Chefuturo! Ma la vittoria di Donald Trump è tutta colpa di Wikileaks?

By Arturo Di Corinto Ma la vittoria di Donald Trump è tutta colpa di Wikileaks?
Donald Trump, la Clinton e quelle email dei democratici americani pubblicate dal sito di Assange. Ma davvero Hillary ha perso per questo?
Arturo Di Corinto per Chefuturo! del 13 novembre 2016
Se una squadra di calcio perde per un rigore – e il rigore c’è, la colpa non è dell’arbitro ma di chi ha commesso il fallo. Molti dicono che tra le ragioni della sconfitta di Hillary Clinton alle presidenziali americane ci sia la vicenda emailgate. Cioè la diffusione delle email sue e dello staff elettorale democratico estorte dagli hacker e pubblicate da Wikileaks. Ma Wikileaks ha solo fischiato il fallo. Che è quello che fanno i whistleblower come Assange e Snowden: è nella loro natura, fischiare il fallo. To blow the whistle significa proprio “soffiare nel fischietto”.

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WIKILEAKS E LA SCONFITTA DEMOCRATICA
Pur riconoscendo al sito anticorruzione creato da Assange il ruolo di media outlet, legittimato quindi a pubblicare informazioni rilevanti per l’opinione pubblica, qualcuno ha detto che la pubblicazione di quelle email compromettenti è il frutto dell’odio di Assange verso la Clinton. Che Assange ce l’avesse con la Clinton potrebbe essere comprensibile: è infatti tristemente famosa la frase dell’ex segretario di Stato che a proposito dell’hacker australiano dice: “Mandiamogli un drone”.
WIKILEAKS HA PUBBLICATO EMAIL DI BANCHIERI, GOVERNANTI E DIPLOMATICI
Può essere quindi che Assange abbia voluto pubblicare quelle email proprio per danneggiarla. Ma Assange e il suo team a Wikileaks non hanno pubblicato solo “quelle” email, hanno anche creato una public library della diplomazia americana e un database cercabile della corrispondenza di molti personaggi afferenti ai governi siriano, turco e saudita, denunciandone avidità, autoritarismo e crimini contro l’umanità. In definitiva, che la pubblicazione di quelle email abbia potuto influenzare l’elettorato è probabile. Chiunque produca informazione, comprese le grandi testate giornalistiche che si sono pronunciate a favore di Hillary, cerca di farlo. La comunicazione è l’arte di modificare lo stato mentale del ricevente e l’industria dell’informazione – come dice Noam Chomsky – non serve solo a far conoscere i fatti, certi fatti, ma a costruirli, a offrirne un’interpretazione, a indirizzare le scelte del pubblico e orientarne il consenso.
Media americani a favore, Wikileaks contro: potremmo dire che è finita in un pari e patta. Ma diciamolo più chiaramente: non è stata Wikileaks a far perdere le elezioni a Hillary Clinton, bensì i comportamenti della stessa candidata che da segretario di Stato e membro prominente del partito democratico americano ha fatto delle scelte discutibili che grazie a Wikileaks tutti possono oggi conoscere. In quelle email si parla di tutto: dell’egemonia americana nel mondo fino alle opinioni non sempre lusinghiere circa gli alleati, dalle politiche delle compagni petrolifere agli scandali bancari.
Le tappe dell’emailgate
A due giorni dalle elezioni in una missiva inviata al Congresso, James Comey, il capo dell’Fbi, nominato nel 2013 da Obama, nonostante la sua militanza repubblicana, ha reso noto che “Durante l’intero processo di verifica di tutte …read more

Source:: Frontiere Digitali

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