IL LAVORO, I ROBOT E LA BOTTE DI DIOGENE

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dicembre 2016

By Partito Pirata Narra la tradizione storiografica antica che il filosofo Diogene, durante l’assedio di Corinto portato avanti da Filippo di Macedonia, vedendo tutti i suoi concittadini indaffaratissimi (chi a rafforzare le mura, chi a preparare le armi etc.) si mise a far rotolare su e giù per il colle Craneio la botte nella quale dormiva, adducendo come motivo il non voler dare l’impressione di essere lui solo inoperoso in mezzo a tutto quello sfaccendio. Ora, per quanto l’episodio possa farci sorridere (nonché riflettere sulla concezione di “filosofo” nell’antichità), si dovrebbe notare che, per certi versi, al giorno d’oggi l’idea di “lavoro” in vigore in molti Paesi -soprattutto quelli di tradizione protestante e capitalista- è in fin dei conti molto simile. Il lavoro è ciò che nobilita l’uomo, ergo l’importante è mettere le persone a fare qualcosa, non importa cosa; e soprattutto, non importa se e come quel lavoro potrebbe essere svolto più e meglio da un software, un robot o un algoritmo. Quando si parla di automazione, il pensiero corre immediatamente alla perdita di posti di lavoro, nonché alla prospettiva di ritrovarsi con milioni di persone inoperose. E allora -sembra essere l’inconfessabile pensiero di molti governanti- meglio non “spingere” troppo su quel tasto, meglio rallentare ad arte la corsa della tecnologia per non creare troppa disoccupazione. Il che, tuttavia, ha delle conseguenze di non poco conto. Perché significa continuare a costringere le persone a recarsi fisicamente negli uffici, stampare fogli di carta, presentare documenti cartacei, apporre timbri, firmare con penna e inchiostro etc., quando si potrebbe più agilmente compilare un form online tramite un sistema certificato di identità digitale. E sì, il settore pubblico darebbe lavoro a molte meno persone, ma bisogna al tempo stesso tener presente un fatto: una Pubblica Amministrazione composta in larga parte -se non proprio esclusivamente- da software & robot avrebbe un costo irrisorio rispetto allo stato attuale. Non solo per i risparmi su stipendi, contributi etc. dei dipendenti pubblici, ma anche e soprattutto per il fatto -brutto da dire ma vero- che le macchine non rubano, non timbrano cartellini al posto dei colleghi, non chiedono tangenti per sveltire le pratiche. Le imprese non sarebbero più costrette ad “oliare il sistema” per avere ciò che spetta loro di diritto. Non dovrebbero perdere mesi -se non anni- in attesa di …read more

Source:: Frontiere Digitali