La “notturna” malinconia di Fryderyk Chopin.

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gennaio 2017

By Pagina Tre La notte, quel magico intervallo di tempo compreso tra il tramonto e l’alba, in cui il Sole resta al di sotto dell’orizzonte ed in cui, generalmente, gli esseri viventi riposano in una fase chiamata sonno. Proprio alla notte, a quest’ultima suddetta, il superlativo compositore polacco naturalizzato francese Fryderyk Chopin (1810-1849) dedicò le notorie composizioni al pianoforte recanti il nome “I Notturni”. Queste sublimi e magnifiche composizioni erano inerenti ad una certa qualità della musica, destinata in un certo senso ad essere eseguita nelle ore della notte, o in altro modo ispirata proprio dalla notte, oppure proprio tale ad evocarla. Chopin riconobbe al suo predecessore irlandese, John Field, il merito di creare l’originale genere di “musica notturna”, ovvero una sorta di serenata per differenti complessi strumentali, che configuravano numerosi stilemi di carattere tecnico, dotati di una semplice forma tripartita (A-B-A’), e dove è presente la preponderanza del cantabile sostenuto da vaporosi accompagnamenti, ricolmi di abbellimenti, soventemente arpeggiati.
Il mesto compositore francese ammise i suoi debiti nei confronti del pianista irlandese, anche se sarà proprio Chopin ad essere riconosciuto dalla storia della musica il vero e proprio padre dei “Notturni”. Proprio con queste famosissime composizioni conquisterà i cuori e le menti di tutti gli amanti della musica, sia dei ceti nobiliari sia di quelli popolari. La formazione musicale di Chopin fu comunque influenzata dall’ambiente in cui era immerso, dove era molto elevata la richiesta di musica semplice, di facile ascolto e facile fruibilità, dalla tinta profondamente sentimentale, che diffondesse negli sfarzosi saloni dei palazzi ma nello stesso modo anche nei salotti delle magioni borghesi, lo “spirito sentimentale” del sostrato d’opera italiana, in gran voga al tempo. Non c’è che dire, proprio quel tipo di composizione era alquanto adatto e affine al suo temperamento. Egli era assai votato all’espressione beve, ad impiegare strutture come se fossero un involucro da riempire di “puro canto”, venato da estrosità e stravaganze armoniche che ne accentuassero l’effetto. Il nostro compositore francese era solito cimentarsi nell’improvvisare “notturni” quando l’ora si faceva tarda, ed accanto a lui si univano gli amici più fedeli. Suonava prettamente per sé, per esprimere la sua esigenza di musica, il suo bisogno di sentire e vedere, vedere con gli “occhi della musica”. Sono inequivocabilmente les “Nocturnes” i brani che ci rendono nel modo più accurato e fedele il ritratto dell’uomo Chopin in quanto artista.
Le otto raccolte dei “Notturni” e i tre numeri singoli comprendono ventuno brani complessivamente, disseminati nel corso della sua incisiva ma seppur breve esistenza. Le composizioni precedentemente menzionate sono con le Polacche, Mazurche e Valzer un genere musicale che Chopin non abbandonò mai, e che accompagnarono la sua evoluzione artistica. Gli atteggiamenti posti in atto erano vari, per far si che in tal modo l’esperienza di ascolto risultasse sempre unica ed irripetibile nello stesso senso. Potevano trattarsi sia numeri celeberrimi, che rappresentavano il polacco che era presente nel cuore di ognuno, come il secondo dell’opera 9, sede di una tenerezza infinita espressa e priva di alcun remore, ma erano presenti anche …read more

Source:: Frontiere Digitali