Sì, i robot ci ruberanno il lavoro. Risposta a TrueNumbers

Network News
ottobre 2016

By Partito Pirata Seppur con il consueto ritardo, anche in Italia comincia a prendere piede il dibattito sul rapporto tra “robot e furto di lavoro”, o meglio tra automazione e disoccupazione.
Ed immancabilmente spuntano anche in questo campo i negazionisti. Che in questo caso parlano per bocca del pur pregevolissimo sito Truenumbers. Ultimamente sta facendo il giro del web il seguente video, che vorrebbe dimostrare -numeri alla mano, come da linea editoriale- la presunta infondatezza di chi teme che i robot porteranno via il lavoro agli umani.

Cerchiamo di dare, allora, una risposta che sia basata anch’essa sui numeri e razionalità.
In primo luogo, occorre fare un rilievo all’intero impianto argomentativo di TrueNumbers: la disoccupazione è un fenomeno che dipende da un’enormità di fattori. Dal lato aziendale si possono citare la presenza più o meno massiccia di burocrazia, il cuneo fiscale, le infrastrutture, il costo dell’energia etc.; sul lato dell’offerta contano molto il livello di istruzione e le aspettative individuali. Infine, è fondamentale il livello di corruzione e la presenza o meno di criminalità organizzata a determinare se un’azienda può o non può assumere.
Nel video invece si parla del livello di robotizzazione come se questo fosse pressoché l’unica variabile in gioco.
Non da meno, poi, il fatto che ci si riferisca esclusivamente ai robot “propriamente detti”, ossia le macchine industriali, escludendo dal computo -almeno così pare- i software.
Ma vediamo adesso altri numeri, altrettanto veri di quelli citati nel video, che suggeriscono scenari decisamente meno rosei e tranquillizzanti. Sono tratti dal libro “Robots will steal your job, but that’s ok“, di Federico Pistono.
Il giovane autore del saggio, nel capitolo 9, spiega prima di tutto che il numero dei senza lavoro oggi, negli Stati Uniti come nell’Eurozona, è decisamente più alto di quanto le autorità non vorrebbero far credere.

Ci sono molte più persone senza lavoro negli Stati Uniti, e nel resto del mondo, di quanto si potrebbe pensare. Benché i report affermino che la disoccupazione negli ultimi due anni è in calo, la verità è un’altra. Nel marzo 2012, la disoccupazione nell’Eurozona ha raggiunto il livello record del 10,9% . Ma c’è di più. Nel 2011, oltre ai milioni di disoccupati, altri 86 milioni di americani sono stati esclusi dalla forza-lavoro perché un posto di lavoro non l’hanno neanche continuato a cercare. La maggior parte di loro aveva meno di 25 anni o più di 65. È facile per i politici e gli economisti ridurre al minimo la paura della disoccupazione, basta cambiare il metodo di misurazione e i dati suonano improvvisamente molto meglio!

I lettori di questo blog sapranno che lo stesso “trucco contabile” è ampiamente utilizzato anche in Italia (ne abbiamo parlato qui). Nel corso degli ultimi lustri, dunque, mentre la tecnologia progrediva al ritmo della Legge di Moore (cui Pistono dedica un intero capitolo), il numero dei disoccupati cresceva.
Tuttavia, questo argomento si espone alla stessa obiezione che abbiamo riservato noi a TrueNumbers, e cioè che non c’è solo la tecnologia a incidere sulla disoccupazione. Pistono però si è spinto oltre, ed ha provato a vedere …read more

Source:: Frontiere Digitali