Più che la banda ultra-larga serve l’educazione

Network News
novembre 2016

By Partito Pirata Ogni tanto, a intervalli irregolari, nel nostro Paese i media e qualche politico desideroso di far la figura di chi è “connesso col presente” riesumano la storia dell’arretratezza italica nell’ambito digitale, e immancabilmente tornano a sottolineare quello che -secondo loro- è il cuore dei problemi: c’è poca banda ultra larga.
Ora, come ha spiegato il team di Truenumbers, è vero che la banda ultra-larga scarseggia, ma ciò non vuol dire che non ci sia nulla:

il 99% del territorio nazionale è coperto dalla banda larga fissa, e il 98% dalla banda larga mobile”. (…) per -ad esempio- comprare online, la banda larga è più che sufficiente. Eppure gli italiani comprano online soltanto nel 22% dei casi, rispetto ad una media europea del 50%.

Allora, forse il problema vero è un altro, cioè quello esplicitato a inizio video:
(…) agli italiani cambiare e seguire le innovazioni in genere non piace. Negli ultimi 12 mesi soltanto il 76% degli italiani che abitano nei grandi centri urbani ha utilizzato Internet (contro oltre il 90% di altri Paesi, come Danimarca e Olanda)”.

Una spiegazione di ciò, forse, la si può individuare nella composizione anagrafica del bel Paese, con la sua alta età mediana e il fatto che gli anziani abbiano poca dimestichezza con la tecnologia.
Eppure, come spesso accade, gli opinion-leader e la politica non riescono a resistere alla tentazione di individuare una soluzione miracolosa in grado -da sola- di invertire una tendenza che risiede più che altro negli usi e costumi della cittadinanza.
Quello che realmente manca è piuttosto un’educazione generale alla vita nella società digitale, ed è un aspetto che riguarda sia i privati cittadini (basti pensare al tragicomico caso della rivolta dei pensionati alle Poste di Latina, per via delle prenotazioni via App) sia le imprese.
Riguardo a queste ultime, ad esempio, sono emblematici i dati dell’Istat: 9 PMI su 10 risultano avere un livello basso di digitalizzazione, laddove con questo termine s’intende -giustamente- non solo l’avere un sito internet (7 su 10 lo hanno), ma l’utilizzarlo con profitto. Solo il 10% vende online, e basso risulta anche l’utilizzo dei Social Network a fini aziendali. Del resto, uscendo per un attimo dal freddo mondo dei numeri, torna alla mente la geniale campagna #coglioneno, creata da ZEROVIDEO come “reazione a offerte di lavoro gratis perché ci dobbiamo fare il portfolio, perché tanto siamo giovani, perché tanto non è un lavoro, è un divertimento”. Un fenomeno tragicamente reale, che se visto dalla prospettiva opposta ci racconta di quanto scarsa sia, tra gli imprenditori, la consapevolezza che da quei lavori potrebbe trarre giovamento il loro stesso business. E invece, per una miope volontà di risparmio, il tutto finisce con un “No, il preventivo è troppo alto, lo faccio fare al figlio di un mio amico che ci capisce di computer”.

Nel caso dei cittadini, poi, la situazione è ben più drammatica. Chi vedeva nell’avvento della Rete un mezzo per far trionfare la Verità sulla disinformazione a mezzo TV si è dovuto ricredere: oggi la Rete -e segnatamente i Social Network- è …read more

Source:: Frontiere Digitali