Dialogo con Massimo Bettetini a partire dal suo “Passo d’altrove”

Network News
febbraio 2017

By Pagina Tre Di Massimo Bettetini, milanese classe 1965, ha appena visto la luce la raccolta poetica Passo d’altrove (In dialogo, Milano 2016, pp. 150). Il che è una buona notizia: Bettetini è molto misurato, quasi restio, a pubblicare la sua poesia, benché alle spalle ci sia un lungo percorso (già nel 1990 aveva vinto il “Premio Montale” per la poesia inedita…).

Il tuo lavoro (medico psicoterapeuta) è tra i maggiormente “umanistici”. Come si alimentano vicendevolmente pratica professionale e vocazione poetica?
Premetto che il mio essere restio a pubblicare poesia risponde in primis a un innato senso del pudore per quanto produco, poi alla mia convinzione che la poesia, ogni poesia, e ancor più ogni raccolta, ha un suo tempo; richiede cioè una maturazione non solo linguistica, ma direi quasi funzionale al verso, al poeta, a chi dovrà fruirne. È come mettere insieme diverse componenti che origineranno poi un precipitato chimico. Al tempo giusto si forma il precipitato, e allora di questo si può fare dono, partecipandolo; mai troppo dopo, e specialmente mai troppo prima. La fretta brucia e l’attesa fa invecchiare, anche se un bel verso non invecchia mai.
Venendo a rispondere alla domanda, nel mio caso psicoterapia e poesia vanno a braccetto.
Fin dalla mia tesi di laurea ho portato avanti un profondo studio sul dialogo denotazione-connotazione, trovandone un riscontro diretto nel dialogo conscio-inconscio. Se in poesia la denotazione, ciò che la parola di per sé dice, svela la connotazione, i significati che quella parola in quel verso cela, così ciò che è consapevole può svelare, tramite linguaggi decodificandi (da decodificare), ciò consapevole non è.
Diversi pensatori si sono occupati di questo, forse tangenzialmente, ma offrendo parecchi spunti interessanti. Penso a Lacan, allo stesso K. Jaspers che, analizzando le opere di autori a lui cari, ne sviscera il contenuto poetico, astraendolo dal vissuto patologico dell’autore, sottolineando così come senza il disturbo psichico o quella particolare sensibilità non si avrebbero forse avute certe folgorazioni intuitive, ma spiegando con precisione chirurgica che al contempo, liberatosi dal medesimo disturbo, il poeta o il pittore avrebbe composto di più e più liberamente. Mai cadere nel pietismo che indica in una personalità malaticcia l’origine di certo fare poetico.
Se nell’approccio col paziente devo leggere quel che l’intera sua persona cerca di comunicare, nella scrittura poetica si spiega il tutto da molteplici piani di visione, dal minimalista al trascendente, aderendo alle realtà della matematica del verso, da cui, come in musica, non si può scappare, previa la fine della poesia.
La tua attività di scrittore è molto ampia: dalla trilogia su L’affettività dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti (San Paolo 2007-2010) alle biografie, a Tutte le opere di Teresa d’Avila che hai tradotto e curato (Bompiani 2011)… Leggendo i tuoi testi poetici si riscontra una fitta trama di riferimenti autoriali, letterari e filosofici. Ci sono degli autori che sono stati maggiormente fecondi nel tuo percorso umano e poetico?
L’elenco potrebbe essere lungo, ma in realtà i miei veri punti di riferimento sono stati pochi. Svelo un piccolo segreto. Quando compro un libro di …read more

Source:: Frontiere Digitali