Il reddito di base ci renderebbe pigri?

Network News
dicembre 2016

By Partito Pirata Un eventuale reddito di base ci renderebbe tutti pigroni e perdigiorno? Il tema è dibattuto (anche) nella patria mondiale dell’etica del lavoro: gli Stati Uniti. Quella che proponiamo di seguito è la traduzione dell’articolo intitolato Universal basic income wouldn’t make people lazy–it would change the nature of work, a firma di Joel Dodge, consultabile qui in lingua originale.
Gli americani credono fortemente nell’importanza di lavorare sodo ogni giorno. Di conseguenza, è comprensibile che la prospettiva di un Reddito di base universale (UBI), in cui il governo fornisse un reddito che copre i costi per la sopravvivenza quotidiana, colpisca negativamente alcune persone. In un articolo su The Week del 2014, Pascal-Emmanuel Gobry prefigura uno scenario distopico, in cui “milioni di individui ristagnano in un ozio sociale distruttivo”, con la conseguenza di “una perdita di produttività che si ripercuote sulla società intera in termini di rallentamento della crescita e, probabilmente, minore occupazione”.
Questa è una preoccupazione ragionevole. Dopotutto, i più efficaci programmi anti-povertà messi in atto negli Stati Uniti, finora -ad esempio l’Earned Income Tax Credit- sono sempre stati pensati per promuovere il lavoro, non per permettere alla gente di evitarlo. Tuttavia, basandoci sulle prove che abbiamo ad oggi, ci sono ben poche ragioni per pensare che un UBI possa spingere le persone ad abbandonare il lavoro in massa. E comunque, anche se alcune persone optassero per abbandonare i loro lavori, la società potrebbe finire col trarre benefici impensabili dal loro tempo libero, nel lungo periodo.
Negli anni ’60 e ’70, gli Stati Uniti e il Canada stavano seriamente prendendo in considerazione la possibilità di introdurre un UBI. In questo periodo il Governo degli Stati Uniti commissionò una serie di esperimenti in 6 stati, per studiare gli effetti di un reddito garantito, e in particolare gli effetti sul lavoro. Il Canada fece un esperimento analogo nella città di Dauphin.
Ciò che emerse da questi esperimenti fu che gli effetti dell’UBI sulla partecipazione al lavoro non furono così tragici come si era temuto. I ricercatori appurarono che le famiglie, complessivamente, ridussero il loro carico di lavoro del 13%, come spiega l’economista Evelyn Forget in un articolo pubblicato nel 2011 dal Canadian Public Policy. Tuttavia, all’interno delle famiglie, il “capo-famiglia” (cioè quello che “portava a casa la pagnotta”, generalmente maschio), ridusse di poco le ore di lavoro. Le donne che garantivano una seconda entrata diminuirono le ore di lavoro fuori casa maggiormente, dedicando più tempo alla cura della famiglia e all’educazione dei figli. Anche i teenager interruppero i lavoretti part-time per focalizzarsi sulla scuola, cosa che condusse ad una sensibile diminuizione del tasso di abbandono scolastico nelle scuole superiori a Dauphin, e ad incrementi a doppia cifra nel completamento del liceo tra le famiglie che partecipano nel New Jersey, Seattle, e Denver.
Nonostante i timori degli scrittori come Gobry, non dovrebbe sorprendere che il RdB non abbia provocato il tracollo del lavoro. Dopotutto, come molti conservatori giustamente fanno notare, il lavoro è qualcosa di più che un semplice ricavar denaro da una fatica. Esso gioca un ruolo centrale nel …read more

Source:: Frontiere Digitali