7 giorni di Pablo Cerini

By Pagina Tre Libro davvero strano questo esordio dal nulla di un nuovo scrittore che fino a ieri, secondo quanto dichiarato dalla sua biografia, “lavorava come sviluppatore software e poi si è accorto di voler scrivere storie e non codice”. Difficile tirarne le fila, e diciamo subito che la causa è anche la prima cosa che salta all’occhio dopo qualche decina di pagine di lettura: sto parlando dell’incredibile incostanza della qualità della scrittura di questo autore. Forse perché si tratta del libro di esordio e l’autore deve ancora portare a piena maturità il suo stile, ma il libro passa da passaggi francamente inutili, in cui l’autore sembra non avere proprio chiaro chi siano o cosa facciano i suoi personaggi , a frangenti in cui invece riesce a stupirti con delle trovate così geniali, sia per lo stile di scrittura che per la profondità psicologica, che ti cade la mascella e ti sembra di aver scoperto il nuovo Irvine Welsh.
Non a caso cito questo autore, perché “7 giorni” è chiaramente influenzato da “Acid house”, di cui ricalca il crudo realismo e la satira sociale. E questo diventa un punto di forza del libro, che incanta non tanto per quello che succede ma per come viene scritto: l’autore è abilissimo a rendere interessanti intere sequenze in cui fondamentalmente non accade nulla dando degli scorci psicologici o intavolando dialoghi che appagano fortemente il lettore proprio per la loro capacità di mettere a nudo in modo divertente le incoerenze della nostra società.
E veniamo a parlare così della fabula. E’ come se il libro fosse diviso in due parti: una prima parte, tutto sommato a tratti anche noiosa, in cui succede poco o nulla e poi, improvvisamente, la narrazione decolla e la trama si infittisce, portandoti quasi con il cardiopalma al devastante colpo di scena finale. Eh sì, perché di libri ne ho letti tanti, ma pochi con un colpo di scena conclusivo talmente ben costruito e sorprendente che, davvero, riesce a farsi perdonare tutta la pazienza che il lettore ha dovuto portare mentre lo scrittore ne tesseva la tela.
Il libro è un ambizioso mix di tanti argomenti: storie d’amore, gioventù bruciata, ma anche satira di una mentalità corporate aziendale fatta sempre più di facciate esteriori piuttosto che di vere competenze, inquietudini religiose, scorci poetici e musicali, situazioni comiche e critica sociale. Molte cose, a onor del vero, sono riuscite davvero bene, come la satira di certi luoghi comuni presi dal mondo della vendita o alcune macchiette di una cultura accademica ormai in decadenza, altre cose invece un po’ meno, ad esempio certi personaggi troppo ambiziosi dal punto di vista caratteriale che l’autore non è riuscito a cesellare con totale coerenza.
7 giorni si annuncia come un libro di esordio di sicuro interesse, che merita di essere letto e regalerà al lettore serate intriganti e anche occasioni di riflessione culturale grazie alla lucidità dell’introspezione psicologica. Il libro ha i suoi difetti, dovuti secondo me alla poca esperienza dell’autore, ma riesce a farseli perdonare anche grazie al devastante colpo di …read more

Source:: Frontiere Digitali

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