionali impegnate nella lotta alle pandemie dipendono sempre più dai farmaci indiani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un’udienza si è tenuta oggi presso l’Alta Corte di Chennai e un nuovo appuntamento è fissato per domani. Per questo è essenziale che anche gli azionisti della multinazionale facciano sentire la loro voce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oltre 350mila persone nel mondo e quasi 60mila solo in Italia hanno già aderito alla petizione per chiedere a Novartis di rinunciare a questa azione legale che mette a repentaglio la disponibilità di farmaci essenziali per tutto il Sud del mondo. Tra i firmatari – accanto a ONG e attivisti per i diritti dei pazienti - figurano anche nomi di spicco come:&lt;/p&gt;
</description>
 <pubDate>Fri, 09 Mar 2007 18:33:56 +0100</pubDate>
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 <title>L'auto ad aria compressa e' viva e lotta insieme a noi!!!</title>
 <link>http://linux-club.org/node/2201</link>
 <description>&lt;h1&gt;L'auto ad aria compressa e' viva e lotta insieme a noi!!!&lt;/h1&gt;
&lt;h3&gt;Il colosso indiano Tata Motors ha firmato con MDI dei Négre (padre e figlio) un contratto per la produzioni in India dell'auto ad aria compressa.&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt; da www.jacopofo.com dell' 11 febbraio 2007&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fatto che un'azienda dello spessore di Tata abbia deciso di investire su questo progetto dimostra che non si tratta dell'invenzione bislacca di un folle.&lt;br /&gt;
In molti ne siamo convinti da anni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Quando 6 anni fa salii su uno dei primi prototipi, nella fabbrica di Marsiglia, ebbi la sensazione di muovermi con la macchina del futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Era un'auto straordinaria, un'invenzione geniale, economica e ecologica. Una monovolume a sei posti, grande bagagliaio, 200 chilometri di autonomia, raggiungeva i 120 chilometri orari, consumava 3 euro di elettricita' per percorrere 100 chilometri e sarebbe dovuta costare 12mila euro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Veniva alimentata direttamente con aria compressa allo stato liquido, contenuta in due grandi bombole, alloggiate sotto l'auto per tutta la sua lunghezza. In alternativa era dotata di un compressore elettrico capace di riempire le bombole. Per ottenere un pieno era sufficiente collegarla per una notte a una presa di corrente.&lt;br /&gt;
Insomma gia' 6 anni fa era un'auto strepitosa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tra l'altro si avvaleva di ben 56 brevetti originali. Tutto era particolare: dall'impianto elettrico con 3 chilogrammi di fili al posto dei 30 di una comune auto di media cilindrata, ai sedili con anima tubolare che proteggevano il conducente in caso di incidente, al meccanismo per abbassare manualmente i vetri dei finestrini. La carrozzeria era stata progettata per essere leggerissima, offrire ottimi risultati nei crash test e venir costruita anche in fibra e resina di canapa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma, nonostante le potenzialita' ecologiche ed economiche di quest'auto, sono passati gli anni e i Négre non sono ancora riusciti a omologarla in Francia. E qui bisogna proprio fermarsi e chiedersi come sia possibile che per cosi' tanto tempo si sia riusciti a bloccare la commercializzazione di un mezzo simile.&lt;/p&gt;
</description>
 <pubDate>Wed, 28 Feb 2007 00:36:02 +0100</pubDate>
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 <title>NELLE TELECOMUNICAZIONI PRIVATO NON E' BELLO</title>
 <link>http://linux-club.org/node/2073</link>
 <description>&lt;h1&gt;NELLE TELECOMUNICAZIONI PRIVATO NON E' BELLO&lt;/h1&gt;
di Angelo Raffaele Meo &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un mio amico possiede due telefoni cellulari, perche' a casa non riceve TIM e in ufficio non riceve Vodafone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una mia collega porta sempre con se' una manciata di SIM, che abilmente sostituisce nel telefonino in funzione della persona che deve chiamare. Questa mia collega conosce alla perfezione i piani tariffari delle societa' telefoniche italiane e le stesse offerte speciali che, come e' noto, sono molto numerose e hanno una dinamica molto rapida. Inoltre la ritengo capace di risolvere mentalmente sistemi di equazioni di quarto grado, a giudicare dalla rapidita' con cui opera le sue scelte, pari soltanto alla destrezza con cui sostituisce le SIM nel telefonino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono orgoglioso di avere una collega cosi' brava, ma a volte mi domando se non paghi anche io, almeno in parte, il tempo che la stessa dedica allo studio delle offerte speciali per innammorati e suocere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine, come terzo caso emblematico della teoria che intendo esporre in questo articolo, citero' l'esperienza del sottoscritto, pur consapevole del rischio di proporre materiali per i trattati di psichiatria. Io ritengo che i comportamenti individuali, anche i meno importanti, debbano assecondare gli interessi nazionali, per cui, ad esempio, non ho mai acquistato un'automobile straniera. Cosi', quando Infostrada e' diventata inglese sono passato a Wind e quando Wind e' diventata egiziana ho firmato il contratto con Telecom. Come risultato netto di queste operazioni, da molti mesi sono in attesa di quella connessione ad Internet che i tecnici della Telecom mi avevano promesso entro un paio di settimane. Proprio ieri mi hanno spiegato che per colpa dell'Autorita' delle Telecomunicazioni il contratto che avevo firmato allora non e' piu' valido.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I tre casi che ho raccontato sono soltanto tre piccoli esempi dei molti inconvenienti prodotti da quella che considero una grande follia collettiva: la privatizzazione e la liberalizzazione delle telecomunicazioni nazionali. Sono comunque inconvenienti di importanza marginale rispetto al difetto fondamentale di quei processi che e' costiuito sostanzialmente da una intrinseca diseconomia della frammentazione delle reti e dei servizi.&lt;/p&gt;
</description>
 <pubDate>Wed, 20 Dec 2006 23:32:17 +0100</pubDate>
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<item>
 <title>Il computer di Rodi</title>
 <link>http://linux-club.org/computer</link>
 <description>&lt;h1&gt;Il computer di Rodi&lt;/h1&gt;
&lt;h1 /&gt;
&lt;h3&gt;Prodotto tra il primo e il secondo secolo avanti Cristo, era uno strumento per la navigazione avanzatissimo con i suoi ingranaggi, i display di lettura a doppia faccia, il calcolo in tempo reale di angoli, distanze, movimenti stellari e impostazioni di rotta.&lt;/h3&gt;
di Riccardo Orioles da ZEUS News - www.zeusnews.it del 15-12-2006&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Beh, chiamarlo computer forse e' eccessivo, certo e' un aggeggio cosi' su una nave non s'e' piu' visto fino al Seicento (milleseicento), coi suoi ingranaggi, i display di lettura a doppia faccia, il calcolo in tempo reale di angoli, distanze, movimenti stellari e impostazioni di rotta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stiamo parlando dell'apparecchio ritrovato tanti anni fa in fondo all'Egeo e di cui si e' riusciti solo ora a capire il funzionamento: era un (non tanto) rudimentale strumento di navigazione, niente di elettronico certo ma incontestabilmente superiore a un astrolabio portoghese (tredicesimo secolo) o anche a un buon vecchio sestante da bucanieri (1600 e seguenti).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fatto e' che l'aggeggio, probabilmente fabbricato a Rodi (citta' greca specializzata in robe di mare) e' stato prodotto fra il primo e il secondo secolo avanti Cristo, e cioe' piu' di mille anni prima di ogni altra analoga tecnologia occidentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'Europa, cioe', per un certo periodo ha prodotto tecnologie raffinate (non solo strumenti nautici: ad Alessandria si facevano esperimenti col vapore gia' ai tempi di Eratostene). Poi s'e' fermata. Poi sono passati mille anni. E poi ha ricominciato da zero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il punto di massimo sviluppo, dal punto di vista della ricerca tecnologica, e' verso la fine dei regni ellenistici (Egitto, Seleucidi, ma ci metterei anche Siracusa), quando era appena finita la Seconda Guerra Mondiale (che allora si chiamava Punica) ma l'impero vincitore non aveva ancora provveduto a normalizzare il resto del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Seguirono un centinaio di anni sulla spinta di quel che c'era gia', globalizzando le cose piu' digeribili (per esempio l'aministrazione pubblica egiziana o il diritto della navigazione di Rodi) e andando avanti alla meno peggio su tutto il resto. Certo, le scoperte nuove non mancarono: i Galli per esempio inventarono il vino moderno (cosa per cui hanno tutta la mia riconoscenza); ma tecnologia avanzata piu' niente.&lt;/p&gt;
</description>
 <pubDate>Mon, 18 Dec 2006 04:17:17 +0100</pubDate>
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