Il reddito di base e il terzo mondo: esperimenti riusciti

Network News
gennaio 2017

By Partito Pirata Quando si parla di Basic Income (reddito di base), generalmente il pensiero corre ai Paesi del primo mondo, cioè quelli nei quali il progresso dell’intelligenza artificiale e della robotica avrebbe il maggiore impatto sull’occupazione.
In realtà, come ha spiegato il sito Futurism con questa infografica, i Paesi dell’Africa e dell’est asiatico sono ugualmente a rischio, con percentuali di perdite di posto di lavoro che vanno dal 69% dell’India al 88% dell’Etiopia).
È quindi su questi Paesi che vorremmo concentrarci in questo articolo, cercando di capire se e come un reddito di base possa rappresentare una soluzione efficace e, soprattutto, assolutamente realizzabile.
Una prima considerazione, che sorge quasi spontanea, è il fatto che viene meno (o quantomeno risulta enormemente ridimensionato) il problema della sostenibilità finanziaria: con i tassi di cambio attuali, anche con cifre relativamente modeste si riuscirebbe a togliere dalla povertà un amplissimo numero di persone. Del resto, non si tratta solo di congetture teoriche: in India e in Namibia sono stati posti in essere degli esperimenti di BI, nel corso degli ultimi anni, e i risultati parlano chiaro: l’associazione Give Directly è riuscita, con “soli” 30 milioni di dollari, a garantire un reddito di base a 6000 kenioti per i prossimi 10 anni. Lo stipendio medio annuo di un keniota, infatti, corrisponde a circa 400$. In India, nel 2011, la cifra era di poco meno di 100$ al mese.

Gli effetti del Basic Income in India
Circa 6000 persone tra uomini, donne e bambini in 9 villaggi di Mahia Pradesh ricevettero, per 18 mesi, una quantità di denaro in grado di portarli al di fuori della povertà. Riportiamo in traduzione alcuni passi tratti dal report finale dell’esperimento.
Impatti sulle condizioni di vita
Molte persone usarono un po’ del denaro per migliorare le proprie abitazioni, aggiungendo più spazio, riparando i muri e i tetti. Ci fu anche un miglioramento nelle latrine, anche se non quanto si era sperato, probabilmente perché un incremento nell’utilizzo delle latrine ha più a che fare con le abitudini di vita che col reddito. (…) La percentuale di famiglie con almeno 1 letto passò dal 35.5% all’83%. I proprietari di telefoni cellulari dal 9% al 61%, i motocicli dal 3% al 30%. Questi sono beni che possono fare la differenza, ad esempio, in termini di accesso al mercato del lavoro e di informazioni.
Impatto sulla sicurezza alimentare e la nutrizione
Prima del progetto il 45% dei beneficiari dichiarava di non disporre di un reddito sufficiente per garantirsi un’alimentazione adeguata: alla fine dell’esperimento la percentuale era scesa al 19%. L’impatto più notevole fu nei villaggi tribali: il consumo di legumi passò da 0.3 a 3.8kg mensili per famiglia, quello della frutta da 0.6 a 5.5kg, e aumentò anche il consumo di uova e carne. Dopo soli 6 mesi dall’inizio dell’esperimento, le famiglie che si dichiaravano soddisfatte dal punto di vista nutrizionale erano passate dal 52% al 78%.
Impatto sull’istruzione
Nei villaggi coinvolti si notò un aumento delle spese per l’istruzione, specialmente per quanto riguarda le ragazze. Una donna intervistata alla fine del progetto spiegò: “Con i …read more

Source:: Frontiere Digitali